Europa

Lettonia, nasce il nuovo esecutivo di coalizione, dopo la crisi di governo più lunga dalla proclamazione dell’indipendenza

Lettonia, nasce il nuovo esecutivo di coalizione, dopo la crisi di governo più lunga dalla proclamazione dell’indipendenza
Lettonia, nasce il nuovo esecutivo di coalizione, dopo la crisi di governo più lunga dalla proclamazione dell’indipendenza

Il Parlamento in Lettonia ha votato la fiducia, questa settimana, al nuovo governo di coalizione dei cinque partiti di centrodestra, quasi quattro mesi dopo le elezioni generali: mettendo fine allo stallo sulla formazione del gabinetto di questa piccola nazione, dalla   scena politica altamente frammentata. Con 39 voti su 61 voti, il Seima, il Parlamento nazionale composto da 100 membri, ha dato via libera al governo di maggioranza del Primo Ministro Arturs Krisjanis Karins.

Il Partito socialdemocratico Armonia, favorito dalla minoranza russa, è il primo partito del Paese, dopo aver vinto le elezioni del 6 ottobre con quasi il 20% dei voti. È stato, comunque, lasciato all’opposizione: scelta, questa, indicativa delle tensioni esistenti tuttora  tra lettoni e comunità russa, in un Paese profondamente segnato da 50 anni di occupazione sovietica, terminata con l’indipendenza dichiarata nel 1991. Altra forza esclusa dal governo è l’Unione dei Verdi e dei Contadini (ZZS), una coalizione di partiti ruralisti, conservatori ed euroscettici.

Karins, un cinquantaquattrenne con doppia cittadinanza lettone-statunitense, nato a Wilmington, Delaware, laureato in Linguistica presso la University of Pennsylvania, è un membro del partito della Nuova Unità, che ha il minor numero di seggi in parlamento. L’anomalia della guida del Governo affidata a un membro del partito di minoranza si spiega considerando appunto la grande frammentazione del sistema politico lettone: come in Svezia, per formare un nuovo esecutivo è stata indispensabile una coalizione tra partiti anche molto diversi tra loro.  Oltre al Nuovo Partito Conservatore (JKP),  al Partito populista “A chi appartiene lo Stato?”( !KPVLV) e a Nuova Unità, prenderanno parte all’esecutivo anche la coalizione Attīstībai/Par! (letteralmente, “Sviluppo/Per”) ed il partito Alleanza Nazionale (Nacionālā Apvienība– NA), del giovane Raivis Dzintars.

Prima del voto, Karins ha dichiarato che il suo governo considererà prioritario il processo di pulizia nel settore bancario della Lettonia: segnato, nel 2018, da gravi scandali che hanno attratto l’attenzione di Washington, alleato chiave della NATO e membro dell’UE. Non farlo sarebbe “una minaccia per l’intera società” lettone, ha detto il Premier all’emittente pubblica lettone LSM.

Lo scorso anno, Washington ha inserito nella sua lista nera la banca lettone ABLV, per essersi presumibilmente sottratta alle sanzioni nei confronti della Corea del Nord e per le transazioni illecite effettuate con clienti russi e provenienti dalle ex repubbliche sovietiche. Come se non bastasse, anche il capo della Banca Centrale del Paese è indagato per corruzione.

Secondo la principale agenzia di stampa baltica, BNS, questo è stato il processo di formazione di governo più lungo da quando la Lettonia ha riacquistato l’indipendenza: Karins è stato il terzo candidato Premier incaricato, dopo le elezioni, dal presidente Raimonds Vejonis di formare il governo. Governo che sembra orientato a mantenere la Lettonia su posizioni di politica estera filoeuropeiste e filostatunitensi, nonché piuttosto anti-russe: “La Lettonia continuerà la sua corsa euro-atlantica”, ha dichiarato il nuovo premier di fronte ai cento deputati.

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