Giustizia

Arrestato sindaco di Riace, simbolo dell’accoglienza.

Mimmo Lucano

La Guardia di Finanza ha arrestato e posto ai domiciliari il sindaco di Riace, Domenico Lucano, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. L’arresto é stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Locri su richiesta della Procura della Repubblica.

“Sono sconvolto” è l’unica reazione che trapela da Mimmo Lucano, intercettato da Radio Capital. Il suo vice Giuseppe Gervasi chiarisce il senso di smarrimento per l’arresto del sindaco: “Ho ricevuto un colpo, è come se mi avessero sparato. Ma non è la fine, non dobbiamo mollare. Riace era, è e sarà un esempio meraviglioso. La parte buona della Calabria è stata messa in ginocchio”. Gervasi non nega “errori”, ma ridimensiona la portata delle accuse che piovono sull’amministrazione a singoli casi. In agosto Lucano, diventato un simbolo dell’accoglienza, per protesta contro i tagli e i ritardi nell’erogazione dei fondi del ministero destinati al Comune di Riace aveva iniziato lo sciopero della fame. Al suo fianco si era schierato pubblicamente lo scrittore Roberto Saviano, mentre contro si era più volte pronunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Andrò a visitare le città in Calabria che fanno gli interessi degli italiani e non il business dell’immigrazione. A Riace andrò, magari con un altro sindaco” aveva detto il vice premier leghista. Per la sua attivita’, il primo cittadino fu inserito dalla rivista “Fortune” fra le 50 personalità più influenti nel mondo. Nell’ambito dell’operazione Xenia, fa sapere la procura di Locri in una nota, “i finanzieri del Gruppo di Locri hanno eseguito, alle prime luci dell’alba, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Locri, che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, sindaco del Comune di Riace ed il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem”. La misura cautelare rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. 1. Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lucano emerge dalle indagini come un sindaco “spregiudicato” che, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, organizzava veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Dalle indagini, scrivono gli inquirenti, sarebbe emerso come Lucano e la sua compagna avessero architettato degli “espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci”, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia. “Particolarmente allarmanti”, si legge ancora, si sono rivelate “non solo la lunga serie di irregolarita’ amministrative e di illeciti penalmente rilevanti che costellavano la realizzazione del progetto, ma anche e soprattutto l’estrema naturalezza con la quale Lucano e la sua compagna si risolvevano a trasgredire norme civili, amministrative e penali”. Lucano, sempre secondo l’accusa, avrebbe ammesso di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni “di comodo”. 2. Illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Dalle indagini è emerso anche il “fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina riacese, così impedendo l’effettuazione delle necessarie procedure di gara previste dal Codice dei contratti pubblici e favorendo invece due cooperative sociali, la Ecoriace e L’Aquilone”. Secondo quanto fa sapere la procura di Locri in una nota queste due “cooperative sociali difettavano infatti dei requisiti di legge richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico, poiché non iscritte nell’apposito albo regionale previsto dalla normativa di settore”. Emerge che Lucano, allo scopo “di ottenere il suo illecito fine, a seguito dei suoi vani e diretti tentativi di far ottenere quella iscrizione, si sia determinato ad istituire un albo comunale delle cooperative sociali cui poter affidare direttamente, secondo il sistema agevolato previsto dalle norme, lo svolgimento di servizi pubblici”. Secondo l’accusa, affidando in via diretta alla “Ecoriace” ed a “L’Aquilone” i servizi di raccolta e trasporto rifiuti, il sindaco “ha impedito l’effettuazione delle necessarie e previste procedure di gara, così inevitabilmente: condizionando le modalità di scelta dei contraenti da parte dell’ente amministrativo da lui gestito e violando il principio di libera e sana concorrenza; producendo in capo alle due cooperative sociali un ingiusto vantaggio patrimoniale, quantificato in circa un milione di euro”. Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla Procura di Locri sul sindaco di Riace Mimmo Lucano hanno riguardato anche “numerosi e diversificati profili relativi alla gestione dei rilevanti flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dell’accoglienza dei migranti al cui esito sono emerse e riscontrate diffuse e gravi irregolarità”. Sul punto, tuttavia, il gip, nella sua ordinanza, ha affermato che “ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti Sprar e Cas, ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”. Una decisione che non piace alla Procura: “La nostra richiesta era composta da circa mille pagine, il Gip ne ha estratte, per la sua ordinanza, meno di 150. Stiamo, pertanto, preparando il riesame perché la Procura non è d’accordo con le decisioni adottate dal gip” ha affermato il procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio. “Come Procura – ha aggiunto – chiederemo inoltre la valutazione del tribunale. L’indagine, comunque, non si basa solo sulle intercettazioni ma pure su acquisizioni testimoniali e anche su documenti e attestazioni di fatture e altro. Ribadisco, infine, che la nostra richiesta in merito all’indagine era molto articolata”. “Zero fondi per Riace. Abbiamo deciso di ridurre a zero la speculazione sull’accoglienza. Per Riace non ci sono coperture e il nostro governo si è posto l’obiettivo di eliminare i finanziamenti a pioggia in tema di politiche migratorie”. Sono le parole pronunciate da Carlo Sibilia lo scorso 6 agosto, e richiamate dallo stesso sottosegretario M5s agli Interni in un post pubblicato martedì 2 ottobre sul blog delle Stelle. “Il sistema dell’accoglienza targato Pd ha creato più indagati che integrati. Il governo del cambiamento ha dichiarato guerra al business dell’immigrazione. Nel DL sicurezza ci saranno già risposte importanti”, ha continuato Sibilia nel suo post. Sibilia definisce il business dell’immigrazione “un’economia drogata che ha avuto ripercussioni folli sulle casse dei comuni, alcuni dei quali hanno trascurato servizi essenziali come rifiuti, mensa scolastica, trasporto pubblico per concentrarsi sugli appetitosi finanziamenti a pioggia”. “Con noi finisce tutto questo. Ora le cooperative avranno l’obbligo di rendicontare i fondi ricevuti fino all’ultimo centesimo”.Play VideoPlayUnmuteCurrent Time0:02/Duration Time0:02Loaded: 0%Progress: 0% Fullscreen Proprio lo scorso agosto, dopo le dichiarazioni polemiche di Sibilia sul modello Riace, Domenico Lucano aveva replicato al sottosegretario M5s: “Perché il sottosegretario non viene qui prima di parlare della nostra esperienza?”, aveva detto Lucano. “In realtà – aveva aggiunto – i tanti migranti che vivono ormai da anni a Riace non se ne vogliono andare da qui malgrado siano ormai due anni che non ricevono un soldo. E questa è la migliore risposta all’affermazione secondo cui Riace è solo business”. Con le dichiarazioni di Sibilia, il Movimento Cinque Stelle si smarca definitivamente da tutto ciò che il modello Riace rappresenta, rimarcando una sostanziale condivisione della linea politica di Salvini e della Lega sul tema dell’immigrazione.

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