Centrosinistra

Scandalo sanità, la Presidente Pd dell’Umbria Catiuscia Marini si è dimessa

Scandalo sanità, la Presidente Pd dell'Umbria Catiuscia Marini si è dimessa

Scandalo sanità, la Presidente Pd dell’Umbria Catiuscia Marini si è dimessa

Quando in piazza d’Italia sta per fare buio arriva la resa. Resa che prende il nome di “dimissioni politiche”. Per tutto il giorno la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini è rimasta asserragliata dentro Palazzo Donini. Un via vai di consiglieri e avvocati. Una consultazione dopo l’altra. Anche il commissario dem Walter Verini è arrivato a Perugia per guardarla negli occhi e recapitarle il messaggio invitatole da Roma: “In questo momento è opportuno un passo indietro. Fallo”. Lei prova a resistere, quasi a prendere tempo, ma alla fine è costretta a cedere alle pressioni della Capitale, del nuovo Pd a guida Nicola Zingaretti che, alla vigilia del voto delle Europee ma anche delle tantissime amministrative, ha deciso di imprimere il segnale del cambiamento.

Con una lettera, scritta e riscritta, quasi inviata e poi strappata, alla fine Marini comunica le sue dimissioni. Ogni parola viene pesata, limita con estrema attenzione dall’avvocato Nicola Pepe. L’inchiesta sui concorsi truccati nella sanità si è allargata a tal punto che ormai restare presidente della Regione è diventato impossibile. Per il nuovo Pd sarebbe un’onta che nessuno gli perdonerebbe. A dir poco insostenibile.

Ma nello stesso non si vuol applicare all’Umbria il metodo messo in atto da Matteo Renzi nella Capitale quando in ballo c’era Ignazio Marino. Verini, dopo oltre tre ore di riunione, si lascia il portone alle spalle direzione sede Pd, perché è da qui che dovrà iniziare la ripartenza: “La decisone spetta a Marini. La conosco da tanti anni ed è una persona seria. Deciderà lei pensando al bene della Regione”. Così si prova ad alleviare il carico enorme arrivato qui da Roma.

Passa appena un’ora ed ecco la missiva che Marini invia alla presidente dell’assemblea: “Ti comunico la decisione di rassegnare le dimissioni”, si legge. Quindici righe in tutto e nulla più. E poi un’altra lettera più articolata nella quale la presidente rivendica di essere “una persona perbene”, che ne uscirà “a testa alta perché non ho niente a che fare con pratiche che non siano rispettose delle regole”.

Di certo la lettura dei giornali di questa mattina è stata straziante, nuove intercettazioni sono state squadernate. E il timore, in ambienti Pd, è che non sia finita qui. La presidente della Regione avrebbe raccomandato, secondo chi indaga, la parente di un ex funzionario della LegaCoop, di cui lei è dirigente, dicendo “mettetela dentro”. Il Corriere dell’Umbria riporta un dettaglio in più. Il direttore dell’ospedale di Perugia Emilio Duca si sfoga con il direttore amministrativo Maurizio Valorosi: “Ho portato le domande a la Marini, gli ho dato cinque giorni di tempo. Adesso vedemo com’è la situazione. A me m’ammazza, questo è il problema”. Duca è preoccupato perché la concorrente raccomanda dalla presidente Marini non ha superato la prima prova del concorso nonostante le avesse consegnato le domande cinque giorni prima.

E’ tutto qui il cuore delle indagini che hanno gettato nella bufera il palazzo della Regione perché la presidente non appare né “parte lesa”, né estranea al “sistema Umbria”, rivelato dall’inchiesta della procura di Perugia. Doveva essere il giorno del “vado avanti” e invece, dopo una giornata di passione, il responso è stato l’opposto. Il copione si è totalmente ribaltato.

Eppure alle 9.30 Marini era attesa in consiglio regionale per quelle che in gergo si chiamano “comunicazioni del presidente”. Il discorso del cambio di passo, ma con lei ancora al potere, era praticamente pronto. A distanza di qualche ora viene cestinato per fare spazio alla lettera di dimissioni. Il consiglio non si riunisce, lei piuttosto è in conclave con i consiglieri, ai quali ha ammesso per la prima volta di stare valutando le dimissioni.

In fondo la metà dei consiglieri non era più al suo fianco. L’assessore alla Sanità Barberini è stato arrestato. Meglio staccare la spina e non sporcare il nuovo corso dem. Il Palazzo è in stato di shock. La donna che è sempre apparsa forte, decisa e determinata, qualcuno qui la chiama ‘la zarina’, è finita inghiottita da intercettazioni e da indagini, secondo cui, attorno a lei ci sarebbe una rete di raccomandazioni.

La difesa “politica”, come la definisce Marini, è rimanda al prossimo consiglio regionale, ancora da convocare. A questo punto le tre mozioni di sfiducia sono state archiviate e la campagna elettorale è iniziata. Secondo alcuni rumors il voto regionale potrebbe essere a novembre e Matteo Salvini ci ha già messo il cappello. Mercoledì sarà sotto la sede della Regione a lanciare la volata in ottica Europee e amministrative guardando già alla conquista di Palazzo Cesaroni, roccaforte di centrosinistra, eccellenza assoluta, adesso in una difficoltà che non si era mai vista prima.

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