Ambiente

Governo Conte: terzo mese (pagelle)

Mentre Cottarelli cerca i nomi per il suo governo si riapre il fronte giallo-verde

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Riccardo Fraccaro (7), ministro dei Rapporti con il Parlamento e Democrazia diretta. 

  • Il prefetto non può annullare la registrazione all’anagrafe dei figli di coppie gay”. Così Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha risposto, durante il question time alla Camera, a un’interrogazione con cui Fratelli d’Italia chiedeva al Governo se intendesse “assumere ogni iniziativa di competenza volta ad annullare tutti i provvedimenti di registrazione di nascita in Italia di bambino quale figlio di coppia dello stesso sesso”. Fraccaro è intervenuto a nome del ministero dell’Interno che, sul tema, ha consultato l’avvocatura di Stato. In altri termini, non si torna indietro: l’iscrizione all’anagrafe di bambini nati in famiglie omogenitoriali rimarrano valide. La svolta storica è da attribuire al comune di Torino, seguito poi da Milano a inizio giugno. Una materia di competenza dello Stato su cui da anni persiste un enorme vuoto normativo. Sulla questione si è espressa più volte la Corte di Cassazione pronunciandosi a favore della registrazione privilegiando l’interesse del minore senza distinguere tra coppie etero e omogenitoriali.
  • Al termine del lungo pranzo con Arcore Fedele Confalonieri, il via libera è arrivato a tutti i titolari della “grande trattativa”, il tradizionale rito che, anche in pieno governo di cambiamento, si perpetua con i rituali di sempre. E consente di chiudere l’accordo sulle commissioni di “garanzia”. Il candidato per la Vigilanza Rai è Alberto Barachini, ex giornalista Mediaset e stretto collaboratore di Silvio Berlusconi. Dunque, il Cavaliere ha rinunciato a Maurizio Gasparri, figura complicata da digerire per i Cinque Stelle (e di conseguenza per tutta la maggioranza gialloverde), perché troppo associabile agli anni del berlusconismo di governo, e padre di una legge tra le più divisive, che ai tempi fu rimandata dal capo dello Stato alle Camere. Dire che l’ex premier si è stracciato le vesti di fronte a questo insormontabile veto non sarebbe esatto, perché in fondo Barachini – sempre del partito Mediaset di tratta – dà le stesse garanzie e, al tempo stesso, favorisce anche quel rinnovamento interno, di volti e ruoli che ha investito tutte le principali cariche di Forza Italia. L’ex ministro invece, sacrificato sul dossier televisivo, andrà alla Giunta delle elezioni del Senato, che spetta sempre alle opposizioni. Era il punto di più delicato di questa complicata trattativa, come è sempre delicato ciò che investe il tema televisivo quando c’è di mezzo Berlusconi. Punto foriero di una grande tensione all’interno di Forza Italia e con la Lega che, fino all’ultimo, ha tenuto aperto il negoziato. Non a caso, solo alla fine il Carroccio ha comunicato i nomi dei suoi componenti in Vigilanza, tenendo aperta la possibilità di un rinvio della votazione. Perché non sono poche le caselle su cui chiudere l’accordo. Al Copasir, ormai è un dato acquisito, sarà eletto Lorenzo Guerini, il renziano mite, già portavoce della segreteria di Renzi, detto “il Forlani di Matteo” per la sua arte della mediazione. A Fratelli d’Italia spetterà invece la giunta per le elezioni della Camera.
  • “In tanti lo hanno detto, noi lo faremo. Aboliremo il Cnel, e se non saranno Camera e Senato a farlo con i due terzi dei voti, ci sarà un referendum: niente di più bello che restituire la parola ai cittadini”. Riccardo Fraccaro, ministro pentastellato per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia Diretta, un fedelissimo di Davide Casaleggio, parte all’assalto del Fortino inviolabile. L’ente istituito nel 1957, criticato da tutti, ma protetto da una sorta dl Moloch, un dio invincibile che ha respinto finora tutti gli attacchi.
  • E’ caos totale sulla Rai. La bocciatura di Marcello Foa da parte della Vigilanza manda in fibrillazione Fi, mette a rischio quel che resta dei rapporti tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini e rischia di aprire un altro fronte anche dentro la maggioranza, visto che il leader della Lega annuncia di voler andare avanti sul nome bocciato oggi mentre Luigi Di Maio avverte che «il Governo non può ignorare il voto della Vigilanza» e che senza un’intesa con Fi su Foa «le forze politiche che siedono in Vigilanza devono trovare una alternativa». Una presa di posizione che sembra stoppare anche l’ipotesi di andare avanti per qualche tempo con Foa bocciato dalla Vigilanza ma presidente del Cda Rai in quanto «consigliere anziano», ovvero la soluzione che avrebbero in mente i leghisti.

Giuseppe Conte (6), presindente del Consiglio dei ministri.

