Centrosinistra

Della Vedova eletto segretario di +Europa

Della Vedova eletto segretario di +Europa: "Da soli alle Europee.
Benedetto Della Vedova

“Federalismo, mercato, solidarietà, giustizia, diritti”. Sono le cinque parole d’ordine sulle quali costruirà il rilancio di +Europa il nuovo segretario Benedetto Della Vedova, eletto oggi al termine di una tre giorni congressuale molto accesa. Alla fine, Della Vedova ha raccolto 1278 voti dagli iscritti giunti a Milano per partecipare all’assise, pari al 55,7%, superando gli altri candidati alla leadership Marco Cappato (693 voti, 30,2%) e Alessandro Fusacchia (324 preferenze, 14,1%).

“Da questo congresso esce una +Europa più forte una forza plurale e vitale che supera una fase transitoria, diventando un soggetto politico vero e proprio e non più una semplice lista elettorale. C’è stata una discussione molto franca tra forze di ispirazione e abitudini diverse, ma in questi giorni abbiamo parlato soprattutto all’esterno, dando prova di una qualità del confronto e dell’approfondimento dei temi non comuni nella politica italiana oggi”.

Vinto il congresso, adesso non sarà facile per lei gestire i rapporti con una forza storicamente strutturata quanto “indisciplinata” come quella dei Radicali. Qualche contestazione c’è stata anche in sala al momento della sua proclamazione…

Questa non è una forza radicale, ma è il partito dei Radicali, così come dei liberali e dei riformatori. Quando siamo partiti, sembrava insensato che si potesse costruire un soggetto politico con un nome così. Oggi la realtà rende sempre più evidente che l’alternativa a quello che sta venendo avanti si costruisce partendo dalle scelte che prendiamo in Italia in relazione alla visione che abbiamo dell’Europa. Su questo siamo tutti d’accordo. Poi in un congresso che si è voluto di iscritti presenti, ovviamente la capacità di mobilitarsi è stata un vantaggio e non si può pensare che ci siano iscritti più iscritti di altri. Qualche polemica post congressuale potrebbe anche essere fisiologica, ma non vedo a rischio la sopravvivenza di +Europa, non sarebbe la risposta a un congresso e una mobilitazione straordinari. Poi ciascuno è responsabile delle sue scelte…

Emma Bonino le ha dato una mano ieri, lanciando un appello unitario alla platea.

Assolutamente. Ma le scelte unitarie sono state fatte non per ipocrisia o convenienza, bensì per convinzione.

Chiederà a Cappato di candidarsi alle europee?

Assolutamente sì. Marco sa benissimo che la popolarità che si è conquistato sul campo rappresenta un patrimonio, che solo un folle potrebbe pensare di non valorizzare.

Come si presenterà +Europa alle elezioni di maggio?

La spinta che è arrivata dal congresso e l’idea che io stesso ho presentato è di una +Europa che crede in se stessa. La direzione di marcia quindi è verso una presentazione autonoma. È una sfida, ma non è impossibile. Possiamo rischiare di non superare lo sbarramento del 4%, ma sarebbe un risultato importante se una lista che sia chiama +Europa si affermasse nel Paese che – come dice Steve Bannon – è il “cuore della rivoluzione nazional-populista”.

Nel corso del vostro dibattito congressuale, avete più volte individuato in Salvini il vostro avversario, mentre sono stati meno citati i Cinquestelle. Fate una distinzione tra i due partiti al governo?

Non ho fatto un calcolo delle citazioni. Per quanto mi riguarda, non c’è nessuna differenza e la loro alleanza non è casuale. Sono due demagogie complementari e sovrapposte e dal mio punto di vista non c’è una differenziazione né di pericolosità, né per la necessità di costruire un’alternativa.

La vostra linea economica rimane marcatamente liberale, in una fase in cui prevalgono forme di protezione declinate in maniera diversa da destra e sinistra. Non è facile prendere voti così…

La protezione dei cittadini più deboli può essere illusoria o sostenibile. Il tema di redistribuzione del reddito si sta riproponendo in maniera più forte, ma l’assistenzialismo a debito è fasullo e pericoloso, a maggior ragione quando cronicizza o addirittura incentiva la situazione di bisogno, come fa il reddito di cittadinanza. Le nuove politiche sociali per essere efficaci devono essere europee, con un budget più significativo da costituire con risorse proprie dall’Ue, a partire ad esempio dal fisco per i giganti del web. La classica politica di coesione europea, che fa una perequazione tra Paesi a partire dal reddito pro capite, deve essere ripensata, perché la coesione di cui dobbiamo preoccuparci è anche all’interno di Paesi ad alto reddito come l’Italia, dove le disuguaglianze aumentano.

Quindi fa bene il governo ad alzare la voce in Europa?

Al contrario. Per chiedere politiche europee di questo tipo devi essere credibile e non litigare con gli altri, altrimenti non vai da nessuna parte. Di Maio e Salvini invece sembrano fare a gara a chi è più Tafazzi e fa male all’Italia, intraprendendo grottesche guerre di propaganda contro la Francia e ricercando alleanze con chi, come Austria e Ungheria, è nostro nemico sul dossier immigrazione.

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