Centrosinistra

Primarie Pd, i sondaggisti: nel confronto tv tra Martina, Zingaretti e Giachetti un sostanziale, inutile, pareggio

Primarie Pd

Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti

Un dibattito destinato a non incidere né sulla partecipazione alle primarie di domenica prossima, né tanto meno sul risultato. L’ora scelta, lo scarso pathos, la volontà di tutti e tre i candidati di non alzare troppo i toni: tutto ha giocato al ribasso. “Quanto conterà il leader sulle scelte generali? Il baricentro sarà spostato più a sinistra o più al centro? Quale sarà il futuro di un partito tradizionalmente radicato sul territorio? Su tutto questo non è emerso niente”, fa notare Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè. “Il Pd ha perso nell’immaginario collettivo la sua identità e né questo dibattito, né l’intero percorso congressuale hanno aiutato a recuperarla”.

Anche per Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend, il confronto televisivo di oggi non sposterà molto: “Questo congresso è riuscito ad avere meno clamore di quello già abbastanza spento del 2017. In un contesto di scarsissimo rilievo mediatico, forse l’appuntamento di oggi può avere avuto il merito di riportare le primarie al centro dell’agenda, favorendo di poco l’affluenza. Ma niente di più”.

Con queste premesse, può apparire come un azzardo quello di Martina e Zingaretti di porre oltre il milione l’asticella minima della partecipazione ai gazebo. Anche se Buttaroni ritiene che questo obiettivo resti comunque alla portata: “Chi è rimasto fedele al Pd – spiega – ha un tasso di militanza più alto rispetto ai tempi del 40%, quando prevaleva il voto di opinione. Quindi la partecipazione alle primarie potrà comunque essere alta”.

D’accordo, ma chi ha vinto questo confronto? Su Twitter sembrerebbe Zingaretti (ma gli staff degli avversari portano prove dell’uso di bot da parte dei supporter del Governatore), mentre il sondaggio lanciato sullo stesso social network da SkyTg24 mostra nella prima ora (quella con i voti “a caldo”, quindi si presume meno organizzati) una sostanziale parità. E sulla stessa posizione si schierano di fatto anche i sondaggisti sentiti da Huffington Post.

“Sia Martina che Zingaretti sono stati molto ?rotondi’, equilibrati – spiega Buttaroni – il primo nel tentativo di presentarsi da mediatore, il secondo nel dimostrare la responsabilità che sente su di sé di essere probabilmente il prossimo segretario”. Più netto, “perfino borderline”, invece Giachetti. Una visione condivisa anche da Pregliasco, che parla di un Martina “ecumenico, nel tentativo di mostrarsi come ponte tra vecchia e nuova fase” e di uno Zingaretti che si sforza di mantenere bassi i toni e mostra la prospettiva di una “leadership rassicurante, ma in discontinuità rispetto alla fase renziana”. Ma per Buttaroni, questo low profile può essere rischioso: “Funziona quando le primarie servono a consacrare un leader già dato per vincente, come fu per Prodi e Veltroni. Forse Zingaretti avrà fatto una valutazione di questo tipo, ma non so se nell’opinione pubblica è un’immagine altrettanto condivisa”.

E poi c’è Renzi, il convitato di pietra di tutto il congresso e anche di questo appuntamento televisivo. “Perfino al di là della sua stessa volontà – sospetta il presidente di Tecnè – perché in questo modo è costretto a rimanere ancorato all’immagine del Pd, così come chiunque sarà il successore dovrà misurarsi con la sua eredità”.

L’unico candidato a porsi in netta continuità con il renzismo è stato, ovviamente, Giachetti, che anche nell’appello finale si è rivolto esplicitamente “a coloro che si sono allontanati dal Partito democratico per quello che è stato fatto alla leadership di Renzi”. Pregliasco crede che “non abbia alternative, vedremo domenica quanta consistenza ha ancora questo pezzo di partito”. Previsioni? “Può essere marginale rispetto al totale degli elettori – valuta il fondatore di YouTrend e Quorum – valere complessivamente tra il 3 e il 5%. Ma se restringiamo solo a chi vota Pd, si tratta di una componente non irrilevante. Giachetti punta a ottenere il massimo tra loro, ma dobbiamo considerare che una parte sceglierà invece Martina, con il quale si sono schierati molti dirigenti di provenienza renziana”. Tra i due, la posizione più definita e chiara è quella mostrata da Giachetti, nota Buttaroni: “Ma può anche essere un limite, perché non è detto che perfino i renziani più accesi si direbbero disponibili a lasciare il partito”.

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