Europa

Svezia, tutto da rifare per il governo: il leader conservatore rimette il mandato

Ulf Kristersson

Si aggrava in Svezia la crisi politica aperta dai risultati delle elezioni parlamentari del 9 settembre scorso, la governabilità appare sempre più difficile e si può avvicinare la prospettiva di elezioni anticipate nella potenza-guida del Grande Nord. Il leader dei conservatori (NyaModeraterna) Ulf Kristersson, che aveva ricevuto l’incarico di formare il governo, ha annunciato oggi che ogni suo negoziato e tentativo di trattativa per formare una coalizione è fallito, e ha quindi rinunciato al mandato.

Adesso nelle prossime ore, attese con tensione da ambienti politici e mercati,  spetta secondo la Costituzione al presidente del Riksdag (Parlamento reale) Andreas Nordén, scegliere a chi affidare un nuovo incarico di tentativo di formare un esecutivo. Molti si aspettano che egli scelga il premier dimissionario e in carica per gli affari correnti, il leader socialdemocratico Stefan Löfvén. Se anche Löfvén e uno o due eventuali ulteriori premier incaricati dovessero fallire, elezioni anticipate sarebbero inevitabili.

L’instabilità e ingovernabilità della massima potenza industriale e militare del Nord e paese-modello di welfare e competitività, fatto assolutamente inedito in decenni di storia a Stoccolma, deriva dai risultati delle elezioni del 9 settembre. Sui 349 seggi del Riksdag, le eterogenee sinistre (socialdemocratici, Verdi, ex comunisti) hanno ottenuto 144 seggi, l’Alleanza “borghese” formata dai quattro partiti del centrodestra storico -NyaModeraterna, centristi, liberali, democristiani) 143, e il nuovo partito sovranista antimigranti e anti-Ue ed ex ultrà di destra) SverigeDemokraterna, SD,  62.

“Ho tentato tutto il possibile, ma ho fallito”, ha detto Ulf Kristersson. Troppo lontane sono le posizioni in politica economica rispetto a socialdemocratici e verdi. E soprattutto il blocco “borghese” è spaccato sull’ipotesi di formare o meno un compromesso (alleanza o appoggio esterno) con i sovranisti. Restano quindi sul tavolo altre difficili ipotesi: un governo a guida socialdemocratica con alcuni tra i partiti dell’Alleanza dei 4 “borghesi”, larghe intese tra i 4 e le sinistre, oppure intese deboli e contestate nella sola ipotesi tra i NyaModeraterna e i sovranisti. Dal futuro politico di Stoccolma dipende l’avvenire del Grande Nord e del modello scandinavo, in un momento di instabilità generale nella Ue e di crescenti tensioni tra i cinque paesi nordici e la Russia di Putin con le sue continue aggressive provocazioni militari e di spionaggio.

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