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Trump rottama lo storico trattato nucleare con la Russia: «Serve una nuova intesa»

Trump rottama lo storico trattato nucleare con la Russia: «Serve una nuova intesa»
Trump rottama lo storico trattato nucleare con la Russia: «Serve una nuova intesa»

È una delle pietre miliari del disgelo che portò alla fine della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Un trattato firmato nel 1987 a Washington da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov per limitare il numero dei missili dispiegati in Europa, frutto dello storico vertice tra i due leader svoltosi l’anno prima a Reykjavik. Ora Donald Trump è pronto a rottamarlo, per spianare la strada a un riarmo degli Usa soprattutto in chiave anti-Cina.

E se è vero che Mosca da anni viola gli impegni presi 31 anni fa, lo strappo di Washington rischia di riaprire una nuova corsa agli armamenti e di innescare una nuova guerra fredda con Mosca e Pechino. «Porremo fine all’intesa che Mosca viola da anni», ha annunciato il presidente americano confermando le voci che erano circolate nelle ultime ore. E una volta ritiratisi dall’Intermediate Range Nuclear Forces Treaty (Inf) gli Stati Uniti cercheranno una nuova intesa con Russia e Cina, «altrimenti – ha minacciato Trump – anche noi cominceremo a sviluppare nuovi armamenti.

La formalizzazione dell’uscita degli Usa dall’Inf è attesa entro la fine dell’anno. Mentre già nei prossimi giorni il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton dovrebbe volare a Mosca per anticipare le intenzioni della Casa Bianca direttamente al presidente russo Vladimir Putin. Il primo a denunciare ufficialmente la Russia per le continue violazioni dell’accordo fu nel 2014 Barack Obama, accusando Putin di dispiegare armi nucleari tattiche proibite per intimidire i Paesi dell’ex blocco sovietico avvicinatisi all’Occidente e alla Nato. Ma Obama, nonostante i gelidi rapporti con il leader del Cremlino, scelse di non lasciare l’accordo Inf per non provocare un’escalation nei rapporti con Mosca e non innescare quella nuova corsa agli armamenti che adesso invece potrebbe ripartire. 

«Non capisco perchè il presidente Obama non fece nulla, ne negoziò un nuovo trattato nè ritirò gli Usa da questo». Una delle prime mosse del Pentagono quando gli Usa usciranno dall’Inf – spiegano fonti dell’amministrazione – sarà quella di dispiegare missili con testate nucleari in Asia, per contrastare la crescente influenza della Cina nel Pacifico occidentale. E in attesa di mettere a punto nuove moderne testate nucleari, gli Usa sono intanto pronti a modificare i vecchi missili Tomahawk e a piazzarli in Giappone e nella base Usa di Guam.

Ma il passo successivo sarebbe quello di tornare a rafforzare il sistema degli euromissili nel Vecchio Continente. Del resto la Cina da tempo sta portando avanti un programma di rafforzamento e ammodernamento del suo arsenale missilistico, mentre in Russia è pronto ad essere dispiegato il potentissimo missile ipersonico fiore all’occhiello di Putin. Il trattato Inf pose fine alla crisi degli euromissili, quelli a corto e medio raggio (da 500 a 5 mila chilometri) che per decenni terrorizzarono l’Europa. L’accordo tra Reagan e Gorbaciov porto alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1.846 russi.

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