Ambiente

Governo Conte: nono mese (pagelle)

Governo Conte: nono mese (pagelle)
Matteo Salvini e Giuseppe Conte

Riccardo Fraccaro (6), ministro dei Rapporti con il Parlamento e Democrazia diretta. 

  • La proposta di riforma costituzionale che prevede il taglio di 345 parlamentari arriva all’esame del Senato. Il testo, annunciato da Movimento 5 stelle e Lega lo scorso ottobre insieme a un’altra proposta sull’introduzione del referendum propositivo per le leggi di iniziativa popolare (ora in discussione alla Camera), prevede, modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione, la riduzione degli eletti da 630 a 400 a Montecitorio e da 315 a 200 a Palazzo Madama. “Confidiamo nel consenso delle altre forze politiche per approvare all’unanimità una riforma invocata a gran voce dai cittadini”, ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, sfidando le opposizioni a votare sì a una norma proposta in passato anche da Pd e Forza Italia.

Giuseppe Conte (5 1/2), presindente del Consiglio dei ministri.

  • Un tagliando al contratto di governo? Per il premier “non è da escludere. Per vedere cosa si può fare meglio e introdurre nuove misure, eventualmente”. Giuseppe Conte lo ha spiegato nella sua conferenza stampa di fine anno. Non è impossibile neanche un rimpasto di governo: Il discorso esula dalla sensibilità del premier, semmai l’esigenza maturerà in seno a una delle forze politiche, verrà comunicata all’altra, io ne verrò eventualmente messo a parte se fosse un’istanza condivisa e se ci fosse una soluzione prospettata, auspico che sia condivisa e che non destabilizzi l’esperienza di governo – ha spiegato – si tratta di un periodo ipotetico del quarto grado”. Nel corso della conferenza stampa, poi un riferimento alla Tav: “Seguo un metodo molto trasparente per Tap, terzo Valico e anche la Tav, questo governo valuta le grandi opere e realizzerà un piano infrastrutturale poderoso. Il Tap lo abbiamo sbloccato dopo una puntigliosa analisi dei procedimenti amministrativi. La Torino-Lione è ancora nell’ambito di una procedura istruttoria. A fine dicembre la commissione dei tecnici consegnerà i risultati dell’istruttoria. Infine andremo sul territorio e prima delle europee il governo comunicherà in modo trasparente la decisione”.
  • Quando tutti i capi di stato e di governo dell’Unione europea sono riuniti insieme per commemorare le vittime dell’attentato di Strasburgo c’è un solo assente, uno solo. Una sola sedia vergognosamente vuota. L’assente è il premier italiano Conte. Che arriva a Bruxelles, vede Juncker e gli altri, fa la conferenza stampa. Ma poi all’improvviso decide di prendere l’aereo di stato, tornare indietro a Roma, andare in trattoria con Salvini e Di Maio, e ripartire il giorno dopo per Bruxelles”. Lo scrive su Facebook il senatore Pd, Matteo Renzi. “Una cena in trattoria con quei due per il nostro premier vale più dell’omaggio alle vittime di Strasburgo – prosegue l’ex presidente del Consiglio -. Non mi interessa sapere come fanno i populisti quanto hanno speso usando l’aereo di stato come un taxi, proprio loro che massacravano noi per molto meno. Ma voglio dire ad alta voce che lasciare il Consiglio Europeo nel momento solenne della commemorazione è una vergogna senza fine. Non è questione di galateo ma di serietà e di rispetto istituzionale. Tecnicamente parlando: uno schifo”.
  • Molta paura, danni e dieci feriti non gravi per un terremoto magnitudo 4.8 a nord di Catania legato all’ attività dell’Etna. Il sisma alle 3:19 con ipocentro a solo 1 km di profondità ed epicentro vicino Viagrande. Diversi i crolli in abitazioni. A Santa Venerina caduta la statua del campanile di una chiesa. Chiuso per lesioni sospette un tratto dell’A18. Il prefetto fa aprire scuole e palestre comunali per accogliere le persone che non possono o non vogliono rientrare nella propria casa, perché inagibile o per paura. Sopralluogo del capo della Protezione civile nazionale Borrelli per il punto dei danni e gli interventi di assistenza. Operativo l’aeroporto di Catania. Il sottosegretario Crimi: massima assistenza alla popolazione. Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza, per 12 mesi, in seguito al terremoto che ha colpito il territorio dei comuni di Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Milo, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, in provincia di Catania, il giorno 26 dicembre 2018. Per l’avvio delle prime attivita’ di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite sono stati stanziati 10 milioni di euro, “a valere sul Fondo per le emergenze nazionali”, spiega Palazzo Chigi in una nota.
  • “Questo è un giorno importante per Matera, per l’Italia. Per l’Europa, che dimostra di saper riconoscere e valorizzare le sue culture”. Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato l’anno di Matera da Capitale europea della Cultura 2019. E’, ha aggiunto il Capo dello Stato, un “giorno di orgoglio per i materani, per la Basilicata; e per i tanti che hanno contribuito a progettare, a rendere vincente, a inverare qui la Capitale della cultura europea 2019. Giorno di orgoglio per l’Italia che vede una delle sue eccellenze all’attenzione dell’intero Continente. “Questa città – ha concluso Mattarella – è anche un simbolo del Mezzogiorno italiano che vuole innovare e crescere, sanando fratture e sollecitando iniziative” Ad aprire la giornata di festeggiamenti era stato il premier Giuseppe Conte. “Da questo sole deve partire la riscossa di Matera e del Sud”, ha dichiarato il presidente del consiglio. “Matera è la prima città del Sud a essere stata scelta come Capitale europea della cultura. Una scelta che riveste un significato e un’occasione per tutto il meridione che da Matera oggi è rappresentato”. Conte ha poi sottolineato: “Arrivare qui è ancora un’impresa non degna di un paese civile. Occorrono investimenti che il governo realizzerà a fronte di progetti innovativi e plausibili”.
  • Una scossa di terremoto di magnitudo 3.3 è stata registrata alle 23:18 di ieri al confine tra Toscana e Romagna, tra le province di Firenze e Forlì-Cesena. Secondo di rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 6 km di profondità ed epicentro 8 km dal comune toscano di San Godenzo e 10 da quello romagnolo di Premilcuore. Non si segnalano danni a persone o cose. Una scossa di terremoto di magnitudo 3.4 è stata registrata dall’Ingv in provincia di Catania. I comuni più vicini all’epicentro della scossa, delle ore 12.54, sono stati Ragalna, Santa Maria di Licodia e Biancavilla.