  • Andando ai numeri in tutto ci sono 18 ministeri ma 17 ministri poiché Di Maio ricoprirà sia quello dello Sviluppo economico sia quello del Lavoro. Nove sono destinati al Movimento 5 Stelle, sette alla Lega che in più vede Giorgetti come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la funzione di segretario del consiglio dei ministri. Poche donne nella compagine di governo, solo cinque. Erika Stefani (Lega) sarà responsabile degli Affari regionali e delle autonomie, Barbara Lezzi (M5s) ministro del Sud, alla Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno (Lega), alla Salute Giulia Grillo, attualmente capogruppo M5s, infine alla Difesa Elisabetta Trenta. A sorpresa Danilo Toninelli, capogruppo del Movimento 5 Stelle, è il nuovo ministro delle Infrastrutture. Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, quest’ultimo già questore anziano della Camera, saranno rispettivamente ministro della Giustizia e ministro per i rapporti con il Parlamento e democrazia diretta. In quota Lega Marco Bussetti all’Istruzione l’Università, Alberto Bonisoli al ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Lorenzo Fontana alla Famiglia e disabilità, Gian Marco Centinaio alle Politiche agricole. In sostanza Di Maio e Salvini hanno messo nella squadra di governo le persone più fidate, in particolare gli M5s non hanno badato al doppio incarico. Infine, Sergio Costa (indipendente di area M5s) all’Ambiente.
  • Dopo il Sì del Senato al Governo Conte con 171 voti favorevoli, oggi tocca all’aula della Camera, convocata per la discussione sulle comunicazioni del governo. Il presidente del Consiglio Conte interviene per le replica in Aula. Il Governo Conte ha ottenuto la fiducia della Camera dei Deputati con 350 voti a favore e 236 No. Un applauso saluta la proclamazione del risultato letta dal presidente Roberto Fico. Il Governo ha incassato 4 voti in più del previsto.
  • Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Sergio Costa, del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Alberto Bonisoli e del Ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontanaha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. In particolare, il decreto trasferisce al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali le funzioni esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in materia di turismo, prevedendo, al contempo, il conseguente cambio delle denominazioni dei due Ministeri, il trasferimento delle risorse umane, strumentali e finanziarie e le necessarie modifiche normative riguardanti gli enti vigilati. Inoltre, il testo trasferisce al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare le funzioni in materia di emergenza ambientale esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché i compiti in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche.
  • “Dal mio punto di vista il bilancio complessivamente è positivo perché sono stati due giorni veramente intensi”. Queste le prime parole del premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa al termine del G7 di Charlevoix. Il premier ha poi aggiunto: “Il rapporto con Trump è stata da subito molto cordiale. Ha mostrato una grande apertura e attenzione verso questa nuova esperienza di governo. Si è congratulato e ha espresso grande entusiasmo, non c’è conflitto tra rapporto con Usa e Ue”. E sulla sua discussa autonomia come premier, ha risposto: “Non rinuncio mie prerogative. Ho ottimi rapporti con Di Maio e Salvini, ma io mi assumo la piena responsabilità di guidare questo governo e indirizzarne la politica”.
  • Sei viceministri e 39 sottosegretari. Queste le nomine decise oggi dal Consiglio dei ministri. La cerimonia di giuramento è prevista per mercoledì alle 13 a Palazzo Chigi. M5s e Lega accelerano dunque sul completamento della squadra del governo, dopo una impasse durata dieci giorni che ha bloccato anche i lavori del Parlamento: dopo un vertice di maggioranza non semplice si è trovata una intesa su viceministri e sottosegretari che sono stati nominati in un Consiglio dei ministri serale. L’aver riempito le caselle del governo (6 viceministri e 39 sottosegretari che giureranno domani) consente ora di formare le Commissioni permanenti di Camera e Senato, e far partire l’attività legislativa. Il vertice riunito dal premier Giuseppe Conte, ha fatto seguito ad uno dedicato ai temi economici in vista del voto delle Camere sul Def che si è concluso con un salomonico rinvio delle decisioni. Altre nomine.
  • Lunga e cordiale telefonata nella notte tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Lo si apprende in ambienti di governo. A chiamare è stato il presidente francese. Intanto ieri lo scontro tra Italia e Francia è finito sulle prime pagine dei siti web di tutta Europa. Roma chiede le scuse a Parigi dopo l’attacco di ieri dall’Eliseo al governo italiano sulla gestione del caso della nave dei migranti Aquarius. Il ministro degli Esteri Moavero riceve l’incaricata d’affari dell’ambasciata e chiede che la situazione sia sanata con iniziative rapide.
  • Al suo primo bilaterale italo-tedesco, Giuseppe Conte trova una certa sintonia con Angela Merkel, proprio nel momento in cui la Cancelliera ne ha estremo bisogno. Non era scontato, eppure è successo: frutto di interessi in comune. Lei cerca il sostegno italiano – come farà domani nel bilaterale con Emmanuel Macron a Berlino – per contenere il suo ministro degli Interni Horst Seehofer, autore di un duro piano di respingimenti dei profughi in arrivo in Germania. Lui, premier appena arrivato alla guida dell’inedito governo gialloverde, cerca di contenere Matteo Salvini, che ogni giorno continua a spararla grossa – oggi anche sul “censimento dei rom” – mettendo sotto stress l’alleanza con i M5s, seppure senza segni di rottura. Merkel e Conte si ritrovano insomma per lo meno sul metodo: non servono le iniziative unilaterali, bensì soluzioni europee. Non è la prima volta che un bilaterale finisce così e stavolta l’esito rischia di essere più debole che mai. Sull’immigrazione “l’Ue agisca o il rischio è la fine di Schengen”, dice il presidente del Consiglio. Lei garantisce collaborazione con l’Italia che è “uno dei paesi che accoglie e ha accolto molti migranti”. “Anche la Germania è colpita direttamente, è noto quindi l’interesse delle due parti ad approfondire questa tematica…”, aggiunge la Cancelliera.
