Europa

Brexit, monta il pressing su Theresa May: si va verso un rinvio dell’uscita dall’Ue

Uk a sorpresa al voto (l'8 giugno)

Theresa May

Il no deal, ovvero una Brexit senz’accordo, deve essere evitato a tutti i costi. Salgono le pressioni su Theresa May all’interno dello stesso governo britannico affinché la premier apra la porta all’eventualità di un rinvio limitato della scadenza ufficiale di divorzio fissata per il 29 marzo se il 12 marzo la sua linea fosse di nuovo respinta a Westminster. Lo scrivono i media britannici a margine della riunione del consiglio dei ministri dedicata stamane esclusivamente a questo dossier, prima del nuovo statement di aggiornamento sui colloqui con l’Ue che la premier Tory ha in agenda in giornata ai Comuni.

Tre sottosegretari (Margot James, Richard Harrington e Claire Perry) hanno annunciato pubblicamente d’esser pronti a dimettersi se il no deal non verrà escluso. Ma ad alimentare i venti di rivolta ci sono anche vari altri membri dell’esecutivo, inclusi 3 ministri di spicco guidati da Amber Rudd. Stando alle anticipazioni, la premier – dopo aver rifiutato fino a ieri lo slittamento – è ora pronta a cedere e a non escludere oggi stesso alla Camera la possibile opzione d’un «breve rinvio».

Secondo fonti interne al Partito Conservatore citate dalla Bbc, la mossa di compromesso della premier – destinata peraltro ad irritare i falchi brexiteers della sua (teorica) maggioranza – è inevitabile per cercare di scongiurare il rischio di una ribellione collettiva dei Tory più moderati nel voto sui nuovi emendamenti in calendario domani. In particolare su quello trasversale – promosso dalla deputata laburista Yvette Cooper con il Tory ribelle pro Remain Oliver Letwin, e avallato ieri dall’appoggio formale del leader del Labour, Jeremy Corbyn – che se approvato imporrebbe a May, in caso di bocciatura finale del proprio piano il 12 marzo, di passare la palla al Parlamento e di farsi dettare dall’assemblea la richiesta a Bruxelles di slittamento della Brexit.

Intanto, per le prossime ore, è attesa pure la pubblicazione da parte del governo – secondo quanto imposto dalla Camera dei Comuni due settimane – di tutti i rapporti stilati sul temuto scenario di un no deal. Mentre non è previsto prima di metà marzo il nuovo emendamento in favore di un possibile secondo referendum che Corbyn ha annunciato ieri – superando precedenti esitazioni – qualora la Camera rigettasse la proposta del piano B laburista per una Brexit più soft rispetto alla linea May.

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