  • In Abruzzo vince il centrodestra delle origini, con equilibri diversiMarco Marsilio conquista la presidenza della Regione con una vittoria straripante, con il centrodestra trascinato dalla Lega, ma puntellato da Forza Italia e Fratelli d’Italia: netto il risultato, affluenza però in forte calo. Marsilio raccoglie oltre il 48% dei consensi, staccando il candidato del centrosinistra allargato Giovanni Legnini che si ferma a un buon 31%. Il M5S finisce staccato e terzo con il 20% dei voti.
  • E’ sufficiente un’audizione di Giuseppe Conte al Parlamento europeo per infiammare di nuovo lo scontro tra Roma e Ue che ha tenuto banco per mesi prima dell’intesa sulla manovra economica a dicembre. Sembrava spirasse aria di bonaccia in questi primi mesi dell’anno, almeno senza scontri frontali. E invece il fuoco cova sotto la cenere, a maggior ragione man mano che si avvicinano le europee di maggio. A Strasburgo la visita di Conte, il premier del primo governo populista tra i paesi fondatori dell’Ue, trasforma l’aula in un ring, benché semi-vuota eppure niente affatto mansueta. Il capo del governo italiano diventa il punching ball degli attacchi contro i sovranisti italiani. Se l’aspettava. Tenta di mantenere la calma. Ma poi alza la voce, in un crescendo fino al punto di chiudere una frase con un “è chiaro!?”, dito alzato a rafforzare il concetto.
  • Il centrodestra passa dal 31,1% delle politiche al 47,8% delle regionali sarde. E “pesca” voti tra gli astenuti e tra gli elettori M5s della precedente tornata elettorale. Un quarto dei voti del candidato del centrosinistra Massimo Zedda provengono dal bacino M5s. E il 41% dei sostenitori del partito di Di Maio hanno disertato le urne. È questo il quadro dei flussi di voto tra le politiche 2018 e le regionali sarde di domenica secondo l’istituto Swg.

Giovanni Tria (5 1/2), ministro dell’Economia.

  • Il governo gialloverde fa marcia indietro sul deficit a Bruxelles e, sui social, è evidente la delusione di tanti sostenitori, che non mancano di palesare a premier e vicepremier rabbia e indignazione. “Dal 2,4 siamo scesi al 2,04 e questo ci consente di portare avanti il negoziato con l’Ue. Abbiamo messo sul tavolo una proposta seria e siamo fiduciosi che si concluderà con una soluzione positiva per i cittadini italiani. Le misure entreranno in vigore entro quanto preannunciato, non ci saranno ritardi”, ha affermato il premier Conte a Bruxelles. “Il dialogo è molto proficuo. Il deficit calerà e la crescita sarà superiore alle nostre aspettative”.
  • Nel giorno della gran ritirata, Matteo Salvini e Luigi Di Maio scelgono di sparire, nel tentativo di passare da campioni morali di una trattativa che ha visto l’intero governo cedere quasi su tutta la linea all’Unione Europea. La storia è nota. Entrambi si inabissano, lasciano solo Giuseppe Conte a snocciolare davanti al Senato la lista della resa, conclusione di una trattativa il cui punto di caduta è stato digerito a fatica sia dall’uno sia dall’altro. Dal Viminale arrivano di buon mattino foto al limite del nonsense. Ritraggono il ministro dell’Interno in maglione accanto ad Al Bano (sì, quel Al Bano), che con tanto di Panama ha donato al leader della Lega “una bottiglia da 5 litri di Bacchus, riserva speciale Matteo Salvini”. Il tempo per incontrare il grande vecchio della musica italiana c’è, quello per andare a sostenere Conte riempiendo fisicamente uno spazio vuoto no. Il premier sceglie come pretoriani gli involontari leader del partito della trattativa, Giovanni Tria e Enzo Moavero, e subisce l’assenza dei tori che la corrida avrebbe meritato.
  • Una giornata lunghissima con colpi di scena e furiose polemiche. Poco dopo le 2,30 del mattino il Senato conferma la fiducia al Governo sulla Manovra economica. I voti a favore sono stati 16778 i contrari, gli astenuti, tra cui il senatore a vita Mario Monti e il parlamentare pentastellato Gregorio De Falco, ex ufficiale di Marina diventato celebre nella vicenda del naufragio della Costa Concordia. Il Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto, aveva annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale. Il testo approvato al Senato torna alla Camera per la terza lettura. Il testo approderà in Aula a Montecitorio il 28 dicembre. La fiducia incassata sul maxiemendamento recepisce l’intesa con l’Europa, ma le opposizioni hanno battagliato fino all’ultimo (abbandonando la commissione Bilancio e manifestando il loro dissenso in Aula) e il Pd ha annunciato il ricorso alla Corte costituzionale perché – lamenta – ai senatori non è stato consentito di procedere a un solo voto sul testo. L’ultimo miglio è stato anche il più lungo. L’avvio della discussione generale, prevista per le 14, è slittato alle 20,30. La tensione è salita in commissione Bilancio quando il governo ha annunciato la necessità di modificare il testo presentato per correggere degli errori formali e per stralciare alcune norme per motivi di copertura. Ultimo atto alla Camera per la legge di Bilancio. I deputati voteranno su una manovra su cui non c’è stata discussione. Dopo le dichiarazioni i membri della Camera si pronunceranno sulla fiducia imposta dal governo. La manovra è arrivata al passaggio della fiducia anche alla Camera, dopo il Senato. Con l’iter più contestato degli ultimi anni. E le opposizioni che hanno attaccato il metodo, ancor più del merito. L’aula ha dato il via libera con 327 sì e 228 no, mentre il Pd agitava cartelli in segno di protesta. In mattinata alle nove il voto finale sul provvedimento (dopo una maratona notturna sugli ordini del giorno).