  • Impegno in Niger confermato e convergenza totale tra Roma e Niamey sul controllo dei traffici illegali. È quanto trapela dall’incontro di oggi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica del Niger Mahamadou Issoufou, in visita a Roma per partecipare alla conferenza del Programma alimentare mondiale (Pam). Dopo i bilaterali con il presidente francese Emmanuel Macron e con la cancelliera tedesca Angela Merkel, inevitabilmente focalizzati sulla questione migratoria, il premier italiano ha affrontato oggi il primo incontro con un leader africano, particolarmente delicato per la discussa missione italiana nel Paese.
  • E’ impensabile che l’Italia, in questo momento, possa farsi carico dei cosiddetti movimenti secondari che sono negli altri Paesi europei, specie dopo che in più occasioni si è riconosciuto che il nostro Paese è quello più esposto ai flussi migratori. E’ questa, a quanto si apprende da fonti del governo, la posizione che il premier Giuseppe Conte ha espresso al presidente del Consiglio europeo nel corso del vertice di oggi a Palazzo Chigi. Per movimenti secondari di migranti di fatto si intende la circolazione di chi sbarca sulle coste europee tra i Paesi membri Ue. Secondo quanto previsto dal regolamento di Dublino, se un richiedente asilo, la cui pratica non è stata ancora espletata, abbandona il Paese di primo approdo per recarsi un altro Stato membro europeo, quest’ultimo può “ricollocarlo” nel Paese dove era sbarcato. Conte, nel corsoi dell’incontro con Tusk, si sarebbe soffermato su questo punto, sottolineando l’indisponibilità dell’Italia alla cosiddetta “seconda accoglienza”: posizione, questa, che il governo poterà anche al vertice di domenica a Bruxelles tra 8 Paesi Ue, tra i quali Germania, Francia e appunto Italia.
  • “Il nemico numero uno”. A poche ore dal vertice di Bruxelles che nelle intenzioni avrebbe dovuto aprire la strada a un accordo in vista del Consiglio Ue di fine mese, l’Italia si trova sempre più sola. Un ulteriore colpo alle speranze del governo è arrivato oggi da Parigi. “Chiediamo che non ci sia una gestione caso per caso, proporremo domani uno schema chiaro: che lo sbarco di migranti rispetti le regole e i principi umanitari di soccorso e che avvenga nel porto sicuro più vicino”. Le parole di Emmanuel Macron sono state una doccia fredda gettata a sorpresa addosso a Palazzo Chigi. Perché fanno il paio con l’accordo che l’Eliseo aveva sancito con Angela Merkel qualche giorno fa sui movimenti secondari. Un pacchetto, quello allestito dall’asse franco-tedesco, che dunque prevede il ritorno in Italia dei migranti che sono sbarcati nel Belpaese e hanno varcato la frontiera solo in un secondo momento. E che chiude le porte a soluzioni alla Aquarius: nessuna nave vedrà più aprirsi i porti del Mediterraneo se l’approdo più vicino, come succede nella gran parte dei casi, sarà italiano.
  • Un colloquio di 90 minuti per risolvere il caso della nave Lifeline. A quanto si apprende ieri il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica francese, Emmanuele Macron, si sono incontrati a Roma per parlare di migranti. L’incontro si è svolto alla Casina Valadier lunedì sera, prima della visita del capo di Stato francese al Papa. Un incontro che avrebbe sbloccato la situazione della nave che da giorni si trova in mare con 234 migranti a bordo. Questa mattina Conte ha infatti annunciato: “Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della ong Lifeline attraccherà a Malta”. Il colloquio è stato confermato nel pomeriggio dal presidente francese che lo ha definito “uno scambio proficuo e interessante su come rispondere nella maniera più efficace possibile alla questione dei flussi”. “Vi invito ad accettare un fatto nuovo e inaccettabile per molti paesi fino a ieri sera: e cioè che ci fossero riferimenti ad ‘azioni condivise’ anche nel soccorso e nel salvataggio in mare, un principio mai affermato prima. Lo abbiamo affermato nei fatti con Aquarius e Lifeline, adesso è scritto: ‘shared actions and effort’”. Conferenza stampa di Giuseppe Conte al termine del consiglio europeo. Il premier italiano si sforza di esaltare i risultati ottenuti nel documento conclusivo. Ma questa è una storia di parole e contraddizioni, visibili sia nel documento stesso che nelle dichiarazioni dei leader a fine vertice. Solo parole, come spesso succede nei consigli europei, certo. Un po’ poco per un premier che chiedeva “fatti” al suo debutto a Bruxelles.
  • Praga dice no ai ricollocamenti dei migranti. Non ne accetteranno neanche uno. L’incontro tra il premier Giuseppe Conte e il premier ceco Andrej Babis è servito soltanto a rimarcare la distanza delle rispettive posizioni sulla politica dei ricollocamenti. Al termine dell’incontro Palazzo Chigi ha sottolineato che i due paesi condividono l’obiettivo di combattere l’immigrazione illegale ma sull’altro obiettivo, quello che stava davvero a cuore a Conte, non c’è condivisione ma una distanza siderale. Conte sperava di riuscire a ottenere un’apertura anche soltanto simbolica di Praga ad una ridistribuzione dei migranti che sbarcano sulle nostre coste proponendo di accettarne anche uno solo, prevedendo poi incentivi economici per i paesi disponibili e disincentivi per chi dice no. Ma la risposta più che prevedibile di Babis è stata no.
  • “Parte la rivoluzione culturale”, esulta il vicepremier Luigi Di Maio uscendo da Palazzo Chigi al termine della riunione del consiglio dei ministri che ha sciolto il nodo delle nomine Rai, indicando – la competenza è del ministro dell’economia – Marcello Foa e Fabrizio Salini come presidente e amministratore delegato. Due nomi che arrivano al termine di ore e ore di trattative, andate avanti fino a tardi giovedì e poi ancora venerdì mattina, in un puzzle di veti incrociati e rivendicazioni. Sulla scacchiera anche i vertici di Fs dopo l’azzeramento del Cda voluto dal ministro dei Trasporti Toninelli, passando per l’Istat dove il mandato di Alleva è già scaduto. La Lega insiste con Foa, le opposizioni denunciano l’arroccamento “illegittimo”. Ma cosa dice la legge? Dopo la bocciatura – per la mancata partecipazione al voto in Commissione di Vigilanza Rai delle opposizioni – di Marcello Foa come presidente della Rai, il partito guidato da Matteo Salvini ha fatto trapelare la sua intenzione di confermare il nome dell’ex giornalista, per il momento. Per le opposizioni si tratta di un atto contro la legge: il Pd ha annunciato di essere pronto a tutto, anche ad appellarsi al Presidente della Repubblica; per Forza Italia, “è stato appurato che la eventuale riproposizione dello stesso nome alla commissione di Vigilanza, presenta secondo il parere di autorevoli professionisti problemi giuridici non superabili”.

