Governo

Le fantastiche idee di Danilo Toninelli per il nuovo Ponte Morandi

«L’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi ma di renderlo un luogo vivibileUn luogo di incontri, in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere possono giocare, possono mangiare». Così il 21 settembre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli spiegava il futuro del viadotto autostradale sul Polcevera. Ci sarebbe quasi da ridere. Se non stessimo parlando di una tragedia che è costata la vita a 43 persone e che ha costretto 255 famiglie (oltre seicento persone) ad abbandonare le proprie case.

Ma Toninelli non è uno che si arrende. Raccolte tutte le forze forze della massima concentrazione ha fatto lavorare per giorni le piccole cellule grigie e ieri se ne è uscito con un post dove spiega che non c’è niente da ridere perché quella sul viadotto da vivere non era una battuta. Il ministro davvero ha avuto l’idea di costruire un ponte “multilivello e multifunzione”. Toninelli ancora non ha capito cosa è successo davvero al suo consulente Gaetano Intrieri, condannato per bancarotta ma che secondo il ministro «ha salvato una società. E quindi potrebbe essere equiparabile ad un atto di coraggio fatto per non far andare in mezzo a una strada dipendenti e familiari di questi dipendenti» (l’azienda è fallita nel 2004).

Eppure Toninelli se la prende con gli ignoranti, con la gente che non capisce come «una grande opera possa condurre a riqualificare, a ridisegnare, a ripensare la vocazione di un’intera area, trasformando magari in luoghi da vivere e da fruire anche quei ‘non luoghi’ che oggi spesso vediamo essere le aree sotto i ponti, ricettacolo per lo più di degrado».  Alt. Fermiamoci un attimo a riflettere. Cosa c’è sotto il ponte Morandi? C’è il letto del fiume Polcevera, c’è la ferrovia, ci sono capannoni industriali (perché il viadotto transita sopra un’area industriale) e ci sono delle abitazioni. Per Toninelli sono tutti “non luoghi” ricettacolo di degrado o magari sta pensando ad un “generico” luogo sotto un generico ponte?

«Solo chi è rimasto fermo a 50 anni fa non lo capisce», scrive il ministro. E per fortuna in Italia abbiamo persone come lui, proiettate nel futuro. Ma che idea ha in mente di preciso Toninelli per ripensare un viadotto autostradale sospeso a 45 metri dal suolo? Il ministro vuole venire incontro alla scarsa capacità di concentrazione di noi comuni mortali e ci illustra qualche esempio: «Basta pensare al Ponte di Galata a Istanbul: un passaggio urbano di circa 500 metri, nato negli anni Novanta, sotto cui c’è una animata galleria commerciale e tantissimi ristoranti».

Intanto il Ponte di Galata è un ponte stradale e non un ponte autostradale. In secondo luogo il ponte di Galata unisce due quartieri storici di una città mentre il viadotto sul Polcevera collega due gallerie autostradali. Il Ponte di Galata collega zone turistiche dove le persone vanno a camminare o a mangiare, il ponte Morandi non ha quella funzione e non transita su una zona turistica. E fare un ponte multilivello non farà diventare i capannoni della Ansaldo un’attrazione turistica. Infine la struttura dei due ponti è completamente diversa. Uno è un viadotto sopraelevato, l’altro un ponte che già dal 1900 era “multilivello”. Tanto valeva paragonare l’idea di Toninelli a Ponte Vecchio di Firenze o al Ponte di Rialto a Venezia. Chissà perché il ministro non l’ha fatto.

Verrebbe quasi da chiedersi se Danilo Toninelli ha mai messo piede a Genova, ma sappiamo che ci è stato quindi quando fa certe proposte non lo fa per ignoranza. Lo fa perché si sta arrampicando sugli specchi. Infatti l’ineffabile ministro non si ferma qui e dopo averci fatti viaggiare fino in Turchia ci porta nella civile Svezia, più precisamente  «dalle parti della evoluta Stoccolma, da tempo si progettano infrastrutture così» e linka un articolo su uno studio sulla “riqualificazione” del Tranebergsbron, un ponte stradale a doppio arco sullo stretto di Tranebergssund. La cosa davvero divertente che quello che per  Toninelli è un progetto (e sembra quasi che sia stato fatto) è una semplice proposta da parte di uno studio di architettura che non è mai arrivato alla fase realizzativa. Quello che Toninelli mostra è solo un render, e se vuole possiamo trovare un sacco di render di insediamenti umani sulla Luna o su Marte. Quello che succede nella realtà della evoluta Stoccolma è che il ponte è ancora così e non ci sono cinema e gallerie commerciali. Il semplice fatto che degli architetti lo abbiano pensato non significa che sia stato realizzato. Forse il ministro dovrebbe occuparsi meno di architettura e più di capire quali sono i bisogni dei genovesi: ad esempio un ponte e delle case. Se invece davvero vuole riqualificare l’area invece che proporre centri commerciali potrebbe magari proporre nuove aree verdi, eventuali bonifiche ambientali e maggiori servizi per i cittadini. Da realizzarsi non su un ponte ma all’interno delle zone abitate.

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