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Venezuela, la situazione dopo il colpo di stato

Venezuela. Maduro ha l'esercito, Guaidò la Costituzione
Juan Guaido e Nicolas Maduro

Il presidente Maduro ha respinto gli ultimatum giunti da Stati Uniti e da altri Stati esteri e ha spiegato che le prossime elezioni si terranno nel 2025, alla scadenza naturale del suo mandato.

Juan Guaidó non potrà lasciare il paese. A stabilirlo è il procuratore generale Tarek William Saab, che ha chiesto alla Corte Suprema del paese di aprire un’indagine su Guaidò. Saab è molto vicino al presidente Nicolàs Maduro. Oltre al divieto di lasciare il paese, tra le misure restrittive ai danni del presidente dell’Assemblea Nazionale di Caracasa vi è anche il congelamento dei conti correnti e il sequestro dei beni mobili e immobili di Guaidò.

“Non si tratta né di una nuova minaccia contro di me, né di una nuova minaccia contro questo Parlamento”, ha risposto Guaidó parlando con i giornalisti davanti all’Assemblea Nazionale. “Non è che sottovaluto la possibilità di finire in prigione, ma disgraziatamente non c’è nulla di nuovo sotto il sole: l’unica risposta del regime è la repressione e la persecuzione”. “Il regime di Maduro è al suo ultimo stadio. Non dovete sacrificarvi per l’usurpatore e la sua gang! Pensate a voi stessi, alla vostra carriera, al futuro dei vostri figli e nipoti”, ha scritto poi Guaidò su Twitter.

Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sulla compagnia di Stato petrolifera del Venezuela e hanno intimato ai militari di accettare un pacifico cambio di potere.Il leader dell’opposizione Guaidò, che può contare sul supporto degli Usa, ha invece preso il controllo degli asset venezuelani all’estero. 2

I rapporti tra Stati Uniti e Maduro continuano a deteriorarsi: il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha avvertito che in caso di minacce alla vita e alla sicurezza di Juan Guaidò quella degli Usa sarà “una forte reazione”. Bolton ha anche riconosciuto Carlos Vecchio come incaricato d’affari del Venezuela del leader dell’opposizione.

Intanto Guaidò ha invitato la popolazione a scendere per le strade del paese e a manifestare contro Maduro mercoledì e sabato: l’autoproclamato presidente chiederà l’appoggio delle forze armate, mentre nel fine settimana scade l’ultimatum delle Nazioni Unite per nuove elezioni.

Sulle tensioni in corso in Venezuela è intervenuto anche Papa Francesco, che chiede di mettere fine alle violenze, ma non si schiera con i vescovi venezuelani, che hanno preso posizione contro il presidente in carica, Nicolas Maduro.

“Io do il mio sostegno a tutto il popolo venezuelano, che si trova in sofferenza: se cominciassi a dire ‘date retta a questi paesi o a quegli altri’, entrerei in un ruolo che non conosco e sarebbe una grave mancanza di prudenza pastorale da parte mia”, ha dichiarato Bergoglio durante il viaggio di ritorno dalla sua visita ufficiale a Panama.2

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha giudicato “insolenti” i Paesi europei che gli hanno imposto un ultimatum di otto giorno per convocare nuove elezioni pena il riconoscimento del suo oppositore, Juan Guaidò.

In un’intervista alla Cnn turca il dittatore del Venezuela ha dichiarato: “Quei Paesi europei insolenti dovrebbero ritirare il loro ultimatum”. Ha inoltre giudicato “incostituzionale” l’autoproclamazione di Guaidò a presidente a interim del Paese.

E dopo gli Stati Uniti anche Israele ha deciso di riconosce il presidente autoproclamato Guaidò, leader del Venezuela. Lo ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu, evidenziando di voler seguire la decisione presa dagli Usa.2

Si apre una nuova frattura diplomatica tra Stati Uniti e Russia: Mosca ha accusato Washington di aver organizzato un colpo di Stato contro il loro alleato Maduro. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha risposto chiedendo a tutti i paesi di sostenere Guaidò, riconosciuto da Trump come legittimo presidente fin dall’inizio della crisi e ha invitato”tutte le nazioni di mettere fine ai loro rapporti finanziari con il presidente venezuelano Nicolas Maduro”.

Intanto, Spagna, Francia e Germania hanno espresso una posizione comune, schierandosi contro Maduro, la cui rielezione è stata contestata dall’Unione europea. La stessa Ue ha posto un ultimatum al capo dello Stato venezuelano, invocando la convocazione di nuove elezioni.

Il governo di Caracas ha tuttavia rigettato categoricamente l’ultimatum: “Nessuno ci può dire se delle elezioni vanno convocate oppure no”, ha detto il ministro agli Esteri, Jorge Arreza, intervenendo alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. E ancora: “Chi siete voi per lanciare un ultimatum ad un governo sovrano? È un’ingerenza infantile”.

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