Centrosinistra

Martina al Forum Pd: “Mio lavoro finito. Subito l’assemblea”

Martina al Forum Pd: “Mio lavoro finito. Subito l’assemblea”
Maurizio Martina

Le uniche cose certe uscite dalla due giorni milanese dei Dem sono le dimissioni di Maurizio Martina che aprono la fase congressuale e la data dell’11 novembre per l’Assemblea nazionale del Pd che ne deve decidere il timing. Per il resto si va in ordine sparso tra chi vorrebbe un listone aperto del partito alle europee e chi chiede meno divisioni all’interno del partito. Maurizio Martina nel suo assai applaudito discorso conclusivo mena fendenti contro «questo governo che fa una manovra da ladri di futuro, perchè compromette giovani e donne di questo Paese». Apre all’ipotesi di una lista aperta alle europee: «Con la fatica di tanti e non di uno solo costruiremo una proposta popolare, democratica, europeista e progressista e batteremo in Italia il mostro che si aggira per l’Europa». Ma quello che davvero chiede Maurizio Martina è un cambio di passo: «Io non sono un rivoluzionario, ma la radicalità è tratto necessario delle sfide che abbiamo davanti». 

Nella kermesse andata avanti due giorni nel Mall sotterraneo, sotto i grattacieli di Porta Nuova, la parola d’ordine dei quadri del partito che affollavano la platea era quasi una sola: «Basta divisioni. Basta litigare per una poltrona e una cordata. Ritroviamo l’unità del partito». Certo chiudere i conti col passato non è mica facile. Una signora si stringe nell’impermeabile mentre diluvia, alla fine del Forum: «Del mio circolo non ho visto nemmeno un renziano». Ma forse non è un caso che gli interventi più stimolanti, quelli che hanno ricevuto più applausi, siano arrivati da un Dem senza più incarichi parlamentari, un sindaco che non si è mai iscritto al partito e un filosofo che dal partito è uscito da tempo.

Gianni Cuperlo della sinistra del partito è il primo a chiedere che si cambi rotta: «C’è un fantasma che aleggia sul congresso, quello di Matteo Renzi. Non abbiamo bisogno di una nuova cordata di potere ma di una nuova proposta che si opponga a questa destra. L’unità ha senso nella chiarezza. Abbiamo bisogno di un nuovo paradigma perchè siamo davanti a un avversario pericoloso».  

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala invita ad alzare la testa e a darsi una mossa: «Voglio un opposizione dura. Voglio un segretario subito perchè un segretario, al prossimo caso Lodi (il sindaco leghista contestato per la mensa negata ai bambini stranieri non in regola con la documentazione, ndr), mette 200 persone fuori dal municipio finchè il sindaco non cambia idea. Questa è opposizione, non solo sulle pagine dei giornali ma in piazza». 

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