Alfonso Bonafede (5 1/2), ministro della Giustizia.

  • Via libera della Camera al ddl Anticorruzione, che diventa legge. L’Aula della Camera ha definitivamente approvato il testo con 304 voti a favore, 106 contrari e 19 astenuti. Dopo il voto c’è stato un lungo abbraccio tra Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede mentre i deputati M5S applaudivano. Vuoti i banchi di Fi. Fdi si è astenuta. Il leader della Lega Matteo Salvini era uscito dall’emiciclo poco prima.  «Niente sarà più come prima, finora gli onesti erano stati trattati da fessi, ma adesso cambia tutto». Così il vicepremier Luigi Di Maio davanti alla Camera per celebrare l’approvazione della legge anticorruzione. E’ legge dunque uno dei cavalli di battaglia dei 5 stelle. Ampiamente rispettato il timing annunciato dal guardasigilli Alfonso Bonafede che, dopo la cancellazione al Senato della norma che depotenziava il reato di peculato, aveva assicurato il via libera definitivo entro Natale. Un sì che arriva in tempo per lo ‘Spazzacorrotti Day’, con tanto di banchetti e gazebi targati M5s in piazza, fissato per il prossimo 22 dicembre.

Giancarlo Giorgetti (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport.

  • Sul reddito di cittadinanza il governo non può tornare indietro ma, secondo il sottosegretario Giorgetti, c’è il rischio che la misura alimenti il lavoro irregolare. Lo ha spiegato nel corso del convegno “sovranismo vs populismo”: “Piaccia o non piaccia questo governo risponde ad una volontà degli italiani e il M5s al Sud ha vinto perché gli elettori vogliono il reddito di cittadinanza. Una misura che nel contratto di governo è finalizzata ad incentivare i posti di lavoro ma il pericolo che vedo è che possa alimentare il lavoro nero”. “Può piacere o no, ma purtroppo il Programma elettorale dei 5 stelle al Sud ha registrato larghi consensi probabilmente anche perché era previsto il reddito di cittadinanza; credo che abbia orientato pochissimi elettori della mie zone. Magari è l’italia che non ci piace ma con cui dobbiamo confrontarci e governare”.

Enzo Moavero Milanesi (5 1/2), ministro degli Esteri.

  • La Francia ha annunciato di aver richiamato l’ambasciatore a Roma per consultazioni. La decisione è stata presa in seguito «agli attacchi senza precedenti del governo italiano», secondo quanto riferisce il ministero degli Esteri francese. Si aggrava dunque la crisi tra i due Paesi dopo settimane di tensioni che hanno riguardato sia i rapporti istituzionali che i messaggi diffusi dai leader del governo italiano in messaggi social o in occasione di comizi elettorali. Negli ultimi otto mesi la Francia è stata bersaglio di violenti attacchi da parte di Lega e M5S su migranti, deficit, Tav.
  • Parigi fa un passo ufficiale contro Roma richiamando l’ambasciatore francese in Italia. Il Quay d’Orsay ha reagito agli “attacchi ripetuti” degli ultimi mesi richiamando per consultazioni l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset. Immediata la reazione di Matteo Salvini che, con le sue parole, ufficializza la crisi tra Italia e Francia. “Non vogliamo litigare con nessuno – precisa il ministro dell’Interno – non siamo interessati alle polemiche: siamo persone concrete e difendiamo gli interessi degli italiani”. Sostiene che lui e gli altri ministri sono pronti a vedere il presidente della Repubblica francese e non risparmia stoccate a Parigi: “Disponibilissimi a incontrare il presidente Macron e il governo francese, sederci a un tavolo e affrontare, per quanto riguarda le mie competenze, tre questioni fondamentali. Stop con i respingimenti, stop con i terroristi italiani in Francia e basta danneggiare i nostro i nostri lavoratori pendolari che sono letteralmente vessati ogni giorno alle frontiere francesi da controlli che durano ore”. Poi rincara la dose e, dalla piazza di Pianella, in Abruzzo, dove sta tenendo un comizio, dice: “La smettano di ospitare questi delinquenti, la smettano di rispedirci indietro i clandestini e torneremo a parlare con tutti.
  • L’ambasciatore di Francia a Roma, Christian Masset, rientrerà in Italia «al momento opportuno»: questa la risposta di un portavoce del Quai d’Orsay, Nicolas Durieu, alla domanda di un giornalista sui tempi del rientro del diplomatico dopo la telefonata di ieri fra i presidenti Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron. Masset era stato richiamato a Parigi per consultazioni lo scorso 7 febbraio, dopo le polemiche sul coinvolgimento del vicepremier Luigi Di Maio con i gilet gialli e sui controlli alle frontiere. Ma in realtà erano già diverse settimane che i rapporti tra Francia e Italia erano tesi: negli ultimi mesi la Francia è stata bersaglio di violenti attacchi da parte di Lega e M5S sui migranti, deficit, Tav.

Giulia Bongiorno (5), ministro della Pubblica Amministrazione.

  • Giulia Bongiorno stringe sulle norme sulle impronte digitali anti-furbetti nella PA. “Per quanto riguarda il mio dicastero, tra le priorità c’è quella di fare approvare anche alla Camera il provvedimento (il ddl Concretezza ndr) che introduce la verifica della presenza sul posto di lavoro tramite le impronte digitali. Se ne parla da decenni, ora ci siamo. Questo provvedimento è stato accolto con favore dai dipendenti pubblici, perché la stragrande maggioranza di loro sono le prime vittime dell’assenteismo di alcuni colleghi. Spero sia approvata entro febbraio. Sarà una vera svolta”. Con il placet dei sindacati? “Li ho incontrati e ho detto: possiamo discutere di tutto, tranne che dei reati. Dare il proprio cartellino al collega, perché timbri una presenza fittizia, non è semplice malcostume. È truffa aggravata! Su questo non farò passi indietro”.

