Lgbt

Mariasilvia Spolato, muore da clochard la prima italiana che dichiarò la propria omosessualità

Mariasilvia Spolato, muore da clochard la prima italiana che dichiarò la propria omosessualità
Mariasilvia Spolato

«Amo una donna». Mariasilvia Spolato fu la prima a dirlo in Italia. Era l’8 marzo 1972 ed esplodevano in tutta Europa le rivendicazioni femministe contro la cultura patriarcale ancora dominante nel nostro paese. Quello che oggi si chiama “coming out” le costò tutto: amore, lavoro, legami familiari. Sino a finire per strada, come senzatetto, vagando per le strade – ai margini della società – alla ricerca di libri e giornali da leggere. In tanti a Bolzano l’avranno vista per anni aggirarsi intorno alla stazione, con le buste cariche di appunti, quaderni, pennarelli e matite. Senza sapere probabilmente che gran donna fosse e quale pesante passato portava sulle spalle quella figura anziana, resa un po’ burbera dalle vicissitudini della vita, avvolta nel giaccone a vento e col cappellino di lana calcato in testa anche a Ferragosto. Ora la città si sta mobilitando per organizzare i funerali ma forse sarebbe passata inosservata anche la notizia della sua morte, lo scorso 31 ottobre, se non l’avesse appresa e comunicata ai media Lorenzo Zambello, l’unico fotografo a cui la Spolato permise di lasciarsi immortalare, nei suoi ultimi anni. «Tutti gli operatori di Villa Armonia (la clinica di viale Trento in cui era ricoverata, ndr) sono rimasti colpiti e addolorati, Silvia aveva conquistato i cuori di tutti – racconta -. E stato un grande onore per me poterla fotografare: non amava essere ripresa, è stata lei a venire da me».

Un grande coraggio pagato a caro prezzo: perdere tutto, inclusa la testa, per non rinunciare a se stessa. Allontanata dalla compagna, rinnegata dalla famiglia per lo scandalo, licenziata per «indegnità» dal Ministero dell’Istruzione: sembra incredibile oggi, per una professoressa universitaria di matematica, laureata con 110 e lode; autrice di saggi, articoli accademici e di manuali per gli studenti pubblicati da Fabbri e Zanichelli; fondatrice nel ’71, con Angelo Pezzana, della rivoluzionaria rivista Fuori. Eppure sono passati poco più di 30 anni. Trent’anni in cui è stata lasciata sola e abbandonata, in fondo, anche dalle stesse generazioni di attivisti che ha contribuito a formare. Le associazioni per i diritti lgbt la ricordano in questi giorni sui social come una «martire dimenticata» delle loro battaglie, ancora attuali nel rinovato clima omofobico che si respira in Occidente. «Mariasilvia Spolato è stata una delle più significative pioniere nella battaglia per il diritto all’esistenza e al riconoscimento sociale delle persone gay e lesbiche in Italia» afferma l’organizzazione GayLib. «Ci ha insegnato ad essere liberi – dichiara il movimentoPiù Europa – e che i diritti, una volta conquistati, bisogna difenderli perché sempre minacciati. Ciao Mariasilvia, grazie per averci indicato la strada per l’arcobaleno».

Categorie:Lgbt

Con tag:

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.