Europa

Europee 2019: vincono gli europeisti. Boom di Verdi e Liberali. Popolari e socialisti perdono l’egemonia. Sovranisti isolati.

Europee 2019: vincono gli europeisti. Boom di Verdi e Liberali. Popolari e socialisti perdono l'egemonia. Sovranisti isolati.
Europee 2019: vincono gli europeisti. Boom di Verdi e Liberali. Popolari e socialisti perdono l’egemonia. Sovranisti isolati.

Gli equilibri all’interno del parlamento europeo sono cambiati ma non sono stati sconvolti. Il Partito popolare, quello cui appartiene Forza Italia, e il Partito socialista, di cui fa parte il Pd, hanno perso la loro egemonia ma continueranno probabilmente a guidare l’Ue. Per farlo, avranno bisogno del sostegno dei liberali di Alde e/o dei Verdi che hanno ottenuto rispettivamente 100 e 70 seggi, i risultati migliori nella storia dell’Europarlamento. I partiti identificati come sovranisti non hanno sfondato ma sono riusciti a eleggere più parlamentari di sempre, grazie anche al successo della Lega in Italia e del Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia. Entrambi sono diventati primo partito nei rispettivi paesi.

Qualsiasi alleanza si formerà, l’Europarlamento sarà comunque composto in prevalenza da partiti europeisti. Socialisti, Conservatori, Alde, Verdi e Gue/Ngl, la Sinistra Verde nordica, hanno insieme 544 seggi su 750. L’Europa delle Nazioni e delle Libertà (il gruppo composto da Lega e Fn), l’Europa delle Libertà e della democrazia diretta (al quale apparteniene il Brexit Party di Nigel Farage e il M5s) e il Gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Fdi) si fermano, invece, a quota 172 seggi.

In generale, il risultato delle elezioni europee non dovrebbe avere grandi ripercussioni a livello nazionale. I partiti che sono al governo continueranno a guidare il paese e gli altri a fare opposizione. Diverso è però il discorso per la Grecia, dove il premier Alexis Tsipras ha convocato elezioni anticipate: il suo partito, Syriza, ha ottenuto il 24% dei voti, circa 10 punti in meno di Nuova Democrazia, il partito di centrodestra che ha conquistato il 33% delle preferenze.

In Germania, lo stato più popoloso dell’Unione, la Cdu di Angela Merkel si conferma primo partito ma perde punti e scende al 28%, seguita dai Verdi con il 20% e dai Socialisti col 15%. Il risultato è in linea con il calo di questi ultimi anni ma rappresenta un rischio per la stabilità del paese. All’interno del partito, molti chiedono infatti di mettere fine alla Grande Coalizione, l’unione tra Cdu, Csu (i conservatori bavaresi) e socialisti, considerata la causa principale di questa sconfitta. Alternative fur Deutschland, il partito di estrema destra alleato di Salvini, ha ottenuto il 10% dei consensi.

In Francia, vince il Rassemblement National di Marine Le Pen, seguito a stretto giro da En Marche, il partito di Emmanuel Macron; in Austria, il partito conservatore del premier Sebastian Kurz è stato il più votato, anche a causa dell’insuccesso dell’Fpo, il partito di estrema destra col quale governava prima dello scandalo di favori ai russi che ha coinvolto il leader Heinz-Christian Strache.

In Portogallo, Olanda e Spagna vincono i socialisti. A Madrid il partito di sinistra di Pedro Sanchez, che è stato appena riconfermato alla guida del paese, ha ottenuto il 33%, seguito dal Partito popolare e da Vox, la formazione di estrema destra che perde consensi rispetto alle politiche ma riesce a entrare per la prima volta nell’Europarlamento con quattro deputati.

Nel Regno Unito, il vincitore assoluto è Nigel Farage. L’ex leader dell’Ukip, ora a capo del Brexit Party, è stato votato dal 31% degli elettori. Bene anche i liberali dei LibDem, che hanno ottenuto il 20% dei voti; laburisti e conservatori, le due forze che si sono alternate per decenni alla guida del paese, crollano rispettivamente al 14 e all’8,8%. Secondo alcuni analisti, il risultato sarebbe stato leggermente migliore se la premier Theresa May avesse annunciato le sue dimissioni prima dell’apertura dei seggi e non dopo la chiusura – il Regno Unito ha votato il 23 maggio e la premier ha annunciato il suo passo indietro il 24 maggio.

In Ungheria, Viktor Orban registra l’ennesimo successo, il più rotondo: Fidesz, il suo partito, è stato votato da più del 52% degli elettori.

Manfred Weber, leader dei popolari e candidato alla presidenza della Commissione europea, ha invitato i socialisti e i Verdi a “sedersi sullo stesso tavolo per lavorare insieme“. Insieme, i tre partiti avrebbero 402 seggi, 27 seggi in più di quelli richiesti per formare la maggioranza (nell’Europarlamento siedono 751 deputati). Frans Timmermans, leader dei socialisti, ha dato la sua disponibilità, ma non è escluso che la coalizione si possa allargare e comprendere anche i liberali di Alde.

Il partito popolare potrebbe anche allearsi con l’Europa delle Nazioni e delle Libertà ma in questo caso i seggi in totale sarebbero 237, troppo pochi per formare una maggioranza.

Altri analisti hanno ipotizzato un’alleanza tra Socialisti, Verdi, Gue/Ngl e Alde. Anche in questo caso, però, i seggi non sarebbero sufficienti per ottenere una maggioranza.

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