Sergio Costa (5), ministro dell’Ambiente.

  • Proteggitalia è il più grande piano nazionale per la sicurezza del territorio per il quale stanziamo quasi 11 miliardi (10,853 miliardi, ndr) per il triennio 2019-2021, fondi che sono a disposizione degli enti locali e delle Regioni”: lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, presentando il Piano Nazionale per la Mitigazione del dissesto idrogeologico. “Non c’e’ sviluppo economico senza tutela dell’ambiente e del territorio”, ha sottolineato Conte, richiamando le parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel corso della presentazione a Palazzo Chigi alla presenza dei ministri Centinaio, Costa e Lezzi.

Giulia Grillo (4 1/2), ministro della Salute.

  • Il Pd grida all’”emergenza democratica” e chiede le dimissioni della ministra della Sanità Giulia Grillo, accusandola della “schedatura politica degli scienziati membri del Consiglio Superiore di Sanità“. Gli esponenti democratici rilanciano l’articolo pubblicato oggi da La Repubblica, secondo cui la ministra Grillo avrebbe ordinato un’inchiesta sui precedenti politici dei componenti del Css. Il quotidiano è in possesso di un documento con le informazioni sulle qualità professionali e sui trascorsi di partito dei 30 membri, che alla fine sono stati comunque tutti cambiati. “Ho solo chiesto una verifica sulle precedenti nomine, mi sembra giusto”, ha risposto Grillo a Repubblica. “Serve nuova linfa, coinvolgere personalità rimaste ai margini”, ha aggiunto.

Erika Stefani (4 1/2), ministro degli Affari regionali e Autonomie

  • Sì, è apparsa, di recente e per un attimo, su un palco d’un comizio della Lega, il suo partito. Ma l’avete mai vista in un tg o in uno show televisivo e avete mai letto una sua intervista sui giornali? No. Eppure Erika Stefani è una ministra, una delle cinque ministre del governo Conte, la titolare 
del dicastero degli Affari regionali e delle Autonomie. In effetti, di lei, pubblicamente, non si sa quasi nulla. Qualcuno dubita addirittura che esista, che Erika Stefani sia un nome d’arte o un nom de plume. Invece, esiste.

Danilo Toninelli (4 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • E’mattino presto quando sugli smartphone di alcuni deputati M5s iniziano a rimbalzare messaggi di questo tenore: “Ma come? Proprio Impregilo?”. I lavori per la realizzazione del nuovo ponte sul Polcevera a Genova sono stati affidati alla cordata Fincantieri-Salini-Italferr. Decisione che fa discutere i 5Stelle. Salini-Impregilo, l’azienda che opera nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria, “non è esattamente il top”, confessa un parlamentare che ha seguito tutta la vicenda: “Ha i suoi trascorsi, ci sono delle ombre”. Ma i grillini se ne guardano bene dal prendersi la responsabilità della decisione. Anzi. “Lo ha deciso il commissario per la ricostruzione Marco Bucci e quello per l’emergenza Giovanni Toti. Il compito è loro”. In sostanza saranno loro a metterci la faccia se entro Natale 2019, come annunciato, i genovesi non avranno di nuovo il loro ponte dopo il crollo del 14 agosto.

Alberto Bonisoli (4), ministro dei Beni Culturali.

  • Un totale di 20 giorni gratis l’anno nei musei, con la “settimana dei musei” dal 5 al 10 marzo a ingresso libero per tutti nei musei statali a cui si aggiungono 8 giornate ticket free scelte dai direttori dei musei autonomi e dai poli regionali e altre 6 gratuite in concomitanza con le prime domeniche del mese, da ottobre a marzo. E poi un biglietto a 2 euro per ragazzi dai 18 ai 25 anni e la grande campagna di comunicazione istituzionale #iovadoalmuseo, con spot sulle reti Rai e sito web dedicato. Sono le novità, contenute nel decreto firmato il 9 gennaio scorso dal ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli e che entrerà in vigore il 28 febbraio, lo scopo dichiarato è quello di “incentivare con un nuovo sistema di agevolazioni la fruizione dei musei, dei siti archeologici statali, dei parchi e dei giardini monumentali”. Lo chiarisce il ministro presentando la campagna #iovadoalmuseo si augura di aumentare in futuro le giornate gratuite. “Magari per fare una seconda settimana dei musei anche il prossimo anno”.  “Se troveremo le risorse – afferma Bonisoli -ho intenzione di provare a superare il numero di 20 giornate ad accesso libero. Vediamo i dati, forse io di settimane dedicate all’ingresso gratuito ne farei due durante l’anno, aspettiamo il riscontro dei numeri”. “Prima di cambiare questa normativa – aggiunge – ho cercato di informarmi sull’aspetto qualitativo delle visite gratuite, una indagine sulla soddisfazione dei consumatori diceva che il 54% degli utenti di grandi musei statali preferiva andarci in un giorno infrasettimanale, quindi quando si pagava, mentre solo il 15% nelle domeniche ad accesso libero. Quindi le giornate ticket-free venivano considerate come visite di bassa qualità”. Conclude il ministro: “Ci siamo impostati su 4 linee di azione con un pacchetto di giornate fissa per tutti, una settimana dedicata in cui in tutto il Paese si sa che succede qualcosa. Alcuni poli museali decideranno di tenere le domeniche come giornate ad ingresso libero anche per il pacchetto di giorni da scegliere in autonomia e va bene così – ha concluso – altri opereranno scelte diverse legate al loro territorio”.