Giovanni Tria (6), ministro dell’Economia.

  • La pressione cresce, anche se il ministro dell’Economia Giovanni Tria dice a Repubblica che non si sente sotto assedio. E’ quella che proviene dalla base del Movimento 5 Stelle e della Lega per tre provvedimenti cardine del programma del Carroccio e dei 5 Stelle, poi trasferiti nel “contratto” di governo, che sono poi i motivi per cui oltre il 30% degli italiani lo scorso 4 marzo ha dato la maggioranza relativa al partito di Di Maio. E un altro 15% abbondante ha dato il suo voto a Salvini e compagnia. Sono la flat tax, il reddito di cittadinanza e l’abolizione della riforma previdenziale Fornero. Una pressione che arriva ai banchi del governo dalla compagine parlamentare giallo-verde, che inizia a scaldarsi, a ribollire per l’impazienza, nel vedere come il governo prenda tempo su questi tre argomenti-chiave. temi che richiedono il via libera del tesoro. E che Tria (e insieme a lui Conte, i due vicepremier e la compagine ministeriale) non potranno tenere da parte ancora per troppo tempo.

Danilo Toninelli (5 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • Su proposta dei Ministri Savona e Toninelli, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo – predisposto in attuazione della delega legislativa contenuta nell’articolo 1 della legge di delegazione europea 2016-2017 – che provvede al recepimento della direttiva (UE) 2016/1629 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 settembre 2016, che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna. Il Consiglio dei ministri ha deliberato di esercitare, a tutela degli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, i poteri speciali, con l’imposizione di condizioni e prescrizioni, in relazione all’operazione di acquisizione delle azioni costituenti l’intero capitale sociale della Next Ingegneria dei Sistemi s.p.a. da parte della società Defence Tech Holding s.r.l. e di esercitare i poteri speciali con riferimento alla modifica della governance della società Reti Telematiche Italiane s.p.a derivante dall’assemblea degli azionisti del 27 aprile 2018, mediante l’imposizione di prescrizioni e condizioni volte a salvaguardare le attività strategiche della società nel settore delle comunicazioni.
  • Secondo le prime informazioni un tir, che probabilmente trasportava materiale infiammabile, è rimasto coinvolto in un incidente stradale con una serie di esplosioni a catena che hanno coinvolto anche altri mezzi. Chiusa l’autostrada A14 nel raccordo tra Bologna e Casalecchio di Reno. Sul posto polizia, vigili del fuoco e ambulanze. Traffico bloccato nella zona. La colonna di fumo è visibile a chilometri di distanza.Diverse ambulanze sono sul posto per soccorrere gli almeno venti feriti per il vasto incendio causato da un incidente stradale che ha coinvolto un tir e altri mezzi lungo il ponte della tangenziale a Borgo Panigale nella prima periferia di Bologna. La colonna di fumo è ancora visibile a chilometri di distanza. Dalle prime informazioni sembra che anche le auto di alcune concessionarie vicine abbiamo preso fuoco per poi esplodere. “Sul raccordo di Casalecchio, tra Bologna Casalecchio ed il bivio con la A14 Bologna-Taranto in entrambe le direzioni – informa Autostrade per l’Italia – si è resa necessaria la chiusura del tratto a causa di un camion che si è incendiato all’altezza del km 3. All’interno del tratto chiuso il traffico è bloccato”. Per lo stesso motivo è stato chiuso il tratto sulla tangenziale di Bologna, tra Bologna Casalecchio e lo svincolo 3 Ramo Verde in entrambe le direzioni.
  • “Stamane a Genova è accaduta un’altra tragedia tanto inaccettabile quanto annunciata. L’ultima di una lunga serie: il crollo del ponte Morandi certifica l’assoluta assenza di controlli e comprova lo stato pietoso dei viadotti nel nostro Paese, che – purtroppo – troppi cittadini hanno già pagato con la vita o con danni gravissimi. Ora, mentre speriamo che il bilancio del crollo sia contenuto il più possibile, è evidente – afferma Francesco Di Lieto del Codacons. È stato costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua. Il viadotto Polcevera è in realtà conosciuto come ponte Morandi per via del progettista, l’ingegnere Riccardo Morandi. A causare il tragico crollo nella mattinata di martedì potrebbe essere stato un cedimento strutturale, avvenuto nel tratto che sovrasta via Walter Fillak, nella zona di Sampierdarena.
