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Piero Angela fa 90

Piero Angela: "La vita dopo la morte? Esiste nella memoria delle persone che ti conoscono. Se muoiono prima, sei finito"
Piero Angela

Gentilezza sabauda, portamento da conduttore stile vecchia Rai, parlantina semplice eppure coinvolgente: tratti, questi, che hanno contribuito a fare di Piero Angela una vera e propria istituzione. Antesignano di tutti i divulgatori scientifici televisivi, e padre della star (e sex symbol) Alberto Angela, il 22 dicembre compie 90 anni. E nel corso dei decenni ha saputo ideare, grazie alla sua mente curiosa e sempre attenta, una lunga serie di programmi molto apprezzati dal grande pubblico, a partire dal mitico Quark, introducendo la computer grafica nei documentari quando solo poche produzioni cinematografiche hollywoodiane provavano ad addomesticarla e dando vita in anni recenti nella sua Torino un corso extrascolastico per formare la classe dirigente del futuro. Non solo: si è anche misurato con la sceneggiatura di un film e ha ingaggiato, prima di tutti, una lotta serrata alle fake news che lo ha portato a fondare il Cicap (organizzazione che fa luce su presunti fenomeni paranormali). Insomma, Piero Angela è un vero enciclopedico. Non c’è settore che, nei suoi 90 anni, non abbia toccato. Ecco perché le curiosità sul suo conto abbondano, raccolte con dovizia di particolari nel suo libro autobiografico Il mio lungo viaggio – 90 anni di storie vissute (Mondadori). Qui ne raccontiamo 10.Per i suoi (quasi) 90 anni, Piero Angela suona “As time goes by”.

Piero Angela spegne 90 candeline, un traguardo ragguardevole. Eppure rischiò di morire di polmonite quando aveva poco più di un anno. Come racconta nel libro: «Mia sorella Sandra mi ha raccontato di avere ancora oggi negli occhi quella scena: ero nel mio lettino bianco, pallido e guardavo con aria triste un piccolo carosello con appesi cavalieri di latta che giravano lentamente. Le mie difese immunitarie vinsero quel primo torneo, rilasciandomi un biglietto di ingresso nella vita». Nell’Italia degli Anni 20 anche una infezione poteva essere fatale. Proprio in quel periodo il biologo Alexander Fleming iniziava i suoi studi sulla penicillina, ma la commercializzazione dei primi antibiotici era ancora lontana. Anche le operazioni chirurgiche erano molto primitive: «Quando mi ruppi una tibia», scrive ancora Angela, «i tronconi non si saldavano e dovettero rioperarmi. Senza anestesia. Ricordo ancora oggi il dolore di quell’intervento».

C’è un aneddoto che pare avere avuto un ruolo fondamentale nella formazione di Piero Angela: da bambino ricevette in regalo i 10 volumi dell’Enciclopedia dei ragazzi. La sua attenzione si focalizzò immediatamente sul libro dei Perché?. «Probabilmente», ammette il divulgatore, «lì è nato il piacere di capire tante cose, con spiegazioni semplici».

Sembra impossibile, eppure Piero Angela non ha mai amato troppo la scuola: «Mi sono annoiato molto e studiavo il minimo necessario per la sopravvivenza». Per sua stessa ammissione, non è mai stato conquistato dal modello scolastico: «Oggi si studiano le scienze, ma non la scienza. Cioè, si impara matematica, chimica, biologia, scienze naturali, ma non il metodo della scienza: la sua etica, il ruolo che ha nella società, nell’economia, nella cultura». Quindi continua: «Ho troppo rispetto per gli insegnanti, che fanno un lavoro difficile, spesso poco gratificante e poco pagato, per dire che è l’insegnamento a non essere fatto bene, dico solo che quando ho studiato io mancava un “pezzo”: quello capace di trasformare l’istruzione in cultura […] senza il piacere di “imparare a pensare”». La sua “trasformazione” avvenne solo negli anni successivi: «Diventai un vero secchione dopo, nella vita, perché ero motivato a farlo, passando notti a leggere, scrivere, riassumere come se avessi dovuto sostenere gli esami».