Gian Marco Centinaio (4), ministro dell’Agricoltura e turismo.

  • “Facciano un governo con qualcun altro. La nostra posizione sulla materia è quella che in questo momento ci sarà un lungo dibattito da fare nel nostro Paese, quindi se vogliono aprire il dibattito chiedano di rivedere il contratto di governo, lo inseriamo nel contratto di governo e apriamo il dibattito”. Così il ministro leghista dell’Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio, a margine degli Stati generali dell’agricoltura organizzati a Firenze da Coldiretti Toscana, ai giornalisti che gli chiedevano un commento alla proposta dei parlamentari M5s sulla liberalizzazione della cannabis.

Marco Bussetti (4), ministro dell’Istruzione.

  • Mentre il titolare dell’Istruzione si occupa di presepi, crocifissi e compiti per le vacanze, al dicastero comandano il super burocrate Chinè e l’ultrà leghista Valditara. Che preparano la riforma dell’università per togliere ogni vincolo a incarichi e consulenze private per i prof. E intanto la maturità cambia ancora

Luigi Di Maio (4), vice-premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

  • Iniziano le epurazioni nel Movimento 5 stelle. Il collegio dei probiviri ha annunciato in un post sul Blog delle Stelle che sono stati espulsi due senatori – Gregorio De Falco e Saverio De Bonis – e due europarlamentari – Giulia Moi e Marco Valli. Nessuna sanzione per i senatori 5 stelle Matteo Mantero e Virginia La Mura, per i quali “i procedimenti disciplinari sono stati archiviati”, mentre nei confronti di Elena Fattori e Paola Nugnes “i procedimenti disciplinari sono ancora pendenti”. “Nessuno è indispensabile” tuona il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio, spiegando che prioritario è il rispetto della volontà degli elettori. “Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile” scrive su Twitter, dopo che “oggi i probiviri si sono espressi con provvedimenti – annota – duri e giusti”.”Chi non sostiene il Contratto di governo è fuori dal Movimento. Il rispetto degli elettori viene prima di tutto”, ammonisce il capo politico M5s, ricordando che i candidati accettano “accettano alcune regole, poche e chiare, che sono vincolanti per la loro candidatura”, tra cui l’obbligo di votare la fiducia al Governo. “Qualcuno dopo aver ottenuto l’elezione, ha cominciato a rinnegare regole e programmi. Qualcuno crede che per il solo fatto di essere senatore allora sia indispensabile per il Governo e per questo possa trasgredire le regole che ha firmato. Non è così” prosegue Di Maio, che integra il suo pensiero su Facebook. “E se ci sono altri senatori o deputati che non intendono più sostenere il contratto di Governo, per quanto mi riguarda sono fuori dal MoVimento, anche a costo di andarcene tutti a casa. Il rispetto degli elettori viene prima di tutto”.
  • In Italia ci sarà nuovo boom economico, simile per portata a quello del cosiddetto miracolo economico a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, quando si realizzò un tasso di crescita mai più verificatosi nella storia del nostro paese. Aveva detto Di Maio. Tutto ciò malgrado gli indicatori economici internazionali e nostrani avessero fino a quel momento previsto esattamente il contrario. Ma gli è andata proprio male. Le meravigliose sorti e progressive dell’economia italiana sono state subito impietosamente smentite dai dati diffusi dall’Istat che ci inchiodano ad una ben diversa e sgradita realtà. Persino il Presidente del consiglio Conte, in evidente dissintonia con il ministro dello Sviluppo economico, ha immediatamente dichiarato che si attendeva un dato negativo per l’economia italiana come per il resto dell’ Europa.
  • La pensione di cittadinanza potrà essere percepita a partire dai 67 anni d’età. È la novità del decreto su reddito di cittadinanza e pensioni varato ieri dal Consiglio dei ministri. Nelle precedenti bozze del testo si parlava di 65 anni: “Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni – si legge nel provvedimento – adeguata agli incrementi della speranza di vita”. Novità anche per chi ha figli piccoli e percepisce il reddito di cittadinanza: il genitore di un bambino con meno di tre anni non avrà l’obbligo di accettare un lavoro lontano da casa. Il Decretone prevede la possibilità di “esonerare dagli obblighi” legati “al Rdc i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni”. Nel caso in cui chi fa richiesta del reddito di cittadinanza abbia un figlio con meno di 36 mesi è tenuto a comunicarlo al centro per l’impiego. Dovrà poi individuare un componente del nucleo tra quelli che non godono di esoneri affinché si rechi al primo incontro al centro per l’impiego.
  • ll reddito di cittadinanza? “Non ho la più pallida idea di come andrà. Registro solo che il reddito di cittadinanza passerà e deve giustamente passare dai centri per l’impiego. Ma i centri per l’impiego non funzionano. […] “Chi realmente troverà lavoro, forse, saranno i 4000 che verranno assunti ai centri per l’impiego. E allora è un assumificio?”. In un’intervista alla trasmissione “I lunatici”, su Radio 2, Milena Gabanelli ha espresso tutte le sue preoccupazioni in vista del decreto attuativo con il quale il reddito di cittadinanza – per cui il governo giallo-verde ha stanziato nell’ultima manovra 7,1 miliardi di euro – diventerà (forse…) realtà. Secondo la Gabanelli, occorre trovare un altro modo per incrociare domanda e offerta.
  • Un blitz alla periferia di Parigi per l’incontro ventilato da tempo con i gilet gialli: è mattina quando Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio lasciano Roma per volare in Francia e incontrare Christophe Chalençon, uno dei leader del movimento transalpino, che ha annunciato nei giorni scorsi la volontà di schierare una lista alle Europee. Con i due esponenti del Movimento ci sono anche gli europarlamentari Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao e Tiziana Beghin, che avevano già preso parte ai precedenti incontri di gennaio con i possibili alleati europei. Ma l’incontro finisce tra le polemiche per due questioni. Anzitutto per l’interlocutore dei pentastellati, che ha usato toni sopra le righe parlando degli scontri in Francia come di «guerra civile». In un video postato sul suo profilo Facebook il 23 dicembre — ricorda ad esempio il quotidiano France Soir — Chalençon, che è un fabbro residente a Vaucluse in Provenza, dichiarava: «adesso i militari devono entrare in gioco per permettere un governo di transizione». Un’azione urgente perché «all’inizio di gennaio andremo alla guerra civile, è inevitabile».