  • I due vicepremier in coro, prima Luigi Di Maio poi Matteo Salvini, annunciano l’intenzione di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli chiede le dimissioni dei vertici e valuta la possibilità di trasferire la gestione dell’A10 all’Anas. Il giorno dopo il crollo del Ponte Morandi porta una dichiarazione di guerra senza precedenti alla società della holding Atlantia che gestisce la rete autostradale italiana. E con l’annuncio che presso la Prefettura di Genova, presente il premier Giuseppe Conte, si terrà un Consiglio dei ministri straordinario per approvare lo stato di emergenza con un decreto-Genova.
  • Il 1° agosto scorso con un decreto il ministro delle Infrastrutture Toninelli dichiara “La Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze, la Pedemontana Lombarda, l’Alta Velocità che comprende tra le altre le opere relative al Terzo Valico, il Nodo di Firenze, il collegamento Brescia-Padova e la tratta Torino-Lione non sono urgenti”. E’ l’elenco delle grandi opere da sottoporre “ad una revisione complessiva, che contempli anche l’abbandono del progetto” fatto dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in un’audizione alla commissione Ambiente della Camera. “Intendiamo portare avanti un’analisi di costi-benefici. Questo tipo di analisi, cifra essenziale del nuovo Governo, ha lo scopo di massimizzare gli effetti positivi delle opere pubbliche in termini di sviluppo economico e diritto alla mobilità, riducendo al minimo quelli negativi”. La Liguria si ribella. Il sottosegretario Rixi si schiera contro il suo ministro e dice che le grandi opere sono fondamentali. Toti invita il ministro in A10 quando ci sono le code e dice che il Terzo Valico è fondamentale per il porto. Il Pd sottolinea che così la Liguria resta isolata.

Alfonso Bonafede (5 1/2), ministro della Giustizia.

  • “Un magistrato ha un bagaglio di esperienza e competenza molto importante che può decidere, dedicandosi alla politica, di mettere al servizio della collettività; ciò detto, è evidente che l’assunzione di un ruolo politico compromette irrimediabilmente la sua immagine di giudice terzo”. A dirlo è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la seduta straordinaria del plenum alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La delibera su ‘Rapporti tra politica e giurisdizione, con particolare riferimento al tema del rientro nel ruolo della magistratura di coloro i quali abbiano ricoperto incarichi di Governo ed attività politica e parlamentare’ – spiega il ministro – rappresenta certamente un punto di partenza non solo giuridico ma anche ‘culturale’ molto importante per il percorso normativo che la maggioranza intende intraprendere, finalizzato ad impedire, per legge, che un magistrato che abbia svolto incarichi politici elettivi possa tornare a svolgere il ruolo di magistrato requirente o giudicante. Ciò garantisce un maggiore consolidamento dei principi di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura”.
  • “Onestà! Onestà!”: lo hanno urlato in coro nell’Aula della Camera i deputati della sinistra, con il refrain marchio di fabbrica M5S, dopo che Alessia Morani ha chiesto che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede riferisse sulla scelta della sede provvisoria del palagiustizia di Bari, caduta su un immobile che, secondo quanto scrive “La Repubblica”, sarebbe di proprietà di un privato sospettato di aver prestato denaro ad organizzazioni criminali mafiose.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Bonafede, ha approvato, in esame preliminare, tre decreti legislativi che, in attuazione della legge delega per la riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario (legge 23 giugno 2017, n. 103), introducono disposizioni volte a modificare l’ordinamento penitenziario, alla revisione della disciplina del casellario giudiziale e all’armonizzazione della disciplina delle spese di giustizia funzionali alle operazioni di intercettazione. Riscritto e revisionato il decreto della riforma dell’ordinamento penitenziario. Nessuna approvazione definitiva, dunque, come ci sarebbe aspettati – nella riunione di giovedì del Consiglio dei ministri – secondo quanto previsto dalla legge delega, la 103/ 2017, con la quale il Parlamento aveva, a suo tempo, conferito al governo il potere di adottare i decreti in tema di “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”.

