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Sfida aperta ai dem. Trump pone il veto sul Rapporto Mueller

Trump shock: "Non voglio immigrati da Haiti, El Salvador e Africa, sono cesso di Paesi".

Donald Trump

È crisi costituzionale in Usa, dopo che Donald Trump ha sfidato apertamente i dem invocando il privilegio esecutivo per bloccare la consegna del rapporto Mueller completo sul Russiagate al Congresso, come chiesto dalla commissione Giustizia della Camera controllata dall’opposizione. Uno scontro di potere che mette in discussione il sistema americano dei ‘check and balances’ e che rischia di arrivare alla Corte suprema, dove siede una maggioranza di giudici conservatori.

La mossa della Casa Bianca arriva mentre la stessa commissione vota una mozione per accusare di oltraggio al Congresso il ministro della Giustizia William Barr per non aver inviato il rapporto senza gli omissis. Toccherà poi alla Camera pronunciarsi in seduta plenaria. Una citazione per oltraggio potrebbe portare a una causa contro il ministro, col rischio di multe o detenzione. La speaker della Camera Nancy Pelosi non ha escluso neppure l’impeachment, dopo aver accusato Barr di aver mentito al Congresso nascondendo le obiezioni di Mueller alla sintesi assolutoria che aveva fatto del rapporto.

Per ora c’è solo un precedente, quando nel 2012 la House, all’epoca dominata dai repubblicani, mosse la stessa accusa a Eric Holder, attorney general di Barack Obama, per non aver trasmesso documenti sull’operazione sotto copertura ‘Fast and Furious’, volta a smascherare la vendita di armi ai narcotrafficanti messicani.

L’uso del privilegio esecutivo ”è una decisione che rappresenta una chiara escalation della sfida totale dell’amministrazione Trump ai doveri costituzionali del Congresso”, ha attaccato il presidente della commissione Giustizia della Camera Jerrold Nadler, il primo ad evocare una “crisi costituzionale” perché “il presidente sta disobbedendo alla legge, rifiutando ogni informazione al Congresso”. Condanna anche della Pelosi, secondo cui il tycoon si avvicina sempre di più all’impeachment con i suoi sforzi di ostacolare i mandati emessi dai deputati per vigilare sulla sua condotta: dalla sua attività finanziaria alle sue più recenti dichiarazioni dei redditi, negate nei giorni scorsi dal ministro del Tesoro Steven Mnuchin. “Ogni giorno il presidente costruisce il caso” e “sta diventando auto incriminabile”, ha dichiarato.

Ma per la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, la Casa Bianca “non ha altra scelta di fronte all’evidente abuso di potere di Nadler”. “Il popolo americano non si fa ingannare dal disperato piano di Nadler di distrarre dalla storica agenda di successo del presidente e dal boom della nostra economia”, ha aggiunto.
Trump ha invocato il privilegio esecutivo anche per impedire all’ex avvocato della Casa Bianca Don McGahn di consegnare documenti legati alla possibile ostruzione alla giustizia del tycoon nell’ambito del Russiagate: un’ipotesi lasciata aperta dal rapporto Mueller, dopo l’assoluzione sul fronte della collusione con i russi.

Intanto il New York Times ha messo a segno uno scoop da Pulitzer svelando le opache dichiarazioni dei redditi di Trump dal 1985 al 1994, con perdite record di 1,17 miliardi di dollari e il mancato pagamento delle tasse federali per 8 dei 10 anni presi in considerazione, avvalendosi della legge per cui gli imprenditori possono usare le perdite per evitare di pagare il fisco. “Informazioni vecchie, Fake news, lo facevano tutti gli imprenditori immobiliari”, ha twittato in tycoon, che nel 1987 ambiva a diventare un esempio da imitare col suo libro ‘The Art of the Deal’. Ma il resoconto è un nuovo colpo all’immagine del self made man di successo che Trump ha usato anche per arrivare alla Casa Bianca.

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