Europa

Francia: scontri e lacrimogeni sugli Champs-Elysées

Francia: scontri e lacrimogeni sugli Champs-Elysées
Francia: scontri e lacrimogeni sugli Champs-Elysées

Guardando in lontananza l’Arco di Trionfo avvolto da fumogeni colorati sembrerebbe quasi di assistere ai festeggiamenti per la vittoria della Francia ai mondiali di questa estate, ma non appena ci si avvicina lo spettacolo è ben diverso, con violente scene di guerriglia alternate a momenti di panico generale.

Oggi a Parigi e in molte altre zone della Francia i gilet gialli inaugurano il secondo atto della loro protesta, cominciata una settimana fa e proseguita attraverso un’inedita mobilitazione nazionale. Il movimento nato spontaneamente sul web contro i rincari del carburante continua la sua marcia, senza un leader o un partito che lo guidi. Come nei giorni scorsi, a scendere in strada sono soprattutto i francesi delle zone rurali e periferiche, stanchi di una politica considerata inefficace e lontana dai problemi reali.

Sugli Champs Elysées l’atmosfera è tesa fin dalle prime ore del mattino. I manifestanti hanno disertato in massa gli Champs de Mars, indicati dalle autorità come unico luogo autorizzato per il raduno, e si sono riversati sull’avenue più famosa di Parigi nel tentativo di raggiungere la blindatissima Place de la Concorde, a pochi metri dall’Eliseo. Ad attenderli un imponente dispositivo di sicurezza, dispiegato per contenere la loro avanzata. Oltre ai casseur che in passato hanno già disturbato diverse manifestazioni, la polizia teme la presenza di un centinaio di militanti di estrema destra che potrebbero contribuire ad aumentare le tensioni.

“Siamo in Francia, abbiamo il diritto di manifestare dove vogliamo!”, afferma Paul, imprenditore sulla quarantina, spiegando che l’imposizione data dalla prefettura “è una trappola” per tenere sotto controllo l’evento. Ma neanche il tempo di finire la frase che cominciano le prime cariche della celere, in reazione al lancio di sassi e bottiglie di vernice. In molti scappano, qualcuno protesta contro gli agenti, che per tutta risposta fanno avanzare i camion con gli idranti.

Così, davanti alle scintillanti vetrine di Louis Vuitton e Gucci già addobbate per Natale, comincia una battaglia urbana tra forze dell’ordine e sparuti gruppi di manifestanti, probabilmente casseur infiltrati, mentre il resto dei gilet gialli si disperde nelle vie laterali fuggendo dai gas. Alcuni di loro sono persi, non sanno bene dove andare mentre si coprono gli occhi dal gas lacrimogeno.

“Dite che Marine Le Pen è cattiva, ma i veri cattivi siete voi”, urla a squarciagola una signora evidentemente impaurita contro un gruppo di poliziotti. E proprio la leader del Rassemblement National (ex Front National), oggi è stata accusata dal ministro dell’Interno, Christophe Castaner, di aver incitato i militanti di estrema destra a scendere in strada per creare disordini. Affermazioni immediatamente rispedite al mittente, con la Le Pen che ha definito il ministro “responsabile” di una “strategia della tensione”. “Condanno le violenze ma la smettano di utilizzarle contro il movimento”, ha poi aggiunto la leader.

A metà pomeriggio arriva un bilancio provvisorio del Ministero dell”Interno: i partecipanti in tutto il paese sono 81mila, di cui 8mila a Parigi. Un numero irrisorio se paragonato ai 244mila registrati la scorsa settimana alla stessa ora. Le forze dell’ordine hanno proceduto al fermo di 35 persone, mentre i feriti sono stati 8, di cui 2 gendarmi.

Intanto, sugli Champs Elysées continuano i disordini. I gilet gialli hanno dato alle fiamme le barricate erette con materiale trovato sulla strada, creando uno scenario surreale. “Macron dimissiona” cantano i cori, mentre qualcuno azzarda una marcia verso il palazzo presidenziale dell’Eliseo. I manifestanti son decisi a rimanere nonostante le reazioni della celere. “Passeremo tutta la notte qui se necessario, ma non ci muoveremo”, afferma un ragazzo parlando al telefono.

“Questi qui non sono black bloc, ma semplici manifestanti che si sono difesi”, dice Yann, notando che per il momento “gli eleganti negozi sugli Champs Elysées non sono stati saccheggiati”. “I francesi non possono rimanere seduti sul divano a guardare in televisione quello che succede, abbiamo tutti le stesse rivendicazioni”, spiega poi questo quarantenne parigino. Ma non tutti sono d’accordo sulle responsabilità dei disordini. Claire, studentessa di Rouen poco più che ventenne, ricorda che “doveva essere una manifestazione pacifica” ma “molti gilet gialli sono anche casseur”. Tuttavia, nonostante gli scontri, la ragazza si mostra decisa a continuare: “non ci muoviamo, saremo qui fino a quando non ci sentiranno”.

Sebbene la mobilitazione sia stata molto più debole rispetto a quella della settimana scorsa, il movimento dei gilet gialli continua la sua protesta. Secondo un sondaggio diffuso ieri, il 77% dei francesi ritiene la manifestazione di oggi legittima. Un dato in crescita, che guadagna tre punti percentuali in più rispetto a sette giorni fa.

L’Eliseo ha fatto sapere che il presidente Emmanuel Macron, rimasto fino a questo momento in disparte sull’argomento, dovrebbe annunciare nuove misure martedì per rendere a transizione ecologica “accettabile e democratica” per tutti.

Un primo gesto di distensione, a cui dovranno seguirne degli altri per riuscire a calmare il malcontento dilagante dei gilet gialli, che per il momento non sembrano avere intenzione di abbandonare gli Champs Elysées e promettono di continuare la mobilitazione fino a questa notte.

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