Giulia Grillo (5 1/2), ministro della Salute.

  • Dopo le frizioni sugli immigrati le scintille sui vaccini. A sparigliare le carte è ancora lui, Matteo Salvini, che via radio prima dice che dieci vaccinazioni sono inutili se non dannosi. Poi ribadisce «l’impegno preso in campagna elettorale», ossia «che i bambini non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati». E come se non bastasse ringrazia «per il loro coraggio» i coniugi Montanari, due medici che da tempo sostengono la presenza di pericolose nanoparticelle nei vaccini, attirandosi le critiche di mezzo mondo scientifico. Ma il ministro della Salute, la pentastellata Giulia Grillo, non ci sta. «Le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica» replica prendendo le distanze e mettendo i puntini sulle “i”, mandando a dire al vicepremier leghista che quello dei vaccini «è un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute». Pronto a emanare un provvedimento che con ogni probabilità farà slittare la prossima scadenza del 10 luglio, termine entro il quale le famiglie che non lo abbiano ancora fatto dovrebbero presentare la documentazione vaccinale al momento di iscrivere i propri figli ad asilo e materna. Un primo passo verso la cancellazione dell’obbligo che per Grillo, compete, in questo caso sì, alla politica decidere. Tanto che, come ribadito nella nota ministeriale, la revisione del decreto Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie sarà al centro del dibattito parlamentare.
  • Garantire le coperture vaccinali ma senza mettere a rischio di esclusione sociale i bambini in età scolare e prescolare; rendere più trasparente il sistema di prenotazioni delle prestazioni sanitarie per evitare «distorsioni» nella gestione delle liste d’attesa; invertire il passo del gambero dell’investimento pubblico in sanità. C’è questo e molto alto nelle linee programmatiche del Governo in sanità esposte oggi alla Camera dal Ministro della salute, Giulia Grillo. Sui vaccini si confermano i lavori in corso su un disegno di legge della maggioranza «che supererà la legge Lorenzin». Come il Ministro lo ha già annunciato in altra sede: applicando l’obbligatorietà in modo flessibile, regione, per regione, sospendendola dove si è raggiunta la soglia di sicurezza della copertura vaccinale. Non senza rinunciare nel frattempo «ad affrontare il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale». Problema del quale si occuperà un tavolo di esperti ha annunciato il Ministro. Parole pronunciate mentre i suoi colleghi pentastellati del Lazio presentano una proposta di legge «free-vax», dove si prevedono persino periodi di quarantena tra le 4 e le 6 settimane nelle scuole per i bambini vaccinati, fino alla proposta di una prevenzione basata sulla «nutrizione preventiva».
  • Il CdM, su proposta del Ministro Bongiorno e del Ministro Tria e secondo quanto illustrato dal Ministro Bussetti, ha approvato l’autorizzazione ad assumere, a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, per l’anno scolastico 2018/2019, 57.322 unità di personale docente, di cui 43.980 docenti su posto comune e 13.342 docenti su posto di sostegno; 46 unità di personale educativo; 212 dirigenti scolastici; 9.838 unità di personale ATA.

Giulia Bongiorno (5 1/2), ministro della Pubblica Amministrazione.

