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Sfiducia Toninelli respinta

Sfiducia Toninelli respinta

Sfiducia Toninelli respinta

Danilo Toninelli resta al suo posto, alla guida del ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Al Senato non passa, grazie a 159 voti contrari su 102 favorevoli e 19 astenuti,  la mozione di sfiducia presentata dal Pd, a prima firma Marcucci. Dopo poco viene respinta con 157 voti contrari, 110 favorevoli e 5 astenuti anche la mozione di Forza Italia, a prima firma Bernini. Entrambe chiedevano le dimissioni immediate del ministro pentastellato, insistendo in particolare sulle sue presunte mancanze nella gestione della vicenda dell’Alta Velocità Torino-Lione.

E così, dopo la “salvezza” assicurata dalla maggioranza al ministro dell’Interno Salvini sul caso Diciotti, oggi anche Toninelli esce indenne dallo stato di accusa della minoranza. E ne approfitta per annunciare in aula la rivoluzione della “targa portabile”, come se stesse in una conferenza stampa. Dopo il voto – ottenuto in verità con una maggioranza risicata-  il capogruppo del Pd Andrea Marcucci osserva: “Il governo non ha più la maggioranza in Senato. Il voto su Toninelli conferma questa nuova realtà. Salvini e cinque senatori leghisti non difendono il ministro 5 stelle, così come ieri sei senatori (più tre contrari) 5 stelle non hanno partecipato al voto su Salvini”. Da notare che le tre senatrici M5S ‘dissidenti’ –  Paola Nugnes, Elena Fattori e Virginia La Mura –  che ieri avevano detto sì all’autorizzazione a procedere per  Salvini, oggi hanno votato per salvare Toninelli.

Il voto è stato preceduto da una bagarre in aula, culminata con un richiamo della presidente Elisabetta Casellati ai senatori Alberto Airola (M5s) e Francesco Giro (FI), che ha fatto il gesto delle manette al collega pentastellato. Il quale gridava “bunga bunga” sostenendo che queste parole compaiono quando si digita su Google la parola ‘Berlusconi’.

La mozione del Pd è stata illustrata da Salvatore Margiotta e quella di FI da Alessandra Gallone. Subito dopo, la seduta è stata sospesa per qualche minuto a seguito dell’esposizione di alcuni cartelli da parte dei senatori di Forza Italia, con la scritta: “Toninelli lo facciamo per te”. Poi è ripresa con l’intervento di Vasco Errani.

Nella mozione preparata dai dem si legge che “il ministro avrebbe mentito al Parlamento e al Paese nonché al Governo francese e all’Unione europea, sottoponendo all’attenzione di tutti un’analisi del rapporto tra costi e benefici palesemente infondata e ora oggetto di ‘aggiustamenti’ da parte del presidente del Consiglio dei ministri”. Simile la mozione di Forza Italia, in cui si sostiene che “i comportamenti del ministro stanno bloccando le grandi opere e riducendo la nostra credibilità”.  Il Pd fa notare anche che sui banchi del governo non c’è nessun ministro della Lega. Il senatore dem Franco Mirabelli posta infatti su Facebook la foto dei banchi vuoti, elemento che viene fatto notare anche dal capogruppo Marcucci nel suo intervento.

Lo stesso Marcucci si alza poi per consegnare al ministro un elenco di opere incompiute e bloccate. Non senza avere prima uno scontro con Casellati, quando questa lo invita a terminare il suo intervento: “Signora presidente  – le risponde dil capogruppo dem – è da ieri che ci tortura… Permetta che su questioni importanti possiamo parlare”.

“Toninelli si deve dimettere, non per la Tav ma perché sono mancati dignità e onore”, dice il senatore ex-M5s Gregorio De Falco, spiegando in aula al Senato il suo voto favorevole alle mozioni di sfiducia per il ministro delle Infrastrutture. Una scelta già annunciata questa mattina nel corso del programma Circo Massimo su Radio Capital:

Durante il suo intervento Toninelli replica:  “La ridiscussione della Tav è un dovere assunto dal governo in Parlamento fin dalla sua nascita e ribadito testualmente attraverso due distinte mozioni: la prima, appena un mese fa, alla Camera dei Deputati e la seconda, solo due settimane fa, proprio qui al Senato della Repubblica. Ho agito in totale coerenza e trasparenza”. E, come detto, annuncia l’arrivo della “targa portabile” in tempi brevi.

In risposta alla “tragedia” del crollo del Ponte di Genova, “abbiamo messo in campo soluzioni celeri e concrete, avviando la ricostruzione del Ponte senza l’intervento del concessionario che, come avevamo promesso, non sta toccando nemmeno un mattone, ma sta pagando i lavori e i risarcimenti alle famiglie e alle imprese”, continua Toninelli. E conclude: “Con noi lo Stato torna a fare lo Stato, abbiamo ripreso, dopo anni, a inviare i tecnici del ministero sul campo per i controlli sulla sicurezza delle nostre infrastrutture, controlli finalmente non più solo sulla carta”.

Intanto il Tribunale dei ministri di Catania ha disposto l’archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penali in merito al caso Diciotti nei confronti del premier Giuseppe Conte, del vicepremier Luigi Di Maio e dello stesso Toninelli.

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