Guerra

Libia, Haftar a Roma incontra Conte “Non mi fermo, voglio entrare a Tripoli”

Libia, Haftar a Roma incontra Conte “Non mi fermo, voglio entrare a Tripoli”
Khalifa Haftar

Il presidente Giuseppe Conte incontra a Palazzo Chigi il comandante del LNA, Khalifa Belqasim Haftar, per far fronte all’involuzione della crisi in territorio libico.

Khalifa Haftar gela il governo italiano. Al premier Giuseppe Conte che gli ha chiesto ancora una volta di fermare il suo assalto militare a Tripoli, il generale capo della milizia “Libyan National Army” ha risposto “io andrò avanti, dobbiamo arrivare a Tripoli per estirpare il terrorismo”. Il generale che controlla Cirenaica, la regione orientale della Libia, è arrivato ieri sera a Roma e questa mattina ha incontrato Conte a Palazzo Chigi.

E’ la sua prima visita in Europa da quando il 4 aprile ha iniziato l’attacco a Tripoli, contro l’esercito e le milizie del “Governo di Accordo Nazionale” del presidente Fayez Serraj. Poco più di una settimana fa a Roma era arrivato lo stesso Serraj, nel tentativo di mobilitare l’Italia in maniera più energica a favore di un’azione che riesca a fermare l’offensiva militare haftariana.

Le risposte di Haftar a Conte hanno lasciato il presidente del Consiglio interdetto: “Lui è convinto che le sue operazioni militari avranno successo, che Tripoli sia infestata da bande criminali o di terroristi. Noi gli abbiamo risposto che non è così, che continuare con le operazioni militari non farà che peggiorare la situazione, che l’unica soluzione è tornare al dialogo politico, nonostante oggi sia molto più difficile che in passato”, dicono fonti del Governo italiano.

Pubblicamente Conte è stato molto diplomatico: “Ho parlato a lungo con Haftar. Gli ho chiesto un aggiornamento e ho espresso preoccupazione dell’Italia per una situazione molto critica. Invochiamo il cessate-il-fuoco e confidiamo si possa percorrere la strada di una soluzione politica”.

L’ultima visita di Haftar a Roma è quella del 6 dicembre, pochi giorni dopo la Conferenza di Palermo del 13 novembre sul futuro del processo politico in Libia. Haftar successivamente incontrò Serraj un’ultima volta ad Abu Dhabi, in vista della conferenza di Ghadamis che era stata prevista per il 14 aprile ma che naturalmente è saltata dopo l’attacco a Tripoli.

Poco alla volta, nonostante il poderoso sostegno (anche militare) di stati come Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, l’offensiva militare del generale si sta arenando. Anche politicamente iniziano ad arrivare critiche sempre più esplicite: l’attacco di Haftar è stato condannato dall’Ue: le conclusioni del Consiglio Affari Esteri di lunedì chiedono un cessate il fuoco immediato. Per Serraj, qualsiasi proposta di tregua deve prevedere la “verifica del ritiro delle forze di aggressione”, ovvero il ritiro di Haftar.

Ma il generale va avanti: dal punto di vista militare conta sul fatto che poco alla volta i suoi sostenitori gli stanno facendo arrivare materiale militare che potrà essergli utile nelle prossime settimane, se nessuno riuscirà ad imporre un cessate-il-fuoco.

Di recente è stata segnalata la consegna di un nuovo elicottero alle forze aeree di Haftar, che già dispone di alcuni aerei da caccia per i quali vengono consegnati in questi giorni pezzi di ricambio e armamenti vari. Al momento, dunque, nessun indizio lascia sperare che una vera tregua interrompa la guerra civile in Libia.

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