  • Blitz negli uffici, le impronte digitali per contrastare i furbetti del cartellino, leggi contro i corrotti e un passo indietro sulla riforma del Corpo forestale perché è “fallita”. Giulia Bongiorno, neo ministro della Pubblica amministrazione, affida il suo programma alle pagine del Corriere della Sera nella prima intervista dopo la nomina. L’elenco di cose da fare non vuole “distruggere” la riforma Madia, ma agire “con i bisturi per curare la disomogeneità nei servizi”. Per farlo, spiega, si partirà con “sopralluoghi a sorpresa” negli uffici, delle “ispezioni a campione con pool di esperti” ma nulla di “punitivo”. Se però dovessero emergere “inezie saremo inflessibili”, mentre di fronte ai disservizi causati da “difficoltà oggettive” il ministero “aiuterà a colmare le lacune”. Sulla guerra ai furbetti del cartellino voluta dal suo predecessore Marianna Madia, Bongiorno spiega che “l’assenteismo è un fenomeno odioso”, ma a suo avviso non basta inasprire le sanzioni: “Credo si debba anche prevenire”. Per farlo serve evitare che ci sia “strisci il tesserino per altri” e la misura più efficace è “prendere le impronte digitali” ai dipendenti pubblici: “Cosa c’è di male? A me alla Camera le hanno prese quando c’erano i “pianisti” – dice – E non sono rmasta traumatizzata”. Nessun accenno ai costi che un’operazione così imponente comporterebbe, ma di fronte alla possibilità che prevalga il diritto alla privacy risponde: “Tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo: che siano tutti al lavoro, al servizio del cittadino”.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Bongiorno, ha approvato, in esame preliminare, due decreti legislativi che, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 8 della legge di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (legge n. 124 del 7 agosto 2015), introducono disposizioni integrative e correttive ai decreti legislativi 29 maggio 2017, n. 95 e n. 97, concernenti, rispettivamente, la revisione dei ruoli delle Forze di polizia e le funzioni, i compiti e l’ordinamento del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il decreto introduce disposizioni correttive e integrative sulla revisione dei ruoli delle Forze di polizia, attraverso modifiche di carattere tecnico e formale al primo decreto delegato approvato in seguito alla riforma. Il CdM, su proposta del Ministro Trenta, ha preannunciato inoltre l’esame di un disegno di legge per l’attribuzione, al Governo, della delega ad adottare disposizioni integrative e correttive in materia di riordino dei ruoli e delle carriere anche per il personale delle Forze armate, rinnovando al contempo la corrispondente delega per le Forze di polizia, al fine di garantire la piena equi-ordinazione dei trattamenti nell’ambito del Comparto difesa e sicurezza.

Giancarlo Giorgetti (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport.

  • Giancarlo Giorgetti, tra gli uomini più potenti dell’esecutivo Lega/M5s, ha parlato a braccio davanti ai militanti e ha detto alcune cose soprattutto sui rapporti interni al nuovo esecutivo. «Avete visto come non tutto sia facile nel nostro compito. Abbiamo tanto arretrato e con gli alleati dobbiamo discutere tutti i giorni – ha detto Giorgetti -. Non sempre la pensiamo allo stesso modo ma avete visto, però, che molto spesso sono le nostre idee che alla fine vincono».
  • Il CdM, preso atto della volontà espressa dai Comuni di Cortina, Milano e Torino di candidarsi a ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026, ha espresso la volontà di garantire il sostegno del Governo alla candidatura italiana, la cui proposta è di competenza del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), subordinatamente all’esperimento di ogni possibile tentativo di trovare soluzioni condivise, con riguardo, in via prioritaria, al contenimento degli oneri complessivi e alla valorizzazione del rapporto costi/benefici dell’evento, nonché tenendo conto della sostenibilità del progetto a livello sociale e ambientale, dell’eredità dei Giochi verso la città, il Paese e le future generazioni.
  • Le regole del Cio sono chiare: c’è una sola città che ospita le Olimpiadi – estive o invernali che siano – e altre che, eventualmente, possono avere un ruolo operativo. Possono, per esempio, ospitare gare, essere un luogo d’accesso alla città o perfino un hub attraverso il quale transitare. Insomma le modalità per essere coinvolti sono molteplici, ma la firma sul contratto deve essere di una sola città. Tradotto: in condizioni normali la candidatura diffusa annunciata dal Coni la scorsa settimana (Milano-Torino-Cortina) senza neppure un nome, non avrebbe i requisiti formali per essere presa in considerazione. Tuttavia, per evitare nuovi imbarazzi dopo il caso Roma, il Coni ha chiesto un parere preventivo al Cio che con una lettera arrivata nelle scorse settimana ha dato il proprio via libera alla  candidatura. Secondo il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, “avrà la stessa dignità di tutte le altre”.

Enzo Moavero Milanesi (5 1/2), ministro degli Esteri.

  • Alla Luiss, Enzo Moavero Milanesi fa gli scatoloni. Il professore di diritto europeo, 63 anni, libera l’ufficio perché da ministro degli Esteri non avrà tempo di fare altro. Meno ancora in questi giorni di emergenze sui migranti. Matteo Salvini ha chiuso i porti a altre due navi. Spinge gli altri Paesi ad aprirsi, o alla lunga rischiamo chiusure verso l’Italia? «La questione dei migranti è la più calda in Europa. È sempre più sentita dall’opinione pubblica e su di essa l’Unione Europea è rimasta latitante per troppi anni. Attraverso continui rinvii, discussioni e dichiarazioni, non ha mai affrontato davvero questo evento epocale».
  • Il Consiglio dei Ministri svolto ieri a Palazzo Chigi ha deliberato la nomina del Sottosegretario Emanuela Del Re a Viceministro degli Esteri. La nomina è stata proposta del Ministro Enzo Moavero Milanesi e le viene data la delega per la cooperazione. Candidata con il Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 2018, viene presentata come eventuale Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale in caso di vittoria. Quanto ai restanti tre sottosegretari – Di Stefano, Picchi e Merlo – ancora non sono state ufficializzate le deleghe.

