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Brasile, vince l’estrema destra di Bolsonaro

Jair Bolsonaro conquista il Brasile. Il candidato di estrema destra ha vinto le elezioni presidenziali battendo il rivale Fernando Haddad, che non è riuscito nella difficilissima impresa di rimontare il divario di 18 milioni di voti di differenza del primo turno. Sulla scia dell’avversione verso la sinistra dell’ex presidente Lula da Silva, oggi in carcere, l’ex capitano dell’esercito ha sfondato un po’ ovunque con dieci punti di distacco secondo gli exit poll (56% contro 44%); l’hanno votato nel Sud industriale e nelle zone rurali del Centro-Ovest, ma anche nelle periferie delle grandi metropoli. Nonostante i suoi 28 anni passati in Parlamento, dove ha cambiato nove partiti, si è proposto come il paladino anti-sistema, mettendo insieme i nostalgici della dittatura, gli elettori evangelici, i produttori rurali, i poveri della favelas esasperati per la violenza dilagante.


Bolsonaro con la moglie Michelle

Il suo slogan è stato «Il Brasile prima di tutto, Dio su tutti», una nuova versione del «Dio, patria e famiglia» caro ai regimi militari degli Anni Settanta. Con pochi soldi per la campagna e pochissimo spazio in televisione, ha puntato tutto sulla rete, scommessa felice in uno dei paesi più connessi al mondo. Seguendo i consigli preziosi del guru della nuova destra populista globale Steve Bannon, che si è riunito in agosto con suo figlio Eduardo a New York, la corsa di Bolsonaro è passata dalle dirette quotidiane su Facebook all’invio in massa di fake news contro Haddad via WhatsApp pagate, secondo quanto rivelato da un recente scoop del quotidiano «Folha de Sao Paulo» da imprenditori a lui vicini. Su questa vicenda il tribunale elettorale ha aperto un’inchiesta, ma i tempi sono biblici. «Se verrà provato uno schema di finanziamento illecito della campagna – ha spiegato uno dei giudici della Corte – annulleremo l’esito del voto, ma questo lo vedremo solo dall’anno prossimo».L’attentato che ha subito agli inizi di settembre lo ha messo fuori gioco per una ventina di giorni ma gli è servito per schivare i dibattiti televisivi, che non ha mai gradito data la sua scarsissima preparazione e oratoria. Fernando Haddad ha fatto una campagna più che dignitosa, appellandosi alla coscienza democratica dei brasiliani. Mentre Bolsonaro prometteva la persecuzione dei suo avversari il professore scelto da Lula ha cercato di salvare la dignità di un partito travolto dagli scandali di corruzione. Da lui potrebbe partire l’opposizione al governo più reazionario dalla fine della dittatura militare. Nella lista dei nemici dichiarati di Bolsonaro ci sono i contadini senza terra, i sindacati, gli organismi in difesa dei diritti umani, gli agenti statali che vigilano sulla preservazione dell’Amazzonia. In seconda battuta i giornalisti d’inchiesta, i professori universitari e gli artisti vicini al Pt. La sua spina dorsale risiede invece nelle potenti lobby delle chiese evangeliche, dei produttori di armi, dei militari e dei grandi latifondisti e allevatori. Ma al di là della mano dura e della difesa dei valori della «famiglia tradizionale» il Brasile ha bisogno di riforme, in primis quella delle pensioni, possibili solo con un ampio lavoro di rifinitura ed alleanze tra i trenta partiti presenti in Parlamento. E allora il Capitano dovrà scendere a patti con la vecchia politica, se non vorrà essere l’ennesima avventura tropicale nel Paese più grande dell’emisfero Sud.

Il Brasile chiude con l’epoca di Lula e del Pt. Adesso domina la destra. Una destra estrema, populista, razzista. La gente ha votato. Ha scelto il Messia. Ha puntato tutto su di lui. E lui, l’ex capitano dell’Esercito, è già pronto a raccogliere la sfida.  Si fanno i nomi dei primi ministri del prossimo governo che entrerà in carica il prossimo primo gennaio. Paulo Guedes, economista, alle Finanze. Il generale Augusto Heleno, alla Difesa. Il deputato Onyx Lorenzoni alla Casa civile, una sorta di primo ministro.

PUBBLICITÀinRead invented by TeadsImmediata la reazione di Salvini: “Anche in Brasile i cittadini hanno mancato a casa la sinistra! Buon lavoro al presidente Bolsonaro, l’amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi sarà ancora più forte”. Lo scrive il leader della Lega su Twitter complimentandosi con Jair Bolsonaro per l’elezione a presidente del Brasile. “E dopo anni di chiacchiere, chiederò che ci rimandino in Italia il terrorista rosso Battisti”, ha twittato il ministro leghista.

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