Barbara Lezzi (3), ministro del Sud

  • E’ andato in scena un surreale confronto tra l’economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici italiani, e il ministro per il Sud Barbara Lezzi, che ha sostenuto che le clausole di salvaguardia programmate per il prossimo anno sono l’eredità del governo precedente (ma va?) e che l’esecutivo felpastellato non ha niente a che fare con quelle misure, prese a partire dal 2011 per cercare di “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste, in sostanza per tutelare i saldi di finanza pubblica. Lezzi si è poi contraddetta, sostenendo che le clausole sono state rinviate rispetto all’anno precedente. Cottarelli a quel punto cerca di chiarire che non è così: le clausole di salvaguardia con i governi precedenti servivano per far scendere il deficit, mentre quelle del prossimo anno servono a non far salire il deficit e per questo servono nuove clausole di salvaguardia. La Lezzi sbotta: “Ma lei sta scherzando?”. Una frase che ha ricordato a molti il “Questo lo dice lei” rivolto dal sottosegretario Laura Castelli a Pier Carlo Padoan a Porta a Porta. Inutile tentare un debunking del profluvio di parole, spesso poco puntuali (per usare un eufemismo), del ministro grillino. La migliore risposta alla propaganda Cinque stelle in prima serata è una carrellata delle facce di Cottarelli.

Elisabetta Trenta (3), ministro della Difesa.

  • «Se una madre e un padre mettono il proprio figlio su un barcone sapendo che potrà morire non lo fanno perché pensano di andare in crociera, ma perché cercano una vita migliore. Nessuno vuole lasciare il suo Paese, nessuno vuole lasciare la sua cultura, la gente oggi fugge da guerre e carestie». E poi: «Non so chi parla della leva obbligatoria, io che sono il ministro della Difesa non ne parlo e non sono d’accordo con l’idea di rimetterla». E ancora: «Le Ong? Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace». Parole di Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, che si diverte sempre di più a fare il controcanto a Matteo Salvini. E così dopo aver chiesto scusa a Ilaria Cucchi, dopo aver litigato pubblicamente con Gasparri e La Russa per via di uno spot dell’esercito, dopo aver perorato la causa della missione Sophia nel Mediterraneo (ottenendone la proroga), dopo aver cantato a Radiorock la canzone pacifista di Gianni Morandi (“C’era un ragazzo che come me…») e dopo aver infine preso le distanze dalle piromani dichiarazioni di Salvini sul conflitto in Medio Oriente, Trenta è diventata uno dei ministri più sgraditi ai leghisti e alle destre.

Lorenzo Fontana (2 1/2), ministro della Famiglia e della Disabilità

  • Per Fontana la linea della Lega, il “prima gli italiani” e i porti chiusi, trova fondamento nell’amare il nostro prossimo come noi stessi, base della dottrina cristiana. “Ci dicono che siamo cattivi cristiani e descrivono Salvini come il demonio”, argomenta Fontana prima del colpo di genio: “Però bisognerebbe guardare anche il catechismo, dove ci sono due passaggi di cui bisognerebbe tener conto”. Quali? Lo spiega (si fa per dire) sempre il ministro: “Ama il prossimo tuo, quello in tua prossimità. Quindi se io amo le persone che stanno dall’altra parte del mondo e poi mi dimentico della persona del difficoltà e non parlo nemmeno al mio vicino di casa, allora sono un ipocrita”. Cioè, il prossimo nel senso di “quello vicino”, quello che ti somiglia, intende Fontana. Immaginiamo a questo punto che prima o poi ci parlerà del grande comandamento di Gesù Cristo che recita “prima gli italiani”. Ma non è finita, perché poi Fontana passa al grande classico dell’aiuto “a chi scappa davvero dalla guerra”, per i quali evidentemente si può derogare alla regola della prossimità. Argomenta il ministro: “Come ha detto sempre Salvini, le persone che effettivamente scappano dalla guerra, in particolare le donne e i bambini […] Quando vediamo le pubblicità  (sì, ha detto che li vede nelle pubblicità, ndr) di chi veramente muore di fame in Africa, allora capiamo che non sono quelli che vengono qui”. La chiosa è magistrale: “Quindi ‘ama il prossimo tuo’, cioè quello in tua prossimità. Quindi, prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità. Perché se abbiamo 4 milioni di poveri non possiamo aiutare gli altri e […] dobbiamo stare attenti a cosa c’è dietro prima di aiutare qualcuno”.

Matteo Salvini (2 1/2), vice-premier e ministro degli Interni. 

