Centrosinistra

Democrazia Solidale, la rifondazione

Demos - Democrazia Solidale
Demos – Democrazia Solidale

“Demos vuol essere una rete per tanti che non si sentono rappresentati, che preferiscono l”i care’ di Don Milani e ascoltano la voce delle periferie. Se saremo capaci di proporla”. Paolo Ciani, consigliere regionale eletto nella maggioranza che sostiene il governatore Nicola Zingaretti, ha presentato così il nuovo soggetto politico al quale sta dando vita con l’ex vice ministro degli esteri Mario Giro. Anche lui della Comunità di Sant’Egidio, rappresentata all’incontro costitutivo anche dal fondatore Andrea Riccardi, anche se tutti e tre erano al Seraphicum, la facoltà teologica dei francescani nei pressi delle Tre Fontane, a titolo personale, essendo quella di “Democrazia Solidale un’iniziativa dichiaratamente politica.

“Demos – ha detto Ciani – vuol essere una rete per tanti che non si sentono a loro agio in una marea di parole, il cui effetto più grave è che la politica non serve, la realtà sembra più veloce della democrazia”. “Quale futuro c’è fuori dalla democrazia?”, si è chiesto il professor Riccardi. “Per rafforzare le democrazie – ha rilevato il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – bisogna trattare con il globalismo, non inseguire. Per chi fa politica bisogna riallacciare rapporti tra mondi che non si parlano, non in maniera consociativa, ma solidale. C’é un mondo immenso fuori della politica, preoccupato imbelle, ma immenso. Serve un’iniziativa policentrica ed in rete, un popolo e non una tribù, una riserva per il nostro paese”. Secondo il professor Riccardi, infatti, “oggi siamo prigionieri del presente: preferiamo chiuderlo, allungarlo, il problema è la mancanza di visioni . C’è una politica corta, vittima del presentismo, ed anche la cultura è vittima della notizia veloce, breve (fake news). Abbiamo constatato l’inerzia della nostra società che si accompagna a quella della società internazionale (come per la guerra in Siria). Di fronte a troppe informazioni che ci investono c’è uno spaesamento. C’è non il buio della mancanza di notizie, ma la troppa luce che alla fine trasforma tutto in scoppiettanti fuochi d’artificio con poche visioni. Il regime del presentismo che lo storico Artur definisce la tirannia dell’istante… Oggi siamo in una marea di parole, il cui effetto più grave è che la politica non serve, la realtà sembra più veloce della democrazia. Ma quale futuro c’è fuori dalla democrazia?”. “Attenti a non rifiutare il nesso tra democrazia e libertà. C’è una politica popolare che non coincide con il nazional populismo”, è stato il monito lanciato dall’ex premier Paolo Gentiloni all’incontro promosso oggi da “Democrazia Solidale”, il nuovo soggetto politico promosso dall’ex viceministro degli esteri Mario Giro e dal consigliere regionale del Lazio Paolo Ciani, entrambi della Comunità di Sant’Egidio. “Nasce – ha commentato Gentiloni – una proposta nuova, non la sovraccarichiamo, ma abbiamo soprattutto oggi, bisogno di esserci. Quello che mi preoccupa é che ogni paese guarda indietro a quella parte della propria storia in cui ha avuto un ruolo. C’è un rischio di contrapposizione tra popoli che non é stato mai cosí grande. L’Italia è un laboratorio, esserci ciascuno con la propria storia, è importante. Non c’è mai stato, dal dopoguerra ad oggi, un periodo dove l’aumento della ricchezza non ha fatto scendere la diseguaglianza sociale. Se si vuole incidere nel sociale perché invece di aggiungere ed integrare il già fatto si fa saltare tutto?”. Secondo l’ex premier, “ci vuole oggi un segno di risveglio”. “Il rischio – ha osservato – è quello di fare come i sonnambuli del 1913 che non si sono resi conto della fine della belle epoque, dobbiamo renderci conto che la globalizzazione é finita, quella positiva (direi illuminista). C’è bisogno di rimettere al centro i bisogni della gente e non farci contagiare da una politica gridata. Cerchiamo di alimentare speranza, contrapponiamo ai teorici della decrescita quello di una società più sobria, forse, ma che cresce”. L’obiettivo, simbolicamente, è quello di dare voce alle periferie, superare cioè il gap che più di ogni altra cosa ha penalizzato il centrosinistra, l’incapacità di farsi portavoce del malessere sociale dei ceti più esposti alla crisi, e di rendersi referente quell’associazionismo che con il suo impegno ha consentito di lenire le ferite, ma non mancano ambizioni sul piano nazionale. “Ci diamo un anno di tempo. Non c’è, per il momento, l’intenzione – ha spiegato Mario Giro – di presentare una lista autonoma alle europee, ma di partire dal basso con le elezioni amministrative”.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.