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Venezuela, Conte sceglie la via europea ma non fino in fondo: a Bucarest l’Italia pone il veto al riconoscimento Ue di Guaidò

Venezuela. Maduro ha l'esercito, Guaidò la Costituzione
Juan Guaido e Nicolas Maduro

Sul Venezuela Giuseppe Conte si allinea al lavoro dell’Alto Rappresentante europeo per la politica estera Federica Mogherini. Ma non basta. Nel governo gialloverde ci sono ancora troppi veti incrociati tra M5s e Lega sulla crisi divenuta ormai internazionale tra il presidente Nicolas Maduro e il presidente autoproclamato Juan Guaidò. E quindi il presidente del Consiglio non può andare avanti fino in fondo sulla via europea annunciata stamane con una nota di Palazzo Chigi. Infatti, al consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue a Bucarest l’Italia blocca con il suo veto la proposta di riconoscere Guaidò presidente ad interim del Venezuela fino a nuove elezioni.

Si trattava di una proposta avanzata dal ministro degli esteri svedese Margot Wallstrom. Per approvarla, serviva l’unanimità di tutti gli Stati membri dell’Ue. La Grecia, che come il governo Conte non ha preso le distanze da Maduro, non si è opposta esplicitamente. L’Italia invece sì e ha bloccato il riconoscimento europeo di Guaidò, un riconoscimento che – essendo espresso dai ministri dei paesi dell’Unione e dunque dai governi – avrebbe avuto un valore comunitario e diplomatico, a differenza della mozione approvata ieri dal Parlamento europeo che non è vincolante.

Stamane in una nota ufficiale, la presidenza del Consiglio aveva tentato di chiarire la posizione del governo. “L’Italia, in linea con la Dichiarazione adottata dall’Alto Rappresentante UE a nome dei 28 Paesi membri il 26 gennaio scorso, ribadisce la sua massima preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Venezuela – recita la nota – A tal fine si ricorda che l’Italia non ha mai riconosciuto le elezioni presidenziali tenutesi nel maggio 2018 e ribadisce la necessità di indire quanto prima nuove elezioni presidenziali”.

Dunque, onore al lavoro del commissario europeo Federica Mogherini, che ha costituito un gruppo di contatto tra Unione europea e America latina per gestire la crisi diplomatica. “L’Italia – si sottolinea ancora nella nota del governo – in qualità di membro del Gruppo di Contatto istituito in occasione della Riunione dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea a Bucarest, è a favore di ogni iniziativa diplomatica che favorisca un sollecito, trasparente e pacifico percorso democratico ed eviti lo stallo nel Paese nel primario interesse di tutto il popolo venezuelano e della numerosa comunità italiana che vi risiede. L’Italia auspica infine che ogni sforzo collettivo sia mirato a non alimentare le divisioni interne al Paese e nell’ambito della Comunità internazionale”.

Ma tutto questo non è servito a risolvere le contraddizioni in seno alla maggioranza di governo.

Ieri al voto dell’Europarlamento sulla mozione voluta fortemente dal presidente Antonio Tajani, mozione non vincolante che riconosce Guaidò come presidente ad interim e chiede nuove elezioni, gli eurodeputati del M5s si sono astenuti. Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare pentastellato e vicepresidente del Parlamento europeo, la spiega così: “Siamo per un processo politico, far prevalere la mediazione e il dialogo, conciliazione anche in seno all’Onu: siamo preoccupati che qualche stato possa tentare di forzare la mano, lanciandosi in avventure militari dal dubbio esito. Per questo, pur condividendo le preoccupazioni dal punto di vista umanitario, abbiamo deciso di restare prudenti e di astenerci”. E questo, dice Castaldo, non vuol dire stare con Maduro: “Non siamo né pro Maduro né contro Maduro. Siamo per la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto e ribadiamo che siamo per la mediazione. Non vogliamo soluzioni militari, non vogliamo ulteriori interventi, magari finalizzati a tutelare ‘interessi inconfessabili'”, visto che il Venezuela “è molto ricco di petrolio, non è un Paese come gli altri”.

“Noi non vogliamo arrivare al punto di riconoscere un soggetto che non è stato votato dal popolo come presidente”, dice il vicepremier, Luigi Di Maio. “In questi anni – continua – siamo stati già scottati da ingerenze di stati occidentali in altri Stati. In Venezuela il cambiamento lo decidono i cittadini, noi siamo dalla parte della pace, della democrazia, dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni”.

Né con Maduro, né con Guaidò è la linea che oggi viene ribadita anche dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano del M5s: “E’ inutile insistere con questa stupida narrazione che ci vuole con Maduro e contro Guaidò. Siamo quanto di più distante possiate immaginare da questo gioco e per quanto ci riguarda il Venezuela potrebbe essere guidato dal Sig. X. L’unica verità è che il governo italiano ha un solo interesse: salvaguardare la vita e la stabilità del popolo venezuelano, con la sua enorme comunità italo-venezuelana, e dell’intera regione latinoamericana”.

Se fosse solo così, si potrebbe dire che la linea espressa da Palazzo Chigi, compreso il veto contro Guaidò a Bucarest, rispecchia la posizione dell’Alto Rappresentante Mogherini, che fin dall’inizio ha evitato di scegliere tra Maduro e il capo dell’opposizione autoproclamatosi presidente sottolineando che questa scelta sta agli Stati dell’Ue e non alla Commissione europea. Ma in questo nuovo capitolo della saga venezuelana in salsa italiana, è la Lega a entrare in contraddizione.

Solo sabato scorso Matteo Salvini aveva condiviso l’ultimatum di Francia, Spagna e Germania a Maduro: se entro 8 giorni non saranno convocate nuove elezioni i tre Paesi Ue riconosceranno Juan Guaidò presidente. Ne era seguito uno scontro frontale con il pentastellato Alessandro Di Battista: “L’ultimatum è una stronzata, Salvini fa il sovranista ma poi avalla Macron”.

Ma ieri all’Europarlamento anche la Lega si è astenuta sulla mozione voluta da Tajani, incredibilmente. “Lo abbiamo fatto perché non hanno approvato i nostri emendamenti a tutela degli italiani che vivono in Venezuela”, dice la capogruppo a Bruxelles Mara Bizzotto. Oggi comunque Salvini non risponde all’appello lanciato da Guaidò in un’intervista a Rainews24 affinché “l’Italia mi riconosca presidente”. Per giunta, la Lega si ritrova a dovere ‘ingoiare’ il veto italiano alla proposta svedese che altrimenti sarebbe passata al vertice di Bucarest.

L’altro sottosegretario agli Esteri, il leghista Guglielmo Picchi, oggi dice che “la posizione del Governo Italiano sul Venezuela è quella espressa da Giuseppe Conte e dal ministro Moavero e si riflette in quella della Ue. Altri che non hanno competenza geografica e politica sul Venezuela pur rispettando loro opinione parlano a titolo personale”. E aggiunge: “La posizione italiana è chiara: non riconosciamo esito elezioni presidenziali in Venezuela. Nuove elezioni sono necessarie. Caro Roberto Fico no a terza via. Maduro deve lasciare”.

Già, ma se Conte non può andare fino in fondo sulla via europea, a causa dei veti incrociati tra Lega e M5s, anche il Carroccio deve fermarsi a metà strada, a un passo dal riconoscimento di Guaidò. Un minestrone che non fa una posizione chiara e netta.

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