Guerra

Il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria

Trump shock: "Non voglio immigrati da Haiti, El Salvador e Africa, sono cesso di Paesi".

Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato mercoledì che le truppe americane hanno sconfitto l’autoproclamato Stato islamico in Siria. Pochi, però, sono d’accordo con lui.

Vari esperti hanno criticato l’affermazione di Trump, affermando invece che la lotta contro l’Isis – conosciuto in arabo come Daesh – è tutt’altro che finita.

Ecco le principali reazioni.

Francia

In una serie di tweet il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha detto che l’Isis “è più debole che mai. (…) Ma non è stato cancellato dalla mappa, dobbiamo sconfiggere definitivamente e militarmente le ultime sacche di questa organizzazione terroristica”.

Regno Unito

Il governo britannico ha espresso più o meno le stesse considerazioni in un comunicato in cui si legge che, sebbene la colazione che lotta contro l’Isis abbia riconquistato ampie fasce di territorio, “resta ancora molto da fare e non dobbiamo perdere di vista la minaccia che rappresentata dall’Isis. Anche senza un proprio territorio, Daesh rimarrà una minaccia”.

Forze democratiche siriane

Le Forze Democratiche Siriane (SDF) – l’alleanza delle milizie curde e arabe sostenuta dagli Stati Uniti – hanno detto che “la sconfitta finale dell’Isis non è ancora stata raggiunta” e che il ritiro degli Stati Uniti “influenzerà negativamente la campagna contro il terrorismo”.

In un comunicato le SDF hanno sottolineato che la decisione di Trump “avrà gravi ripercussioni che influenzeranno la stabilità e la pace nel mondo” e hanno chiesto un maggiore sostegno da parte della coalizione internazionale.

14.000 combattenti

Lina Khatib, responsabile del Middle East and North Africa Programme presso il think tank londinese Chatham House, ha detto a Euronews che secondo le stime del governo americano “nella sola Siria ci sono attualmente 14.000 combattenti dell’Isis, più altri in Iraq”.

Per Khatib, il ritiro degli Stati Uniti permetterà al gruppo terroristico di “rigenerarsi” in Siria, il che potrebbe innescare una nuova fase di attacchi in tutta la regione e altrove, con l’obiettivo di dimostrare che lo Stato Islamico è ancora potente e che “è una forza con cui fare i conti”.

“Uno spreco”

Charles Lister, direttore del programma per la lotta al terrorismo e all’estremismo del Middle East Institute di Washington, ha bollato la decisione di Trump di ritirarsi come “ingenua”.

“Tutto ciò per cui gli Stati Uniti hanno combattuto in Siria andrà sprecato”, ha scritto Lister su Twitter: “Torneremo lì tra qualche anno al massimo”.

Lister ha detto che la decisione è “musica per le orecchie dell’Isis, di Assad, della Russia e dell’Iran”, ma ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero rimanere coinvolti nel conflitto siriano in un’altra veste.

Ulteriori complicazioni

Anche Francesca Fabbri, esperta in Medio Oriente dell’European Policy Centre di Bruxelles, è convinta che il ritiro degli Stati Uniti “getterà le basi per un tentativo di rinascita dell’Isis”, il che creerà “ulteriori complicazioni” nel conflitto interno siriano ma anche all’interno della regione.

L’altra complicazione che Fabbri ha segnalato a Euronews è che il ritiro degli Stati Uniti “lascerà campo libero alla Turchia per attaccare le forze curde, alleate di Washington contro lo Stato Islamico nella zona”. La Turchia, che ha etichettato diversi gruppi curdi come organizzazioni terroristiche, è entrata nel conflitto siriano nell’estate del 2016. La scorsa settimana il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto in un discorso televisivo che il paese potrebbe presto avviare un’operazione contro un’enclave curda nel nordest della Siria.

“Complicare gli accordi politici”

Secondo Ruslan Mamedov, membro dell’International Affairs Councilcon di Mosca, la decisione di Trump potrebbe rafforzare le relazioni tra la Turchia e gli Stati Uniti. Mamedov si aspetta inoltre che si giunga ad un accordo tra i curdi siriani e Damasco per normalizzare le relazioni in cambio di alcuni territori. Tutto ciò però “complicherà ogni ulteriore accordo politico tra Mosca e Ankara sulla Siria”.

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