Economia

Decreto Crescita (seconda deliberazione)

Decreto Crescita (seconda deliberazione)
Giulia Grillo e Marco Bussetti

Si svolge il 56′ Consiglio dei Ministri che approva in tarda nottata il Decreto Crescita (seconda deliberazione) concernente misure urgenti per la crescita economica ed interventi in settori industriali in crisi. Segue in mattinata l’incontro tra Giuseppe Conte e Marco Bussetti con i sindacati provenienti dal mondo della scuola nel quale si trova l’accordo per l’assunzione dei precari storici e l’impegno da parte del Governo di individuare le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti assicurando un congruo aumento degli stipendi.

Come spiegato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla sua pagina Facebook, “abbiamo previsto significativi interventi per l’ambiente, come il potenziamento del bonus per la riqualificazione energetica degli edifici e gli incentivi all’economia circolare, e per il rilancio del settore dell’edilizia. Abbiamo introdotto misure che permetteranno ad Ilva di riprendere la propria attività con la nuova gestione”.

Nel decreto, illustra Conte, ci sono inoltre “una serie di norme studiate per il nostro prezioso tessuto di piccole e medie imprese, favorendone l’accesso a numerose forme di finanziamento e riducendo in modo significativo il carico fiscale che grava sulle loro spalle”.

 “È stato inoltre definito – scrive Conte – un percorso normativo a sostegno dei Comuni, a partire da Roma, in difficoltà finanziaria, sul quale il Parlamento potrà intervenire ancora in sede di conversione.

Al momento non è ancora disponibile il testo uscito dal Consiglio dei Ministri, ma dalle dichiarazioni del Presidente Conte e dal testo entrato in CdM sembrano confermati i seguenti contenuti.

Il testo entrato in CdM contiene misure studiate per incentivare maggiormente la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica e messa in sicurezza antisismica. Il soggetto che effettuerà gli interventi di efficientamento energetico e messa in sicurezza dal rischio sismico potrà ricevere un contributo, anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante. Il contributo sarà recuperato dal fornitore sotto forma di credito d’imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo, senza l’applicazione dei limiti di compensabilità.

Nei giorni scorsi vari esponenti del Governo hanno annunciato che intendono confermare le misure per stimolare la messa in sicurezza degli edifici. Il Decreto Crescita non tocca le detrazioni già in vigore per i proprietari che intendono migliorare o adeguare la propria abitazione, ma potenzia il bonus per chi acquista una casa antisismica. Chi comprerà una unità immobiliare in un edificio demolito e ricostruito, non solo in zona 1, ma anche nelle zone 2 o 3, potrà ottenere una detrazione pari al 75% del prezzo se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a una classe di rischio inferiore, o dell’85% se si ottiene invece il passaggio a due classi di rischio inferiore.

Rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi, dal testo entrato in Consiglio dei Ministri è stata stralciata la norma che avrebbe alleggerito i limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra edifici previsti dal DM 1444/1968. Secondo le intenzioni iniziali del Governo, le norme sarebbero rimaste valide solo nelle zone omogenee C, cioè destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino inedificate o con un basso livello di edificazione. Ora sembra che l’Esecutivo abbia cambiato idea e tutto resterà com’è.

Ritocchi alle distanze sono invece arrivate con il decreto Sblocca Cantieri (DL 32/2019) che prevede per le Regioni l’obbligo di adottare regolamenti e disposizioni derogatorie al DM 1444/1968 e norme sugli spazi da destinare a insediamenti residenziali, produttivi, attività collettive, verde e parcheggi. Fino ad ora, invece, le Regioni hanno avuto la possibilità (non l’obbligo) di introdurre deroghe del genere.

Rispetto alle versioni iniziali, è stato eliminato il silenzio assenso delle Soprintendenze per la realizzazione di interventi di edilizia privata sugli edifici tutelati. Restano quindi in piedi le regole previste dall’articolo 22 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004), che fissa in 120 giorni il termine concesso alla Soprintendenza per rilasciare l’autorizzazione e non consente il silenzio assenso.

Fino al 31 dicembre 2021 saranno agevolati con l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro ciascuna, i trasferimenti di interi fabbricati a favore di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi dieci anni, provvedano alla loro demolizione e ricostruzionein chiave antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione della volumetria, e alla loro alienazione. Le imprese che usufruiranno dell’incentivo, ma realizzeranno edifici non conformi ai requisiti previsti, dovranno pagare una sanzione. Quella entrata in CdM è una versione “meno generosa” della misura inizialmente ipotizzata, che prevedeva sconti per tutti i trasferimenti di immobili destinati alla demolizione e ricostruzione, a prescindere dalle prestazioni energetiche e sismiche da raggiungere.

Per sbloccare i cantieri, saranno assunti e destinati ai Provveditorati interregionali alle Opere Pubbliche 80 progettisti “di elevata professionalità tecnica” nei settori dell’ingegneria (stradale, strutturale, edile e idraulica), dell’architettura e della geologia. A questi si aggiungeranno 20 giuristi esperti di gare e contratti pubblici.

Per l’anno 2019 saranno erogati ai Comuni 500 milioni di euro per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile. Le risorse saranno proporzionali alla popolazione dei Comuni: si parte da un minimo di 50mila euro per i Comuni fino a 5mila abitanti e si arriva ad un massimo di 250mila euro per quelli oltre i 250mila abitanti.

Aumenterà gradualmente dal 40% al 70% la deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali delle imprese e dei lavoratori autonomi. La deducibilità sarà pari al 50% nel 2019, 60% nel 2020 e nel 2021 e 70% a partire dal 2022.

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