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Venezuela, il governo revoca a Guaidò la carica di presidente del Parlamento

Venezuela, Maduro revoca a Guaidò la carica di presidente del Parlamento

Venezuela, Maduro revoca a Guaidò la carica di presidente del Parlamento

Elvis Amoroso, “controllore generale” del Venezuela (con funzioni equivalenti a quelle della Corte dei Conti), nominato dall’Assemblea nazionale costituente a maggioranza chavista, ha annunciato oggi l’ineleggibilità di Guaidò a ogni carica pubblica per 15 anni. Proprio la carica di presidente dell’Assemblea, che Guaidò ricopriva da leader dell’opposizone, gli aveva permesso di autoproclamarsi presidente del Paese, considerando ormai Maduro decaduto. “Si deve essere molto miserabili – è stato il rpimo commento di Guaidò – per chiamare in causa non so da dove un personaggio designato da un’istituzione che non esiste”.

Intanto il Venezuela continua a sprofondare nella crisi economica. L’ultimo blackout energetico, il quarto “apagon” in dieci giorni, dura da oltre due giorni: la corrente elettrica manca da 56 ore in quasi tutto il Paese, Caracas compresa. Il nuovo black-out sta lasciando a piedi milioni di lavoratori e interrompendo tutti gli accessi alla rete internet e alla telefonia mobile. Il regime di Maduro cerca disperatamente di ripristinare il servizio tra le proteste e l’amarezza rassegnata della popolazione ormai abituata a tutto.

Adesso si parla di un incendio, sempre nella grande centrale idroelettrica di Guri che fornisce il 70 per cento dell’elettricità al Venezuela. Anche oggi le scuole e gli uffici sono rimasti chiusi; ferma la metropolitana, vitale per gli spostamenti; difficoltà nei rifornimenti idrici, non funzionano le auto clavi e l’acqua non può essere pescata dai serbatoi. L’interruzione di energia elettrica sta mettendo in difficoltà anche il principale terminale di esportazione di petrolio, quello di Jose. Paralizzati i quattro estrattori che selezionano il greggio, controllati dall’industria petrolifera statale (PDVSA).

Nella notte Nicolás Maduro è intervenuto con una telefonata al canale della tv statale VTV. Ha denunciato “l’attacco terrorista dell’impero nordamericano” e ha promesso: “Non ci arrenderemo mai, daremo battaglia contro la guerra elettrica. Ricostruiremo quello che è stato bruciato e ristabiliremo il servizio elettrico in modo definitivo. Ma ci vorranno giorni e dobbiamo avere pazienza”. Pochi credono alle promesse del presidente. La maggioranza pensa che questo disastro sia dovuto alla cronica incuria degli impianti e ai mancati investimenti per renderla più moderna.

L’opposizione rilancia la sua battaglia per una svolta e nuove elezioni. Ma serve il consenso dei militari che restano fedeli per il momento a Maduro, nonostante le decine di arresti di quadri intermedi e denunce di  torture.  Juan Guaidó spinge per una nuova, grande manifestazione di piazza che convoca per questo sabato. Per preparare quella che ha battezzato la “Battaglia per la libertà”, con cortei che arrivano da tutto il paese e puntano su Miraflores, il palazzo presidenziale, sta girando per tutti gli stati dove tiene assemblee e comizi nelle piazze. “Abbiamo due opzioni”, twitta il presidente dell’Assemblea nazionale. “Cedere all’oscurità che il regime pretende imporre per confonderci oppure organizzarci e protestare fino ad ottenere la libertà del Venezuela”.

Sua moglie, Fabiana Rosales, è volata a Washington dove è stata ricevuta da Donald Trump, assieme a Mike Pompeo. Il presidente Usa ha ribadito il pieno appoggio all’ingegnere di Voluntad Popular e ha ammonito la Russia a non “alimentare nuove tensioni” con la presenza in Venezuela di armamenti e tecnici militari. Una batteria missilistica antiaerea è stata piazzata attorno a Caracas.
Arriva infine anche un appello dell’Onu: chiede ad entrambi i contendenti di non sfruttare gli aiuti umanitari come battaglia politica. Non prende posizione, fedele alla sua neutralità, ma conferma la gravissima situazione sanitaria e alimentare che affligge il Venezuela.

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