Giustizia

Ddl Anticorruzione, via libera della Camera: è legge

Ddl Anticorruzione, via libera della Camera: è legge
Ddl Anticorruzione, via libera della Camera: è legge

Via libera della Camera al ddl Anticorruzione, che diventa legge. L’Aula della Camera ha definitivamente approvato il testo con 304 voti a favore, 106 contrari e 19 astenuti. Dopo il voto c’è stato un lungo abbraccio tra Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede mentre i deputati M5S applaudivano. Vuoti i banchi di Fi. Fdi si è astenuta. Il leader della Lega Matteo Salvini era uscito dall’emiciclo poco prima.  «Niente sarà più come prima, finora gli onesti erano stati trattati da fessi, ma adesso cambia tutto». Così il vicepremier Luigi Di Maio davanti alla Camera per celebrare l’approvazione della legge anticorruzione.

E’ legge dunque uno dei cavalli di battaglia dei 5 stelle. Ampiamente rispettato il timing annunciato dal guardasigilli Alfonso Bonafede che, dopo la cancellazione al Senato della norma che depotenziava il reato di peculato, aveva assicurato il via libera definitivo entro Natale. Un sì che arriva in tempo per lo ‘Spazzacorrotti Day’, con tanto di banchetti e gazebi targati M5s in piazza, fissato per il prossimo 22 dicembre.

Per «celebrare» quello che i pentastellati definiscono «un provvedimento epocale», i deputati, subito dopo il voto, escono dalla Camera e festeggiano davanti a Montecitorio insieme a Di Maio e Bonafede. Oltre alla sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2020, altri punti centrali della legge sono il Daspo a vita per corrotti e corruttori e l’allargamento della platea di reati per i quali è prevista anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sono poi previsti casi di non punibilità per chi corrompe, ma poi denuncia i fatti volontariamente o dà indicazioni utili per individuare gli altri responsabili.

C’è il cosiddetto agente sotto copertura, che potrà intervenire anche nella lotta ai reati contro la Pa e che non è punibile per eventuale attività di infiltrazione. Quindi scatta l’obbligo di rendere pubbliche le donazioni a partiti e movimenti politici che superano i 500 euro l’anno.

L’esame alla Camera del provvedimento, che è poi tornato al Senato per via di un emendamento di riforma del peculato che era stato introdotto a sorpresa in commissione con voto segreto, è andato spedito. Sono state respinte le uniche tre proposte di modifica presentate (due delle quali a scrutinio segreto) e la maggioranza «blindata» stavolta ha tenuto. A «sorvegliare» le votazioni perché non ci fossero sorprese, sono stati, dai banchi del governo, Luigi Di Maio, Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini. Quest’ultimo ha lasciato l’emiciclo poco prima del voto finale, segnato da un fragoroso applauso dei 5S e da un lungo abbraccio tra Di Maio e Bonafede che ha dedicato questa legge «ai nostri giovani» e «agli italiani che si spaccano la schiena».

Al momento del voto FI ha abbandonato l’Aula perché, come ha spiegato Enrico Costa, «noi non siamo complici dell’ omicidio del processo penale». La Lega non si è spellata le mani, mentre l’opposizione confida nella Corte costituzionale perché il testo cambi. «La legge cosiddetta spazzacorrotti approvata oggi andrebbe più correttamente chiamata legge spazzagaranzie», sottolinea Alfredo Bazoli del Pd.

Durante il flash mob improvvisato dai 5 stelle dopo il voto, al quale non si uniscono i leghisti né Salvini, spuntano cartelli con la scritta Spazzacorrotti-Bye bye corrotti, Attenzione – Cambiamento in corso e uno striscione che recita Spazzacorrotti prima vera legge Anticorruzione dai tempi di mani pulite. «Niente sarà più come prima, finora gli onesti erano stati trattati da fessi, ma adesso cambia tutto», urla Di Maio, che ringrazia la Lega e aggiunge: «Con questa legge rimettiamo un po’ di merito di nuovo al centro delle politiche pubbliche dello Stato». Poi, sentendo un elicottero che sorvola la piazza, ironizza: «Sta andando a prendere i primi corrotti grazie alla nostra legge». Una legge che per il ministro della Giustizia «è solo l’inizio: ora arriverà la riforma del processo penale, perché questo abbia tempi brevi, certi e ragionevoli».

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