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Tre crepe nei 5stelle

Tre crepe nei 5stelle

Ogni provvedimento ha la sua fronda. Ogni ministro ha i suoi ministri ombra. Ogni detto ha il suo contraddetto. E tutto si gioca dentro il Movimento 5 Stelle: governo e opposizione. Il malcontento nei confronti dello stato maggiore grillino, che siede nel consiglio dei ministri, è trasversale. È sì riconducibile a quell’area vicina a Roberto Fico ma restringere tutto al presidente della Camera sarebbe riduttivo se si pensa che tale dissenso sul merito dei provvedimenti, dal decreto fiscale a quello sicurezza, non si era mai visto prima. Per non parlare del caso Tap che dentro il Movimento ha aperto una spaccatura tra attivisti e parlamentari pugliesi, tra questi ultimi e il governo che ha appena dato il via libera al gasdotto.

Il decreto fiscale è solo l’ultimo caso divampato quest’oggi. Carla Ruocco si è vista poco a Italia 5 Stelle. Sabato sera ha fatto un breve passaggio al Circo Massimo, domenica invece totalmente assente. Erano le ore più calde sul condono fiscale, quelle del consiglio dei ministri e l’ingresso trionfante di Luigi Di Maio, che ha evitato un condono di due milioni e mezzo per chiudere l’accordo sul mezzo milione, non ha convinto diversi grillini.

A distanza di qualche giorno la presidente della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco e il senatore dell’omologa commissione Elio Lannutti dicono che “il decreto dovrà essere modificato rispettando i principi ispiratori del Movimento 5 Stelle. Molte delle disposizioni del provvedimento all’esame del Senato sono contrarie ai nostri valori” che sono invece “duri ed intransigenti nel contrasto dei soggetti che frodano l’erario”.

Davanti all’ennesima critica e presa di distanza, Di Maio si infuria. Di fronte alle telecamere prova però a mantenere il sangue freddo cercando di smorzare la polemica. Le critiche di Ruocco e Lannutti? “Chiaramente significa che non ci provi nessuno a buttarci dentro nessuna schifezza”, dice il vicepremier. Il problema però per Ruocco non è ciò che eventualmente sarà inserito dal Parlamento, piuttosto la deputata M5s, da sempre vicina a Roberto Fico, vede come fumo negli ciò che è stato licenziato dal consiglio dei ministri.

Le parole del capo politico non sembrano sufficienti a circoscrivere la fronda, anche perché oggi è intervenuto lo stesso presidente della Camera sul tema sicurezza: “Anche nei momenti difficili – ha detto in una replica indiretta a Matteo Salvini sul caso dell’omicidio di Desirée – non ci vogliono ruspe ma più amore e fatica nelle idee e nella partecipazione. Essere costantemente nei quartieri difficili senza lasciare mai nessuno solo”.

Nei giorni scorsi era stato il senatore Gregorio De Falco, insieme a Paola Nugnes e a Elena Fattori, a dire “no” ad alcune delle norme contenute nel decreto sicurezza, chiedendo di aumentare di un anno il diritto al permesso di soggiorno e rifiutandosi di ritirare i suoi emendamenti che stravolgono il provvedimento voluto da Matteo Salvini e approvato dal consiglio dei ministri. Oggi la battaglia continua davanti alle proposte di modifica ancor più stringenti presentate dal governo e dal relatore della maggioranza. E infatti dalla fronda è stata depositata un’altra proposta di modifica che rende obbligatorio e vincolante il parere dell’Agenzia delle nazioni unite per i rifugiati, Unhcr, sulla lista dei paesi sicuri. Proprio mentre il governo sta provando ad allargare le maglie dei paesi di provenienza ritenuti sicuri, così da poter mandare indietro chi arriva sulle nostre coste, l’opposizione interna grillina mette un’altra mina sulla strada del provvedimento Salvini.

La sinistra grillina, sensibile al tema dell’immigrazione, potrebbe farsi sentire nel voto parlamentare. Già De Falco giorni fa ha annunciato il suo voto contrario se il testo rimarrà così com’è e, di fronte al pericolo di vedere al Senato un vero e proprio gruppo organizzato con l’intento di mandare sotto il governo, Di Maio ha mandato i suoi emissari per parlare con i più critici. Da una parte del tavolo di un bar nei pressi di palazzo Madama si sono seduti Cristina Belotti – portavoce di Luigi Di Maio – e Dario De Falco, caposegreteria di palazzo Chigi e braccio destro del leader del Movimento 5 Stelle. Dall’altra parte i senatori De Falco, Nugnes e Morra. La discussione è stata piuttosto animata e non risolutiva, tanto che De Falco ieri sera ha incontrato anche il premier Giuseppe Conte.

Mentre divampa ancora la polemica sul decreto sicurezza è scoppiata una nuova guerra interna sul gasdotto Trans-Adriatico. Il ministro Costa e il premier Conte annunciano che il Tap si farà perché non ci sono profili di irregolarità. I parlamentari pugliesi M5s Lello Ciampolillo, Saverio De Bonis e Sara Cunial scoppiano di rabbia: “Sulla Tap il ministro Costa sbaglia ancora. La mancata ottemperanza di varie prescrizioni risulta evidente. Confidiamo quindi nel lavoro della magistratura”. Il ministro leccese Barbara Lezzi, da sempre No-Tap, che su questo territorio ha vinto una campagna elettorale anche grazie al no al gasdotto, aveva garantito che insieme a Conte sarebbe andata in Puglia per annunciare quanto deciso. Oggi Loredana Fasano del Meet up di Bari dice: “È meglio se da queste parti non si fanno più vedere”. E tutti gli attivisti chiedono le dimissioni dei parlamentari pugliesi, a loro volta in piena polemica con il governo.

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