Parlamento

Zingaretti stoppa il maldestro Delrio e ogni dialogo Pd-M5S

Zingaretti stoppa il maldestro Delrio e ogni dialogo Pd-M5S

Nicola Zingaretti

Pensare che un dialogo tra una forza di maggioranza, come il M5S, e una di opposizione, come il Pd, possa sbocciare in piena campagna elettorale è già al limite dell’inverosimile. Che poi tutto ciò possa avvenire all’improvviso e in totale discontinuità con quanto si è visto da un anno a questa parte in Parlamento è ancora più improbabile. È facile capire allora come il balletto di dichiarazioni e accuse che si sono lette nelle ultime ore tra social e agenzie di stampa rappresenti solo un diversivo, utile soprattutto alla destra e agli stessi grillini, che hanno bisogno di distrarre l’attenzione dai risultati poco esaltanti incassati in Sicilia.

Il tema già da qualche giorno circola su alcuni giornali di orientamento destrorso (Libero di Vittorio Feltri e La Verità di Maurizio Belpietro), che – approfittando anche delle celebrazioni per il 25 aprile – hanno riproposto il tema di un dialogo tra Pd e M5S, accreditando come presunti interlocutori Dario Franceschini e il presidente della Camera, Roberto Fico. Fatti concreti a sostegno: nessuno. Auspicato tornaconto politico: un rafforzamento della Lega alle europee e una spinta, in prospettiva, per la riunificazione del centrodestra.

Vittima designata è naturalmente il Pd, che oggi ha offerto suo malgrado alla strumentalizzazione degli avversari l’intervista rilasciata a La Stampa dal capogruppo alla Camera, Graziano Delrio. Il titolo (“Delrio apre alla linea Di Maio”), che ambienti dem a Montecitorio definiscono “non forzato, ma forzato forzato”, rappresenta effettivamente ben poco le parole dell’ex Ministro. Delrio, infatti, rilancia la proposta dem sul salario minimo (e non quella grillina), ritiene possibile un’intesa sulla riduzione degli stipendi dei parlamentari solo “se accettassero di discuterne seriamente” e allarga il tema del conflitto di interessi anche alla “trasparenza di piattaforme informatiche”, con chiaro riferimento a Rousseau e alla Casaleggio Associati. Messa in questi termini, appare difficile parlare di apertura.

Lo stesso Nicola Zingaretti parla di “una tempesta in un bicchier d’acqua”. E spiega: “Il vero problema è che il governo ancora oggi non ha fatto niente per il lavoro, litigano su tutto, si sparano uno con l’altro, non intendono alzarsi dalle proprie poltrone e stanno giocando sulla pelle degli italiani”. Ai Cinquestelle il segretario dem non lascia alcun alibi: “Sono complici di questo sistema”.

Le parole di Zingaretti si inseriscono nella scia di un innalzamento dei toni apparso evidente negli ultimi giorni, volto a colpire in maniera più diretta Di Maio e compagni. L’intenzione è quella di svelare il bluff del M5S che vuole presentarsi come forza di sinistra, aprendo una competizione diretta su quell’elettorato che – come si è visto nelle recenti tornate elettorali locali – sta tornando a guardare con interesse al nuovo corso dem.

Zingaretti ha sempre pensato che non fosse utile demonizzare a priori le proposte del M5S, se queste toccano corde sensibili anche per gli elettori del proprio partito. Tanto per fare un esempio, le polemiche sul reddito di cittadinanza sollevate soprattutto dall’ala renziana, che finivano per colpire i cittadini che ne facevano richiesta più che i contenuti del provvedimento, non sono state condivise dal leader dem. “Sul merito lo abbiamo sempre detto: le misure che sono utili al Paese vanno affrontate”, ha spiegato ancora oggi Andrea Orlando. Politicamente però, ha aggiunto il vicesegretario in pectore, “non cambia niente. È così scoperto il fatto che si tratta di una strategia pre-elettorale (degli avversari, ndr) che neanche i bambini ci cascano”.

Parole che però non sono bastate a evitare la polemica interna con l’area renziana. “I nostri elettori ci chiedono coerenza – ha rilanciato Raffaella Paita – non possiamo avere nulla a che fare con un movimento che non applica democrazia interna, che sostiene politiche di destra, che sta sfasciando economicamente il Paese, che fa del giustizialismo interessato un’architrave della sua proposta ideologica”. E il giachettiano Luciano Nobili ricorda: “Un anno fa fu Matteo Renzi a impedire il suicidio di un’alleanza di governo con questi cialtroni. Oggi più che mai dobbiamo essergliene grati e ribadire che non andremo mai al governo insieme a loro”.

D’altra parte, la risposta che arriva dal M5S è più che mai netta. “Le 5 proposte che per noi si devono approvare il prima possibile sono proposte che non abbiamo rivolto ad una forza politica di opposizione ma alla Lega”, precisa Luigi Di Maio, che spiega di non avere alcuna intenzione di “mettermi a discutere con un partito che ha dentro cento anime che si sono messe subito a litigare”. Più che alle parole del vicepremier, però, i dem guardano all’atteggiamento dei suoi in questi mesi: in Parlamento i gruppi cinquestelle non si sono mai messi di traverso su nessun provvedimento a marca leghista, i mugugni non si sono mai trasformati in atti concreti e, anzi, si è accentuata l’impressione di una “leghizzazione” di buona parte di parlamentari (ed elettori) del MoVimento. È in questa contraddizione che il Pd prova a incunearsi e lo farà con sempre più decisione in vista del 26 maggio. Poi, se novità ci saranno, è più probabile che arriveranno dall’interno della maggioranza. E allora, Zingaretti e i suoi sono pronti a ribadire la loro linea: l’esperienza giallo-verde si può superare solo con le urne.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.