  • Sale sul palco accompagnato dalle note della celebre aria “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini, mentre dalla piazza si accendono fumogeni tricolori. Si era già affacciato per salutare il popolo leghista, indossando la felpa della Polizia, ora indossa un maglione, ascolta il “Vincerò” con la mano sul cuore. “La vita è troppo breve per perdere tempo in odio e polemiche questa è una piazza di amore e di speranza la lasciamo ad altri la violenza” dice Matteo Salvini dal palco di Piazza del Popolo. Prima di Salvini spazio ai ministri leghisti: prenderanno la parola sul palco Bongiorno, Bussetti, Centinaio, Fontana, Stefani e Giorgetti, prima del discorso finale del “Capitano”, come lo acclama la folla.
  • Se Matteo Salvini si era affrettato ad auto-assolversi e a parlare di un presunto spreco di denaro pubblico, è contraddicendo la richiesta di archiviazione della procura che il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell’Interno Salvini per il caso Diciotti. È quanto si apprende da fonti del Viminale. Il leader leghista è accusato di sequestro di persona. Il tribunale dei ministri è una sezione speciale dei tribunali dedicata ai reati commessi dai ministri e dal presidente del consiglio durante l’esercizio delle loro funzioni. E se il 28 agosto 2018 Salvini faceva lo sbruffone andando da Libero a dichiarare «No a voti “amici” in Senato per evitare di essere processato», è il 24 gennaio 2019 che ha modificato le sue posizioni dichiarando che lui cercherà appoggi politici per evitarsi il processo: «Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vediamo se ci sarà una maggioranza in Senato che dice: “Salvini è colpevole”», dice ora.
  • Ha aperto una breccia, il sindaco di Palermo. Leoluca Orlando ha annunciato la sospensione, nella sua città, degli effetti del decreto sicurezza. In particolare – ma non solo – per quanto riguarda l’anagrafe, cioè l’impossibilità per i richiedenti asilo di ottenere la residenza attraverso il permesso di soggiorno (con l’esclusione da una serie di servizi sociali). “È disumano e criminogeno”, dice. Una scelta che ha già innescato la reazione irritata del ministro dell’Interno: “Con tutti i problemi della città, il sindaco sinistro pensa a fare disobbedienza”, è stato il commento di Matteo Salvini. Ma Orlando ha toccato un tasto dolente. Innescando reazioni politiche. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, rivendica di aver fatto subito questa scelta. Fin dall’approvazione del decreto: “Ho schierato la mia città dalla parte dei diritti, noi applichiamo le leggi ordinarie solo se rispettano la Costituzione repubblicana. È obbedienza alla Carta e non disobbedienza civile”. Federico Pizzarotti è preoccupato: “Da subito abbiamo segnalato che questo decreto, per come è scritto, crea solo problemi, difficoltà nell’avere documenti e quindi nell’inserirsi in un percorso regolare, anche per avere un lavoro. Queste persone ovviamente non scompaiono con il decreto sicurezza, ma restano sul territorio, con difficoltà dal punto di vista del riconoscimento. Cercheremo di capire come si muovono gli altri Comuni, certo non basta una lettera di un sindaco per modificare il funzionamento dell’anagrafe”. Si schiera anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella: “Firenze non si piegherà al ricatto contenuto nel decreto sicurezza che espelle migranti richiedenti asilo e senza rimpatriarli li getta in mezzo alle strade. Ci rimboccheremo le maniche perché Firenze è città della legalità e dell’accoglienza, e quindi in modo legale troveremo una soluzione per questi migranti, fino a quando non sarà lo Stato in via definitiva a trovare quella più appropriata”. E il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini: “Quella di Palermo è una scelta da studiare, su cui rifletterò. Ma questa è una situazione in cui noi sindaci ci troviamo per le scelte criminogene, sul piano dei diritti, fatte da Matteo Salvini. Per me valgono le parole di Mattarella. La questione della sicurezza e della convivenza si declina attraverso diritti e doveri”.
  • Dopo i sindaci si muovono i governatori contro il Decreto Sicurezza. Già ieri Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, aveva detto che sono in corso le valutazioni per un ricorso alla Corte Costituzionale contro il provvedimento. Decisione che, annuncia il governatore della Toscana Enrico Rossi, sarà presa lunedì in Toscana. In conferenza stampa per la presentazione del prossimo SanRemo, un giornalista chiede a Claudio Baglioni cosa ne pensa delle politiche immigratorie di Salvini e lui non si scompone. Potrebbe come altri non rispondere; ma lui lo fa e dice la sua. Ma non come organizzatore del prossimo Festival; ma come cittadino. E lui risponde: “Siamo un po’ alla farsa. Non si può risolvere il problema di milioni di persone in movimento bloccando lo sbarco di 15 persone. O dicendo: due li prendi tu e cinque io. Credo che le misure che sono state messe in campo dal governo non siano all’altezza”.
  • La Francia è uno stato europeo, non possiamo fingere che non ci siano queste dinamiche… Anche nel 2011 il bombardamento francese della Libia ci ha creato problemi sull’immigrazione… Se chi porta avanti politiche economiche in Africa che impediscono lo sviluppo di decine di Stati poi interviene sulle morti in mare e dà la colpa all’Italia questa è retorica. Se ci sono morti in mare dobbiamo evitarle, ma se degli Stati europei vogliono solo parlare degli effetti delle migrazioni, continuando a influenzare quelle economie e impedendo lo sviluppo, a me non sta bene… E’ mio dovere chiedere che l’Ue si occupi di questo problema e avvii la decolonizzazione dell’Africa”. Ore 18 o poco più, Luigi Di Maio è ancora una fiume in piena contro Parigi. “Dobbiamo essere pronti, stiamo toccando interessi geopolitici”, rincara a sera Alessandro Di Battista. E’ stata emessa l’ordinanza di abbattimento per tre dei quattro manufatti di cui è comproprietario Antonio Di Maio, padre del vicepremier Luigi, ritenuti abusivi dal comune di Mariglianella (Napoli). I proprietari, Antonio e la sorella, hanno ora 90 giorni di tempo per ottemperare al provvedimento comunale. L’ufficio tecnico, infatti, ha rigettato parte delle controdeduzioni presentate dal padre del ministro del Lavoro, ritenendo che solo uno dei manufatti sia stato realizzato prima del 1967, quando è entrata in vigore la legge sull’edilizia.
  • Rorino torna in piazza, due mesi dopo la prima manifestazione, con un flash mob per dire sì alla Tav. L’appuntamento è in piazza Castello, la stessa dello scorso 10 novembre, per ribadire il sostegno alla Torino-Lione e alle grandi opere come motore di sviluppo del Paese. Non è previsto un palco, né sono in programma discorsi ufficiali. “Saremo tutti noi e tutto il territorio a far sentire la nostra voce per richiamare il Governo alla responsabilità di decidere al più presto sbloccando i lavori per la tratta ferroviaria Torino-Lione”, dicono le madamin, che con l’ex sottosegretario Mino Giachino hanno organizzato la mobilitazione.  ll rapporto preliminare di analisi costi-benefici sulla sostituzione del vecchio e obsoleto Frejus con un nuovo tunnel ferroviario sotto il Moncenisio è stato consegnato dal presidente della commissione incaricata, Marco Ponti, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Non conosciamo ancora i contenuti del rapporto, ma non è difficile descrivere e commentare le questioni tecniche e politiche coinvolte, visto che altre analisi costi-benefici erano state effettuate in passato. I numeri economici della Torino-Lione sono noti da anni e sono di pubblico dominio: basta guardare gli atti parlamentari in occasione della ratifica, alla fine del 2016, dell’accordo fra Italia e Francia sulla costruzione dell’infrastruttura.
  • Alessandro Di Battista inizia oggi la sua campagna elettorale a fianco del suo amico Luigi Di Maio per accompagnare il M5s alle europee e ribaltare i rapporti di forza che, allo stato, dividono i 5 Stelle dalla Lega. Torna in Tv, su Rai 1, e non risparmia scaramucce in direzione dell’alleato di governo che ogni giorno gli rosicchia pezzi di consenso. “Non credo ai sondaggi e poi non è detto che alla fine i rapporti di forza saranno ribaltati” dice in proposito. La sua battaglia la farà da outsider perché non intende candidarsi: non per questo sarà meno pericoloso per i suoi avversari. Dopo qualche minuto in diretta Tv ha infatti già detto la sua sulla Tav, che “è una stupidaggine e non si farà” e legato la questione a una faccenda di tangenti: ci sarebbero “intercettazioni di ‘ndranghetisti per le quali, per come conosco il Paese, non si vuole uscire” dal progetto “perchè qualcuno si è già steccato delle tangenti, che ai tempi attuali hanno la forma più elegante delle consulenze” afferma. Poi attacca sui fondi scomparsi della Lega: “Vanno restituiti perché sono soldi della collettività”, dice a proposito della frode sui 49 milioni del Carroccio.
  • Aperture dei negozi, si cambia. Dopo mesi di confronto arriva l’intesa tra Lega e Movimento 5 Stelle per innestare la retromarcia rispetto alle liberalizzazioni di Monti: basta esercizi sempre aperti, senza distinzioni di domeniche e festivi, con la grande distribuzione a fare la parte del leone e i piccoli negozi a reggere a stento la concorrenza. La maggioranza gialloverde punta a “rimediare al danno” concedendo di base aperture per la metà delle domeniche, 26 su 52, e deroghe per altri giorni di serrande alzate nelle festività nazionali, 4 su 12 (laiche e religiose). In tutto quindi si arriva fino a 30 aperture ‘extra’. Quali saranno le date delle aperture ‘standard’ lo sceglieranno le Regioni, sentendo le associazioni di categoria e i sindacati: allo stesso modo, Regione per Regione, si decideranno le festività in cui gli esercizi potranno lavorare.
  • No al processo di Matteo Salvini sulla vicenda Diciotti. Il Movimento 5 Stelle emette on-line il suo responso. Non senza travaglio: il voto sull’immunità al vicepremier leghista spacca gli alleati. La piattaforma Rousseau, che in genere consegna risultati plebiscitari, questa volta vede i 52.417 votanti schierarsi per il 59,05% a favore del no al processo, il 40,95% per il sì. “Far votare i cittadini è parte del dna M5s, sono orgoglioso”, rivendica Luigi Di Maio. Ma chi voleva vedere Salvini a processo lo fa proprio in nome di un dna che vedeva il M5s contro ogni tipo di immunità.
  • No al processo per Salvini. La Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato ha votato a favore della relazione del presidente e relatore Maurizio Gasparri. I voti a favore sono stati 16 (4 della Lega, 6 del M5S, 4 di FI, uno di FdI e uno delle autonomie), sei quelli contrari: i 4 del Pd, quello di Pietro Grasso e quello di Gregorio De Falco. La proposta del senatore azzurro chiedeva di dire no alla richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini per la vicenda Diciotti, richiesta fatta dalla procura di Catania, con l’accusa per il ministro dell’Interno di ‘sequestro di persona aggravato’ a seguito dell’impedimento dello sbarco dei 177 migranti a bordo della nave della Guardia Costiera italiana, ferma per cinque giorni di fronte al porto di Catania.

