Europa

Brexit, un milione di persone in marcia a Londra per un nuovo referendum sull’uscita dall’Ue

Il Regno Unito si ferma. Per le strade della capitale si dipana una nuova “London calling”. È quella ‘cantata’ da un milione di manifestanti inglesi. Che di Brexit, a quanto pare, non vogliono proprio sentir parlare.

Le bandiere azzurre con le stelle gialle dell’Ue la fanno da padrone nella folla, oceanica, partita dalla centralissima Park Lane. Secondo i promotori della piattaforma ‘People’s Vote’ i partecipanti sono più di un milione. Una cifra record, anche se non corroborata da fonti indipendenti, che va oltre quella indicata nella manifestazione analoga svoltasi sempre nel cuore della capitale britannica nell’ottobre scorso, alla quale parteciparono ‘appena’ 700.000 persone.

Intanto Transport for London, l’ente responsabile per i mezzi pubblici nella capitale britannica, ha twittato un’immagine registrata poco dopo l’inizio del raduno a mezzogiorno ora locale, le 13 in Italia, in cui è già visibile un fiume di persone.

Nel frattempo la petizione dei pro-remain fa segnare numeri da record. Quasi 4,5 milioni le firme raccolte sul web per chiedere al Parlamento britannico la revoca dell’articolo 50, e quindi lo stop della Brexit, a dispetto del voto referendario di 3 anni fa. Lo riportano i media sulla base dei numeri dal sito di Westminster, che segnalano il sorpasso rispetto a un’analoga iniziativa condotta nel 2016 dallo stesso fronte pro Remain per invocare (allora invano) un referendum bis.

L’appello online sembra comunque destinato a essere snobbato dal governo. Revocare la Brexit rappresenterebbe “un’irreparabile danno alla democrazia” Theresa May “non lo consentirà”, ha detto una portavoce di Downing Street. La stessa premier inglese poi, ieri ha ribadica che la revoca sarebbe “un tradimento” della volontà popolare espressa alle urne nel 2016. “Non sta a una petizione cancellare l’esito di un referendum”, le ha fatto eco da parte sua il viceministro per la Brexit, Kvasi Kwarteng.

Sul valore dell’iniziativa, al di là dei numeri oggettivamente significativi, pesa del resto qualche riserva: risultano infatti conteggiati anche cittadini non britannici e il sito parlamentare che raccoglie le petizioni è stato finora in grado di certificare la residenza nel Regno di meno della metà dei firmatari.

In ogni caso, la domanda alla quale si credeva di aver trovato risposta con il referendum del 2016 è ancora senza risposta. E, ancora una volta, assomiglia molto a una canzone dei The Clash: “Should we stay or should we go?”.

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