Centrosinistra

Zingaretti segretario Pd con il 70%. Alle primarie 1,8 milioni di votanti

Zingaretti segretario Pd con il 70%. Alle primarie 1,8 milioni di votanti

Zingaretti segretario Pd con il 70%. Alle primarie 1,8 milioni di votanti

Sarà Nicola Zingaretti a guidare il Pd nell’era post-renziana. Lo ha decretato il popolo Dem accorso ai gazebo più numeroso delle (scaramantiche) previsioni.Con un’affluenza che sfiora il milione ottocentomila votanti, il governatore del Lazio ha ottenuto circa il 70 per cento, oltre un milione di preferenze, largamente al di sopra della maggioranza necessaria del 50% più uno. «Un risultato straordinario, più votanti delle ultime primarie – esulta Zingaretti -. Viva la democrazia italiana!».Primarie per l’Italia, le aveva ribattezzate. «Non sarò un capo, ma il leader di una comunità – dice nel primo discorso in mezzo alla festa dei suoi a Roma -. Grazie all’Italia che non si piega e che vuole arginare un governo illiberale e pericoloso».

La nuova leadership viene riconosciuta subito a caldo dagli altri due candidati, l’ex reggente del partito Maurizio Martina (intorno al 17%) e Roberto Giachetti, terzo con il 16% ufficioso, che chiama Zingaretti e si complimenta. «Altro che macerie», dice sottolineando l’alta partecipazione. «Buon lavoro Segretario!», twitta invece Martina: « Da oggi sempre più #fiancoafianco nel PD per l’Italia». «Quella di Nicola Zingaretti è una vittoria bella e netta. Adesso basta col fuoco amico: gli avversari politici non sono in casa ma al Governo. Al segretario Zingaretti un grande in bocca al lupo. A Maurizio, Bobo e a tutti i volontari grazie. Viva la “democrazia”», twitta invece l’ex premier Matteo Renzi, commentando a caldo la netta affermazione del Governatore del Lazio.

«Dedichiamo la vittoria a Greta Thumberg, la ragazza svedese che lotta per la salvezza del pianeta, e a tutti i ragazzi che il 15 marzo occuperanno le piazze italiane per la salvezza del pianeta. Solo con nuovo modello di sviluppo torneremo a creare sviluppo». Nel suo primo discorso da segretario del Pd Zingaretti ha ricordato i «5 milioni di poveri che lottano contro le ingiustizie, saremo vicini a coloro che si sentono poveri e lotteremo perché non lo siano più grazie al lavoro. Ai troppi giovani disoccupati dedichiamo la vittoria». Spazio poi «ai delusi, a chi ci ha criticato, a chi ci ha frainteso e ha votato altre forze politiche che si sono presentate con idee suggestive. Molti sono tornati, stanno tornando e torneranno nel nuovo Pd e nella nuova alleanza, un nuovo campo unitario e combattivo per voltare pagina in questo Paese». Per Zingaretti si tratta solo di «un inizio, non illudiamoci, la destra é rocciosa, forte, radicata, non cederà il potere in maniera semplice».

Lo spoglio delle schede dei votanti riprenderà questa mattina verso le 11, dopo essere stato sospeso ieri a mezzanotte perché, come ha spiegato l’organizzazione del Pd, gli scrutatori sono volontari che stamattina sono andati al lavoro. I dati consolidati, pari a circa il 50-60% delle schede, si avranno dunque nel pomeriggio.

Scongiurato dunque il rischio di un flop dell’affluenza: già in mattinata, lunghe file di cittadini si sono formate a molti seggi aperti in tutta Italia, e in particolare a Milano, Napoli, Roma, Bologna e Torino. Alle 17 a Milano affluenza in crescita rispetto al 2017: nei seggi allestiti in tutta l’area metropolitana hanno votato 77.427 persone (44.084 a Milano città), in crescita rispetto alle 63 mila del 2017. In quell’anno, quando vinse per la seconda volta Matteo Renzi, a livello nazionale avevano partecipato in tutto 1,8 milioni di cittadini.

Secondo molti osservatori, le primarie 2019 rischiavano di segnare un record negativo per il Partito democratico: nel 2007, Veltroni fu infatti scelto come leader sull’onda della partecipazione di oltre 3,5 milioni di persone. Due anni prima, nel 2005, fu la volta di Romano Prodi incoronato da una platea di oltre 4,3 milioni di voti. Nel 2009 Bersani prevalse sugli altri candidati: i partecipanti superarono i 3 milioni di elettori. Nel 2013 e nel 2017 a vincere fu Matteo Renzi: allora si misero in fila ai seggi rispettivamente 2,8 e 1,8 milioni di elettori.

Le operazioni di voto negli oltre 7 mila seggi (150 quelli all’estero) si sono aperte ieri mattina alle 8, e sono proseguite senza particolari problemi fino alle 20, grazie al lavoro di 35mila volontari, secondo dati forniti dal Nazareno. Tra gli scrutatori, in un gazebo nel centro di Roma, anche l’ex ministro Carlo Calenda, che ha deciso di non votare. Potevano votare i cittadini elettori che «dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Pd e accettino di essere registrati nell’Albo pubblico». Con le primarie sono stati eletti anche i mille componenti dell’Assemblea nazionale, che si riunirà il 17 marzo per ratificare i risultati dei gazebo.

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