Giustizia

Anticorruzione, la Camera approva la legge. La Lega non applaude. Ora passa al Senato

Camera respinge Legge Comunitaria 2010
Anticorruzione, la Camera approva la legge

La Camera approva il progetto di legge Anticorruzione e lo trasmette al Senato. Dove grillini e leghisti hanno un accordo per cancellare la norma sul peculato, sospettata di favorire alcuni dirigenti leghisti sotto processo per questo reato. Una modifica introdotta a scrutinio segreto contro il parere del governo e del relatore di maggioranza.

Il testo dovrebbe quindi tornare a Montecitorio per la terza lettura. Hanno votato a favore 288 deputati, contro 143. Somma dei voti espressi dai deputati della Lega e del M5s; contro i gruppi del Pd, Fi, Fdi, Leu, del gruppo Misto e del Maie.

L’Aula ha accolto in maniera abbastanza tranquilla l’esito del voto. Ma dai banchi della Lega non è partito neanche un applauso. Entusiasmo invece dei 5Stelle. Al momento della votazione finale, al banco dei ministri c’erano Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede e Paolo Savona. Il ministro Bonafede esulta. “Sono soddisfatto e orgoglioso, oggi è un bel traguardo per l’Italia anche se siamo ancora in prima lettura”, dice.

Il testo approvato a Montecitorio prevede l’inasprimento delle sanzioni per corrotti e corruttori, fino all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dagli appalti pubblici, il Daspo e il ricorso ad agenti “sotto copertura” nelle indagini.

“Adesso chi sbaglia, grazie al Daspo perpetuo, non avrà più niente a che fare con la Pubblica amministrazione”, rivendica in aula la grillina Angela Salafia, che ricorda come queste norme sarebbero chieste dall’Europa e da altre organizzazioni internazionali.

In questo schema, la maggioranza ha voluto inserire anche la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Inserimento che ha suscitato molte polemiche sia per il metodo usato che per la sostanza della norma.

L’entrata in vigore della norma, infatti, è stata posticipata al 1° gennaio 2020. E dovrebbe essere collegata, come ha annunciato il ministro della Giustizia Bonafede, ad una riforma del processo penale. 

La terza parte del disegno di legge è relativa ai finanziamenti ai partiti politici e alle fondazioni. E anche questo è stato oggetto di scontro e confronto in Aula. Con un vivace confronto fra le opposizioni e i grillini sulla militanza e il modello organizzativo e politico dei Cinque Stelle. 

Anche per questo nella sua dichiarazione di voto finale il dem Alfredo Bazoli ha detto: “Eravamo disposti al dialogo, ma vi siete dimostrati interessati alla democrazia diretta, dove diretta non è un aggettivo ma un participio, anche se sarebbe meglio parlare di democrazia eterodiretta”. 

Un dibattito dove è più volte risuonato il nome di Davide Casaleggio, della sua azienda e del suo rapporto con i Cinque Stelle. Con le opposizioni che accusano governo e maggioranza di volere uccidere i partiti politici e le loro forme di militanza e di finanziamento, mentre nel testo non c’è alcuna norma relativa al “moderno” intreccio fra società commerciali, uso dei big data e governo della propaganda sulla Rete. 

“Per i 5 stelle vale il principio orwelliano: in questa fattoria siamo tutti uguali ma c’è qualcuno che è più uguale degli altri. Non a caso, gli emendamenti dei colleghi Maschio-Varchi che introducevano criteri di massima trasparenza anche per la Casaleggio Associati e la piattaforma Rousseau sono stati bocciati, pur avendo ottenuto molti voti a favore”, commenta Fabio Rampelli, Fratelli d’Italia. 

Il testo prevede comunque una stretta sui finanziamenti. Tutti quelli sopra i 500 euro dovranno essere pubblicati sui siti dei partiti o delle istituzioni per cui si vota. Con l’opposizione che grida al rischio di una schedatura di massa dei militanti di partito. Alla fine c’è stato però un allentamento per quanto riguarda i contributi e il lavoro dei militanti.

Le opposizioni hanno detto no, nonostante aperture del governo, ad alcune norme dell’articolo 1 che erano state accantonate. La più importante è sicuramente l’esclusione del reato di traffico di influenze dall’elenco delle materie a cui si applica l’impunibilità in caso di denuncia per corruzione.

Fratelli d’Italia esulta perché è passato un emendamento che impedisce alle cooperative di finanziare i partiti politici. “La pacchia è finita, non ci saranno più casi Buzzi”, dicono.

Alla fine M.Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia, attacca duramente: “Questo provvedimento è una vera e propria mistificazione. Volete passare dallo Stato di diritto allo Stato etico. Ma con il vostro provvedimento state andando verso la Stato etilico. L’agente sotto copertura agisce come un grimaldello”. 

Passa la richiesta di Forza Italia e Pd di cancellare l’impunità per l’agente sotto copertura che agisce senza autorizzazione o in violazione della legge. Scende da 6 mesi a 4, dal compimento del reato, il tempo massimo in cui bisogna autodenunciare casi di corruzione e collaborare con la giustizia. Nel testo adesso si specifica che le prove prodotte da chi denuncia non devono essere solo “utili”, ma “utili e concrete”.

Forza Italia ha ottenuto anche l’esclusione dei condannati per alcuni reati contro la Pubblica amministrazione dall’assegnazione al lavoro esterno, dai permessi premio e dalle misure alternative alla detenzione.

Le opposizioni lanciano l’allarme sul rischio ‘schedatura degli iscritti e tesserati ai partiti. Ma il Movimento 5 stelle nega che sia questa l’intenzione del comma 6 dell’articolo 10 del ddl sulla trasparenza dei partiti che prescrive l’obbligo per i partiti e i movimenti politici di trasmettere annualmente i rendiconti e i relativi allegati alla Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti di cui alla legge del 2012 varata durante il governo Letta. Il dubbio sorge proprio sul termine ‘allegati’: cosa sono? Cosa contengono?

E’ in sostanza la richiesta delle opposizioni, che insistono nella richiesta di avere garanzie e specificazioni sul punto.Proprio le forti critiche delle opposizioni tutte, hanno indotto il relatore pentastellato, Francesco Forciniti, ad intervenire: “non esiste da nessuna parte la schedatura degli iscritti o tesserati, sono richiami a obblighi già vigenti, e la trasmissione dei dati non viene fatta al governo ma alla Commissione indipendente, già esistente, e che non subisce ingerenze dal governo o da organi politici”.

Parole che però non sono sufficienti a placare le preoccupazioni delle forze di minoranza. In particolare, il Pd ha più volte insistito affinché fosse il governo a garantire la mancanza di un intento schedatorio degli iscritti. Ma il governo, rappresentato in Aula sia dal Guardasigilli Alfonso Bonafede che dal sottosegretario alla Giustizia Vittorio ferraresi, è rimasto in silenzio.

1 risposta »

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.