Paolo Savona (2), ministro degli Affari Europei

  • L’avvocato del popolo Giuseppe Conte è sicuro: la strada di Paolo Savona verso la presidenza della Consob non sarà bloccata da questioni giuridiche relative a una possibile incompatibilità. La convinzione, supportata da pareri legali, è così forte che sono bastati appena 13 minuti per archiviare la questione della nomina durante una riunione del Consiglio dei ministri in modalità flash. Giusto il tempo per ratificare l’accordo politico raggiunto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e per riequilibrare il tutto con il passaggio delle deleghe agli Affari europei dal ministro al premier. Interim per ora senza scadenza. Il fascicolo passa sulla scrivania di Sergio Mattarella per la nomina.
  • Paolo Savona sarà il prossimo presidente della Consob, l’autorità di controllo sulla Borsa: la nomina, da settimana nell’aria, è ora praticamente certa: il consiglio dei ministeri del 5 febbraio ha «deliberato l’avvio della procedura», come si legge nel comunicato del Governo. L’incarico è incompatibile con l’impegno ministeriale, per cui Savona non potrà restare ministro degli Affari europei, che saranno assunti ad interim da Conte. In realtà, non è chiaro il modo in cui sono stati superati i vincoli previsti dalla legge Frattini e confermati dalla riforma Madia, in base ai quali deve passare almeno un anno fra un incarico di Governo e la presidenza della Consob. Altro motivo di incompatibilità: non sono passati due anni da quando Savona era nel board del fondo Euklid, che è un soggetto vigilato dalla Consob stessa.

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