Governo

Mar.Ta, i ministri passano, il patrimonio resta

Ci ha dovuto pensare la direttrice Eva degl’Innocenti, via Twitter, a ricordare al ministro e vicepremier Luigi Di Maio dell’esistenza del Mar.Ta, lo splendido Museo archeologico nazionale di Taranto, da pochi anni oggetto di un eccellente riallestimento e in tempi ancor più recenti inserito dall’ex ministro Franceschini nella lista dei cosiddetti supermusei del Mibac(t).
Il vicepremier pentastellato, infatti, mentre ancora la rete s’interrogava sull’incredibile gaffe (o presunta tale, secondo qualcuno) in merito agli sforzi della Puglia per la città di Matera (in Basilicata), e mentre ancora i più fantasiosi utenti del web producevano spassosi meme su umani iperidratati con un 90% d’acqua nel proprio corpo, ha infelicemente dichiarato che “Taranto non ha musei degni della Magna Grecia“, scatenando reazioni di ogni sorta, da quella dell’ex premier Matteo Renzi (che ha twittato un caustico “Salvate il soldato Di Maio”) a quello della direttrice, appunto, che lo ha elegantemente invitato per una visita. Al di là dello scivolone, viene davvero da chiedersi come abbia fatto, Di Maio, a non notare un gioiello come il Mar.Ta: non certo un oscuro sito di frontiera per soli addetti ai lavori, ma un vero e proprio scrigno di bellezze nel cuore di una città che per il ministro del Lavoro dovrebbe aver avuto nelle scorse settimane un posto speciale in agenda. Un Museo visitato da 55mila persone nel 2015 e 85mila nel 2016 (dati ufficiali del Mibact), sempre più aperto alla città, ai suoi residenti e ai suoi ospiti temporanei, inserito in percorsi di promozione e attivamente coinvolto in progetti di ogni sorta. Un Museo che custodisce reperti di eccezionale importanza, e collezioni che abbracciano un arco cronologico lunghissimo. Meglio glissare, forse, e non dar troppo peso alla cosa. Passerà anche Di Maio, con il suo governo che trova ogni giorno un modo nuovo per sminuire la cultura, la preparazione, le competenze; passeranno gli slogan senza spessore, e i messaggi politici superficiali che rendono eccessivi perfino i 140 caratteri di Twitter; passerà questa fase in cui fraintendendo clamorosamente i principi della cultura illuminista e la difesa del pensiero individuale si è finito per dar ugual peso alle idee di uno specialista e di un uomo della strada, affidando il più delicato dei compiti, l’amministrazione dello Stato, a tanti che non molto avevano da presentare nel proprio curriculum. Passerà questa strana stagione, con i suoi protagonisti, e verranno forse tempi nuovi in cui si ritornerà a premiare il merito e ad apprezzare il pensiero e l’opinione degli esperti. Lo Zeus di Ugento, i capolavori degli orafi tarantini, gli antichi vasi strabordanti di decorazioni e significati e tutte le altre meraviglie custodite nei saloni del Mar.Ta sopravviveranno anche a questi tempi, e continueranno a raccontare le loro storie, le nostre storie, anche nel futuro. Perché per fortuna i ministri passano, il patrimonio resta.

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