Cronaca

Prato, una storia al contrario

Prato, una storia al contrario

Prato, una storia al contrario

E forse non è un caso che tutto avvenga a Prato, capitale dell’industria tessile italiana, dove il destino ha intessuto la più elaborata e stravagante delle trame, una storia al contrario, con tutti i prototipi di genere rovesciati e finiti sottosopra.

In tempi -ahimè!­- densissimi di violenze maschili ai danni delle donne, di stupri, di maltrattamenti, di sessismo feroce e di femminicidi, la storia al contrario propone una protagonista femminile da ieri agli arresti domiciliari con l’accusa di aver usato violenza contro un maschio. Anzi: un maschietto. Parliamo di un ragazzino quattordicenne, una di quelle creature cui la pubertà assegna un aspetto glabro e impreciso, così che possiamo facilmente immaginarlo mezzo bambino e mezzo uomo, lo sguardo inquieto, turbato da tempeste ormonali e affanni esistenziali; uno di quelli i cui adulti di riferimento si sfiniscono nella fatica formativa, e danno di matto per proteggerlo dai pericoli e da se stesso, e guardano alla sua adolescenza come a un Purgatorio, prima finisce e meglio è.

Nella storia al contrario, una delle supposte adulte di riferimento del giovanottino, sua insegnante privata di inglese, ultratrentenne e maritata, lungi dal formarlo e dal proteggerlo, lo usa come un giocattolo sessuale, un Rocco Siffredi in miniatura: trasforma le ripetizioni in porno sceneggiate, rimane incinta del maschietto, diventa mamma e lo rende papà di un altro maschietto, il cui padre naturale, per dire, quando lui compirà 5 anni, ne avrà appena compiuti 19. Non solo: la signora stalkerizza il ragazzino e lo minaccia di portargli il bebè davanti a scuola per costringerlo a fornire ulteriori prestazioni sessuali.

Nella storia al contrario, un encomio merita un gran signore, marito sfortunato della presunta stupratrice. In tempi in cui molte mogli pagano di coltello e di pistola la scelta e la libertà di avere un’altra storia, il gran signore, in assoluta controtendenza, perdona la consorte, la difende e riconosce come suo il bambino, affrontando a testa alta conseguenze penali per false dichiarazioni.

Eppure, nella storia al contrario, la signora è accusata persino di aver visitato ripetutamente siti pedopornografici, una rarità di genere in un territorio popolato da pedofili di sesso maschile che invadono il web, che vanno freneticamente a caccia di minori, che lanciano l’Italia in cima alle classifiche di provenienza dei turisti sessuali in cerca di minori.

Ed ecco, nella storia al contrario, un rarissimo caso di discriminazione di genere capovolta, inspiegabilmente tollerante nei confronti della pedofilia femminile. Proviamo a immaginare come avrebbe reagito l’opinione pubblica, se l’insegnante fosse stato un uomo e la sua vittima una ragazzina tredicenne. Se lui l’avesse violentata durante le lezioni private, e messa incinta, e poi perseguitata e ricattata per costringerla a subire ulteriori abusi. Lo sforzo di immaginazione è relativo perché -ahime!- cose del genere sono accadute e accadono, e si portano dietro le giuste, legittime e massicce quote di indignazione, di riprovazione, di scandalo e di orrore contro il pedofilo di turno.

Ed ecco invece, nella storia al contrario, insorgere un popolo di innocentisti, scomposti e un po’ ammiccanti, pronti ad erigere una specie di scudo garantista a sfondo erotico, ma cosa c’è di male, ma come si fa a violentare un uomo, e giù con goliardie e ricordi adolescenziali, fantasie represse o realizzate, donne adulte desiderate e svilite a “navi scuola”, sequenze di Malizia, e l’insegnante assume le fattezze di Laura Antonelli, e il ragazzino di Alessandro Momo, “beato lui”. Così si celebra, attorno a questa storia, l’ennesima prestazione maschilista: il maschio è predatore, l’età non c’entra, se riesce a “farsi” una donna è un gran figo, la “nave scuola” è una creatura generosa, consenso e ammirazione per entrambi, dateci più dettagli così da rifornire l’immaginazione.

A tutti costoro va segnalato che tredici anni, maschili o femminili, sono un’età fragile come un cristallo, e non a caso la legge la tutela da ogni genere di abuso, da ogni forma di manipolazione fisica e mentale, perché queste esperienze interferiscono pesantemente nella formazione di una personalità, e sono destinate a segnarla irrimediabilmente, nei ricordi, nella sessualità, nell’idea di se stessi, del mondo e degli adulti.

Difficile non immaginare conseguenze gravi sulla vita di quel ragazzino, costretto a subire ripetutamente abusi fisici (compresa la sollecitazione forzata di reazioni organiche), e abusi mentali; costretto a diventare padre in una fase ancora precocissima della sua vita di figlio; usato come un giocattolo di carne; trattato come una Lolita, una “ninfetta” di sesso maschile, da un Humbert Humbert in panni femminili: “fuoco dei lombi” di una donna che da quei lombi, per età, avrebbe potuto partorirlo. Un’adulta cui era stato affidato perché si prendesse cura di lui. A lui auguriamo che su questa storia al contrario possano scendere il silenzio e la smemoratezza. Che riesca a dimenticare. Che gli incubi smettano di tormentarlo, prima o poi.

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