Mondo

Venezuela. Maduro ha l’esercito, Guaidò la Costituzione

Venezuela. Maduro ha l'esercito, Guaidò la Costituzione
Juan Guaido e Nicolas Maduro

Stamattina i venezuelani si sono svegliati con due Presidenti. Nella storica giornata di ieri lo sconosciuto Juan Guaidó, leader del partito di opposizione Voluntad Popular, si è autoproclamato presidente esautorando dalla carica Nicholas Maduro. Mentre giurava sulla Costituzione di fronte alla folla che riempiva le strade di Caracas, Maduro esortava i suoi sostenitori a resistere contro il golpe ordinato – secondo lui – dagli Stati Uniti.

Nel corso del 2017 il Venezuela fu attraversato da un periodo di feroci scontri tra manifestanti antigovernativi e forze di polizia. Nonostante centinaia di persone uccise e migliaia ferite, Maduro riuscì a reprimere la protesta e accentrare ancora di più il proprio potere.

Ma la giornata di ieri è stata diversa da qualsiasi altra manifestazione d’opposizione avvenuta nel recente passato in Venezuela perché ha testimoniato l’isolamento di Maduro in sud America. La fine del ciclo della sinistra latina, iniziato proprio negli anni 2000 con la vittoria di Chávez in Venezuela, ha condotto i paesi più influenti della regione – Brasile, Argentina, Colombia e Cile – ad avere governi di orientamento politico diametralmente opposto a Maduro. Già ad inizio gennaio Mike Pompeo, Segretario di Stato statunitense, non aveva nascosto di aver discusso con il neo-Presidente del Brasile Jair Bolsonaro le strategie per incrementare la pressione sul governo autoritario di Caracas, rendendo evidente una svolta storica nei macro-equilibri della regione. Non sorprende quindi che la maggioranza dei paesi della regione – ad eccezione di Bolivia e Nicaragua – abbia riconosciuto Guaidó come nuovo presidente del paese.

Nonostante Maduro non possa più contare su una rete di solidarietà regionale, continua ad avere l’appoggio di alcuni attori internazionali di grande rilievo. La Cina e la Russia hanno criticato aspramente l’intromissione americana negli affari interni del Venezuela confermando il loro riconoscimento al governo di Maduro. Entrambe le due potenze hanno enormi interessi economici oltre che geopolitici con Caracas. Il Venezuela deve a Pechino più di 375 mila barili di petrolio al giorno per ripagare i debiti contratti con la Cina e che ammontano a più di 50 miliardi di dollari. Pechino teme inoltre che con un governo filo-americano a Caracas possa perdere il rapporto privilegiato che ora Maduro le garantisce nella cooperazione commerciale di materie prime – petrolio e cobalto, soprattutto.

In una logica di influenza globale Pechino e Mosca continuano a vedere il non-allineamento di Caracas con gli Usa come un’opportunità geopolitica importante. Infatti, sebbene gli Usa abbiano imposto un embargo sull’esportazione di armi al Venezuela fin dal 2006, Caracas ha importato più di 2 miliardi di dollari in armamenti da Cina e Russia.

Il Venezuela sta attraversando una crisi economica che è divenuta velocemente umanitaria. Dal 2015 la valuta nazionale di Caracas ha perso circa il 99.9% del suo valore rispetto al dollaro, trascinando il paese verso un regime di iperinflazione che si avvicina al milione percentuale. Con il crollo del prezzo del petrolio da 100 dollari al barile nel 2014 a 40 dollari nel 2017, il paese è sprofondato in una crisi lancinante. La produzione petrolifera è caduta da 2.5 milioni barili al giorno nel 2015 a 1.1 milioni di barile nel 2017 a causa della mancanza di investimenti pubblici ed esteri.

Senza le rendite dall’esportazione di petrolio, il governo di Maduro ha cercato di mantenere la spesa pubblica monetizzando il disavanzo pubblico, causando così una maggiore inflazione. Le conseguenze della politica economica sconsiderata di Maduro hanno colpito il popolo venezuelano che ha sempre maggiori difficoltà ad accedere a beni di prima necessità.

Il governo statunitense ha anche introdotto delle sanzioni che hanno peggiorato le condizioni economiche di Caracas con il fine di esercitare una maggiore pressione sul governo di Maduro. Nel 2017 Trump ha approvato delle sanzioni che hanno impedito allo stato venezuelano e alle aziende statali di Caracas di finanziarsi nel mercato finanziario americano. Nel 2018 le sanzioni hanno anche colpito l’industria venezuelana dell’oro che negli ultimi anni si era rivelata una fonte preziosa per Maduro per accedere a valuta estera e rimpolpare le casse dello stato.

Maduro non riuscirà ad uscire da questo momento di profonda crisi con la stessa facilità del 2017. La pressione interna e internazionale è divenuta ancora più calzante, lasciando Maduro più isolato e più in bilico di come non lo sia mai stato. Il nodo sul quale si giocherà ora la partita democratica a Caracas sarà l’atteggiamento dell’esercito venezuelano. Guaidó è consapevole che senza l’appoggio di una parte delle forze armate la sua rivolta non potrà durare: per conquistare il loro supporto ha infatti già dichiarato che garantirà l’impunità per i militari che si uniranno a lui. Malgrado più fonti abbiano riportato notizie di un crescente malcontento nell’apparato militare contro Maduro, ad oggi gli alti ranghi dell’esercito sembrano essere ancora fedeli al governo.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.