Economia

Doppio slalom giuridico, così Conte ha puntato su Savona per la Consob

Conte rinuncia, Mattarella pone veto su Savona e su politiche anti euro

Giuseppe Conte e Paolo Savona

L’avvocato del popolo Giuseppe Conte è sicuro: la strada di Paolo Savona verso la presidenza della Consob non sarà bloccata da questioni giuridiche relative a una possibile incompatibilità. La convinzione, supportata da pareri legali, è così forte che sono bastati appena 13 minuti per archiviare la questione della nomina durante una riunione del Consiglio dei ministri in modalità flash. Giusto il tempo per ratificare l’accordo politico raggiunto tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e per riequilibrare il tutto con il passaggio delle deleghe agli Affari europei dal ministro al premier. Interim per ora senza scadenza. Il fascicolo passa sulla scrivania di Sergio Mattarella per la nomina.

Inizia la stagione della Consob gialloverde. L’intesa tra Lega e 5 Stelle sul nome di Savona era arrivata lunedì al termine di settimane convulse. Perché i pentastellati, come ribadito più volte da Luigi Di Maio, avevano puntato su Marcello Minenna, ex assessore al Bilancio della Giunta Raggi e dipendente Consob con ruolo da direttore. Una difesa forsennata anche a fronte di 12 ricorsi presentati al Tar contro lo stesso Minenna per presunti favoritismi legati alla sua scalata dentro l’organo di controllo del mercato finanziario. E nonostante il rimprovero del Fondo salva Stati, che è intervenuto pubblicamente per prendere le distanze dall’utilizzo, ritenuto improprio, del logo dell’istituzione in un documento firmato dallo stesso candidato M5s. Tra le fila dei grillini tutti compatti nel sostenere Minenna e anche Salvini, dal canto suo, aveva già dato un via libera. Ma sul nome di Minenna i dubbi erano tanti, troppi. Quelli di Conte e soprattutto quelli del Quirinale, attento e preoccupato sui requisiti di indipendenza che deve possedere il candidato alla presidenza della Consob.

Venerdì scorso la svolta, con il vicepremier grillino e il segretario federale del Carroccio concordi nel portare avanti il nome di Savona. Tutto sistemato? Niente affatto perché dentro il Movimento c’è chi non voleva sacrificare Minenna. E così l’accordo di lunedì ha riequilibrato il tiro: Savona presidente, Minenna segretario generale.

Il governo ha scelto, ma i problemi non sono finiti. E Conte lo sa bene perché, come anche il Pd ha avuto modo di sottolineare con dichiarazioni e tweet al vetriolo, la candidatura di Savona è macchiata da alcune questioni giuridiche relative alla sua compatibilità con il ruolo di presidente dell’Authority. Ma l’avvocato del popolo – ed è una convinzione che fonti di governo definiscono “granitica” – conta sulle carte che ha raccolto per smontare, una per una, le possibile mine a rischio deflagrazione. C’è una legge, la Frattini del 2004, che all’articolo 2 parla di un’incompatibilità dei membri di governo con altri incarichi di entri di diritto pubblico: divieto che dura un anno dal termine dell’incarico ricoperto nell’esecutivo. Il premier ha tirato fuori un parere che l’allora inquilino di palazzo Chigi, Paolo Gentiloni, chiese all’avvocato Andrea Zoppini per capire se il sempre allora ministro Claudio De Vincenti potesse assumere la guida dell’Autorità per l’Energia. Quel parere dice che si può fare perché l’Autorità in questione è da ritenere un’amministrazione dello Stato e non un ente pubblico in senso stretto. Con questa stessa motivazione, quindi, a Savona non dovrebbe essere negata la presidenza della Consob.

Altro possibile ostacolo: la legge Madia del 2015. Ma una circolare interpretativa della stessa ex ministra gioca a favore del governo gialloverde. Il divieto previsto per un pensionato di assumere incarichi dirigenziali e direttivi in enti pubblici, se non a titolo gratuito e per il massimo di un anno (il mandato alla Consob dura 7 anni), decade se l’incarico è conferito da “organi costituzionali”. E dato che l’incarico è conferito dal capo dello Stato, organo costituzionale, ecco che anche il secondo ostacolo è superato. C’è poi la questione dell’incompatibilità prevista dal decreto legislativo 39 del 2013, secondo cui l’incarico di presidente non può essere attribuito a chi, nei due anni precedenti, ha svolto “in proprio attività professionali, se queste sono regolate, finanziate o comunque retribuite dall’amministrazione o ente che conferisce l’incarico”. Savona ha lavorato per il fondo Euklid fino a maggio 2018 e tra l’altro il fondo è un soggetto vigilato dalla Consob. Su questo punto insiste il Pd nel ritenere la designazione del governo non accettabile. Ma fonti di governo spiegano che anche su questo si è trovata una soluzione.

Spetterà alle commissioni Finanze di Camera e Senato fare le opportune valutazioni e poi alla Corte dei Conti. Poi la delibera di nomina dovrà essere firmata da Sergio Mattarella. Un percorso previsto dalla legge, che il Governo spera di portare a compimento il prima possibile. Alla Consob manca un presidente da settembre scorso e considerato il ruolo strategico che i 5 Stelle vogliono affidare all’Authority, quello di arbitro intransigente a tutela dei risparmiatori coinvolti nei crac bancari, l’urgenza è presto spiegata. Qualcuno, tra le fila dei 5 Stelle, non ha gradito la soluzione trovata: avrebbe voluto Minenna presidente, ma alla fine la maggioranza dentro al Movimento ha avuto la meglio. Una poltrona per due per uscire dallo stallo e non fare deflagrare la questione dentro lo stesso Movimento ma anche nei rapporti delicati con la Lega.

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