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Tanzania, aperta la caccia ai gay

Tanzania, aperta la caccia ai gay
John Magufuli

Una settimana di tempo per scovare gli omosessuali e chiuderli in carcere a vita o almeno per 30 anni. Per la “caccia alle streghe” è stata creata una squadra speciale di sorveglianza che setaccerà i social network per individuare i “colpevoli”, un team operativo dal 5 novembre, che include agenti di polizia, psicologi e membri del Tanzania Communication Regulatory Authority e del Tanzania Film Board.

Makonda ha invitato tutti i cittadini a cancellare qualsiasi materiale pornografico dai loro cellulari entro questa settimana, precisando che il governo sta intervenendo perchè i rischi legati all’attività sessuale ostacolano lo sviluppo nel Paese. “Ho informazioni sulla presenza di molti omosessuali nella nostra provincia” ha detto ai giornalisti Makonda “datemi i loro nomi e il mio team inizierà a mettere le mani su di loro a partire dalla prossima settimana. Lo faccio in nome di Dio“.

Omosessualità illegalesecondo gli articoli 154-157, in vigore dall’era coloniale, con una pena fino a 14 anni di prigione. Nel 2004 è stata introdotta una nuova legge che prolunga la prigionia fino a 25 anni. L’omosessualità femminile non viene menzionata ma è comunque punita. L’anno scorso Magufuli ha detto che tutti dovrebbero condannare questi comportamenti deviati “anche le mucche”.

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1 risposta »

  1. In quella follia che è l’omofobia, in Tanzania capita che nei primi sette giorni dall’annuncio della creazione di una milizia incaricata di dare la caccia ai gay, circa cinquemila cittadini abbiano contattato le autorità per denunciare vicini e conoscenti.
    In Tanzania l’omosessualità viene punita con l’ergastolo, eppure sembra che migliaia di persone sarebbero pronte a condannare qualcuno per la sola “colpa” di amare. Il 31 ottobre scorso era stato il governatore Makonda ad aver invitato i tanzanesi a denunciare gli omosessuali, promettendo che in quel modo li avrebbe arrestati tutti in una settimana.
    Ad oggi, dieci uomini sono stati arrestati perché accusati da altri cittadini di aver celebrato un matrimonio tra due uomini nell’isola di Zanzibar.

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