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Pamela Rendi-Wagner segretaria Spo, per la prima volta dopo 130 anni una donna alla guida

Pamela Rendi-Wagner  segretaria Spo, per la prima volta dopo 130 anni una donna alla guida
Pamela Rendi-Wagner

Per la prima volta nei suoi 130 anni di storia il Partito socialdemocratico austriaco (Spö) vedrà una donna alla guida. La designazione è venuta ieri mattina all’unanimità dalla presidenza del partito e si dà per scontato che sarà confermata sia dalla direzione federale, convocata per martedì, sia dal congresso.

La nuova segretaria è Pamela Rendi-Wagner, 47 anni, medica, già ministra della Sanità nel precedente governo a guida Spö. Non ha alle spalle una carriera nel partito. Si era iscritta all’Spö soltanto un anno e mezzo fa, nel momento in cui era stata invitata a far parte del governo, e questo è sicuramente un suo elemento di debolezza, perché dovrà guidare una macchina che non conosce dall’interno e in cui sarà vista da alcuni come un corpo estraneo.

Ma, del resto, pare che non vi fosse altra scelta. Il ricambio al vertice si era reso necessario all’improvviso quattro giorni fa, dopo le dimissioni a sorpresa del segretario in carica (ed ex cancelliere) Christian Kern. Il vuoto andava rapidamente colmato. Nei giorni scorsi si sono intrecciate frenetiche telefonate tra Vienna e la periferia.

Tra i papabili alla successione vi era in primo luogo Peter Kaiser, governatore della Carinzia, il solo esponente socialdemocratico ad aver trionfato alle due ultime elezioni (nel 2013, quando ha posto fine all’era Haider, e quest’anno), mentre l’Spö ha collezionato una sconfitta dopo l’altra in tutte le altre elezioni nazionali e locali. Ma Kaiser ha detto no: ha un compito da svolgere in Carinzia e non potrebbe guidare il partito andando avanti e indietro tra Klagenfurt e Vienna.

L’altro papabile era Hans Peter Doskozil, molto popolare in Austria per aver inviato l’esercito a fermare i profughi alla frontiera quando era ministro della Difesa (era stato lui ad aver pensato di schierare i panzer al Brennero). Ma anche Doskozil ha detto no: sta per diventare governatore del suo Land, il Burgenland.

C’era infine Doris Bures, seconda presidente del Parlamento. Anche lei ha rifiutato: aspira alla carica di presidente della Repubblica, quando si rivoterà tra quattro anni, e non vuole assumere un incarico partitico che la priverebbe di quell’immagine “super partes”, che tenta faticosamente di costruirsi per essere eletta alla Hofburg.

Pamela Rendi-Wagner, dunque, checché ne dicano quelli che l’hanno proposta, è una quarta scelta. È una donna capace, come si è visto quand’era ministra, ma dovrà guardarsi le spalle. Dovrà rimettere in piedi un partito in crisi, che la crisi dei profughi ha acuito, e dovrà farlo sapendo di non poter contare sull’aiuto di tutti. Quasi una missione impossibile.

Ieri mattina, nell’accettare l’incarico, ha parlato di “un grande onore”, senza aggiungere altre. Rilascerà le sue prime dichiarazioni alla stampa soltanto martedì, dopo la nomina anche da parte della direzione federale.

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