Un altro aneddoto curioso riguarda la permanenza per tre anni della famiglia Angela, in fuga da una Torino devastata dalle bombe durante gli anni della Seconda Guerra mondiale, nel manicomio che il padre, Carlo, dirigeva a San Maurizio Canavese. In quella stessa clinica, sempre suo padre nascose numerosi ebrei facendoli passare per internati, rischiando in prima persona le ritorsioni nazifasciste. «Onestà assoluta, senso del dovere, libertà di pensiero e schiena dritta. Erano queste», ricorda Piero Angela, «le parole non dette che mi ha trasmesso».

Il giovane Piero Angela non solo era uno studente svogliato, ma non aveva nemmeno alcuna intenzione di imparare a suonare il pianoforte, sebbene sia un buon musicista: «L’insegnamento era noioso e punitivo. A un certo punto, quando arrivava la maestra, io e mia sorella Sandra cominciammo a chiuderci in bagno. Fine delle lezioni». Però «ormai il piano era stato comprato e ripresi a suonarlo da solo, a modo mio. Cominciai a divertirmi».

Come la passione per la scienza e quella per il piano, anche l’arrivo di Piero Angela in Rai fu determinato dal caso. Alla fine del 1951 fu infatti coinvolto dal radiocronista Gigi Marsiconell’ideazione di un programma sulla storia del jazz. Lo stesso Marsico lo invitò a fare un provino per diventare cronista. Il resto è storia: nel ’55 iniziò a fare il corrispondente dall’estero, attività che lo impegnò per i successivi 13 anni in giro per l’Europa (per questo il figlio Alberto è nato a Parigi), durante la quale ha assistito in prima persona a eventi ormai raccolti nei libri di storia, come il processo di formazione dell’Unione europea e i relativi intoppi (il delicato frangente della «politica della sedia vuota» voluta da Parigi) o la crisi di Algeri.

La carriera da corrispondente lo portò a visitare diverse zone calde del mondo e a misurarsi con situazioni molto difficili. Sul finire degli Anni 60, mentre si trovava in Iraq, venne arrestato assieme alla troupe con l’accusa di spionaggio a causa di alcune immagini rubate a una raffineria di petrolio. Furono portati in un locale in cui si trovava una grande gabbia al cui interno erano rinchiuse non meno di 15 persone. «Dall’aspetto poco raccomandabile», scrive Angela nel libro. «Scherzando, ma non troppo, dissi all’operatore e al fonico che se avessimo dovuto passare lì la notte saremmo dovuti restare schiena contro schiena». Precauzione non necessaria: dopo diverse ore di interrogatorio e il sequestro del materiale girato, furono tutti rilasciati.

Ben altre emozioni le hanno riservate i viaggi negli Usa per documentare le missioni Apollo 7, 8, 9, 10, 11 e 12. Periodo che trascorse lavorando gomito a gomito con la collega Oriana Fallaci che Angela già conosceva dai tempi di Parigi. «Ebbi il privilegio di assistere in diretta a due delle sue famose “sfuriate colleriche”», racconta, «[…] Oriana era fatta così».

In pochi sanno che Piero Angela ha scritto anche la sceneggiatura del film Il giorno prima, un dramma fantascientifico che racconta la convivenza sempre più difficile di un gruppo di persone costrette a vivere 20 giorni in un rifugio atomico senza contatti con l’esterno. Per la verità, nonostante la premessa interessante (si potrebbe persino rinvenire in filigrana il concept alla base della trasmissione televisiva Grande Fratello), la pellicola non ebbe grande successo al botteghino ma, come ha ammesso lui stesso, la colpa era da attribuire alle numerose riscritture subite dalla sceneggiatura.

Nel 2009, durante la preparazione di un programma sulla vita di Leonardo Da Vinci, Piero Angela si imbatté in un piccolo bozzetto glossato ai margini di una pagina di un quadernetto cinquecentesco. Per alcuni studiosi quel disegno stato un autoritratto giovanile del genio. Il fatto diventò un giallo emozionante.

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