Economia

Cdm vara il Def

Il Senato approva in via definitiva il ddl contenente il pareggio di bilancio in Costituzione
Cdm vara il Def

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in una riunione durata circa mezz’ora, il Documento di economia e finanza. Lo si legge in un comunicato di Palazzo Chigi che ufficializza le stime del governo. Il Pil italiano nel 2019 crescerà dello 0,2%, dall’1% del più recente documento ufficiale. Peggiora anche il debito pubblico, in rialzo al al 132,7% del Pil in aumento dal 132,2% del 2018. Salirà anche il rapporto deficit-Pil dal 2% previsto nelle ultime stime del governo al 2,4%. E poi, a spingere il debito per quest’anno, per effetto anche dei rendimenti sul debito ancora elevati, un deficit strutturale in rialzo. A questo proposito, nella nota di Palazzo Chigi, che parla di una variazione dell’indebitamento “di soli -0,1 punti “percentuali” si legge che “tenendo conto della flessibilità concordata con la Commissione, il risultato di quest’anno rientrerebbe nei limiti del Patto di stabilità e crescita”. Nel Def c’è anche la flat tax “per ceti medi”, coperta con tagli alle agevolazioni fiscali. Ma non entra nel dettaglio delle cifre: salta infatti l’indicazione delle due aliquote Irpef al 15% e al 20% come obiettivo della riforma fiscale. Intanto il vicepremier Matteo Salvini assicura: “Nessun aumento dell’Iva”. Ecco i numeri del Documento di economia e finanza, previsti dalla bozza. La disoccupazione, intanto, è prevista oltre l’11%.

Nel quadro tendenziale previsto dal Def la crescita 2019 scende dall’1% allo 0,1% della nota di aggiornamento al Def dello scorso anno. Le stime programmatiche prevedono invece un +0,2% nel 2019, stimolato per uno 0,1% dai decreti per cantieri e crescita. Nel 2020 il governo si attende un’accelerazione allo 0,7% nel 2020. Un’ulteriore spinta arriverebbe dal Reddito di cittadinanza, da cui il Def si attende un +0,2% di Pil, mentre l’effetto di Quota 100 stimato dal Def è pari a zero.

Il rapporto deficit/Pil nel 2019 salirebbe al 2,4% dal 2% che era stato previsto nelle ultime stime del governo, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. Il deficit strutturale invece peggiorerebbe invece a -1,6% del Pil nel 2019 (da -1,3%) per poi arrivare a -0,8% nel 2022. A causa del rialzo delle stime sul deficit, rimangono congelati i due miliardi di spesa già oggetto della clausola contenuta nella legge di bilancio 2019.

Il Def prevede un debito pubblico in crescita al 132,7% del Pil per quest’anno, dal 132,2% del 2018 a causa della “bassa crescita nominale” e di “rendimenti reali relativamente elevati”, con un calo nel 2020 al 131,7% e “via via fino al 129,8% nel 2022”.

Il tasso di disoccupazione è previsto in rialzo all’11% quest’anno, dal 10,6% del 2018. Ci sarà poi un ulteriore rialzo all’11,1% nel 2020 per scendere nel 2021 al 10,7%.

Nel documento si legge che il saldo strutturale, in peggioramento, “risulterebbe in lieve miglioramento al netto della clausola per eventi eccezionali”. Nelle attese del governo gli obiettivi programmatici sarebbero “in linea con il dettato del patto di stabilità e di crescita” e “la sostanziale compliance del programma di finanza pubblica dovrebbe quindi costituire un fattore rilevante per la valutazione dell’osservanza della regola del debito da parte dell’Italia”.

Quanto alla flat tax, da coprire con tagli alle agevolazioni fiscali, il Def prevede la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi. Per incentivare gli investimenti delle imprese, il documento parla di una riduzione dell’aliquota Ires applicabile agli utili non distribuiti. Il compromesso raggiunto tra le forze della maggioranza prevede che la riforma fiscale si farà subito, già con la prossima legge di Bilancio. È una mediazione tra la posizione della Lega, che spingeva per una flat tax al 15% “fino alla soglia dei 50mila euro”, e quella del M5s che vuole un sostegno che arrivi “al ceto medio”, mantenendo la progressività del prelievo fiscale senza fare “regali” ai ricchi.

Nel quadro programmatico il governo considera anche l’aumento dell’Iva per 23 miliardi. Tutto ciò “nell’attesa di definire nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Nota di aggiornamento del Def, misure alternative e un programma di revisione della spesa pubblica”. Dopo il Consiglio dei ministri il vicepremier Matteo Salvini ha affermato che l’aumento dell’Iva non ci sarà.

Sul tavolo del Def approvato dal Consiglio dei ministri non è finito il decreto sui rimborsi ai risparmiatori “truffati”, che negli scorsi giorni aveva creato tensioni nel governo. Si è però tenuta una riunione ad hoc – a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi – dopo il Cdm tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini per definire i dettagli del provvedimento.

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