Luigi Di Maio (5), vice-premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

  • La risposta alle richieste dei riders e alle pretese delle piattaforme digitali è un tavolo di contrattazioneDi Maio, ha proposto infatti di avviare un dialogo tra le parti per trovare un punto di incontro. «Chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della Gig economy», ha detto il ministro. Al tavolo saranno invitati anche i sindacati confederali, ma è difficile che avallino una eventuale intesa. Il ministro ha incontrato per circa un’ora al ministero del Lavoro le piattaforme Deliveroo, JustEat, Foodora, Domino’s Pizza e Glovo, prima di correre allo Sviluppo economico per la trattativa sull’Ilva.  «Mi è stato detto che sono disponibili», ha aggiunto il ministro, precisando che «se poi il tavolo non dovesse andare bene interverremo con la norma che avevamo progettato». Dunque la parte del «decreto dignità» dedicata ai riders resta per ora congelata in attesa di capire se verrà trovato un (difficile) accordo tra i rappresentanti dei riders e le aziende.
  • “Parte la rivoluzione culturale”, esulta il vicepremier Luigi Di Maio uscendo da Palazzo Chigi al termine della riunione del consiglio dei ministri che ha sciolto il nodo delle nomine Rai, indicando – la competenza è del ministro dell’economia – Marcello Foa e Fabrizio Salini come presidente e amministratore delegato. Due nomi che arrivano al termine di ore e ore di trattative, andate avanti fino a tardi giovedì e poi ancora venerdì mattina, in un puzzle di veti incrociati e rivendicazioni. Sulla scacchiera anche i vertici di Fs dopo l’azzeramento del Cda voluto dal ministro dei Trasporti Toninelli, passando per l’Istat dove il mandato di Alleva è già scaduto. La Lega insiste con Foa, le opposizioni denunciano l’arroccamento “illegittimo”. Ma cosa dice la legge? Dopo la bocciatura – per la mancata partecipazione al voto in Commissione di Vigilanza Rai delle opposizioni – di Marcello Foa come presidente della Rai, il partito guidato da Matteo Salvini ha fatto trapelare la sua intenzione di confermare il nome dell’ex giornalista, per il momento. Per le opposizioni si tratta di un atto contro la legge: il Pd ha annunciato di essere pronto a tutto, anche ad appellarsi al Presidente della Repubblica; per Forza Italia, “è stato appurato che la eventuale riproposizione dello stesso nome alla commissione di Vigilanza, presenta secondo il parere di autorevoli professionisti problemi giuridici non superabili”.
  • Il decreto dignità passa l’esame del Consiglio dei ministri. Dice il vicepremier Luigi Di Maio:  sarà “un primo passo in avanti”, ha detto, “però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall’abbassamento del costo del lavoro” e “questo nella legge di Bilancio ci sarà”. Il provvedimento include un pacchetto fisco “light” con ritocchi al redditometro, lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio (dal 30 settembre) e lo stop allo split payment solo per i professionisti. Rivista la norma sulle delocalizzazioni che farà scattare multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per le imprese che delocalizzano “entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata”. La stretta resta per chi lascia l’Italia per un Paese extraeuropeo mentre è dubbio che sia applicanile a chi trasferisce l’attività, anche in parte, in uno dei Paesi dell’Unione. Il beneficio pubblico, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 4 punti percentuali. Partito Democratico, Forza Italia insieme a Confindustria e tutte le associazioni datoriali, quelle che un tempo venivano chiamati “padroni”, da un lato; dall’altro, la sinistra in ordine sparso e i sindacati con i loro caveat. È questo lo scenario politico, per nulla inedito, all’indomani del primo e molto atteso provvedimento politico del Governo guidato da Giuseppe Conte: si tratta del decreto Dignità, una legge che punta a multare le imprese che dopo aver percepito contributi pubblici delocalizzano all’estero le loro attività; a contrastare il gioco d’azzardo con il divieto di pubblicità; a intervenire su alcuni strumenti fiscali come split payment (ma solo per i professionisti), spesometro e redditometro. Ma, soprattutto, il dl Dignità è una stretta sui contratti a termine, che non potranno durare più di 24 mesi e a ogni rinnovo avranno un incremento di costo contributivo dello 0,5%. Non solo: viene raddoppiato l’indennizzo di licenziamento, passando così da un minimo di 6 mensilità a un massimo di 36. Nel difficile equilibrio tra Movimento 5 Stelle e Lega, la dignità prevista dal decreto si è fermata all’articolo 18. Non c’è traccia infatti della reintroduzione della norma, cancellata dal Jobs act, che vietava alle aziende sopra i quindici dipendenti di licenziare i lavoratori senza giusta causa. Il cuore dunque della riforma del lavoro voluta dal governo Renzi, e ferocemente contrastata dai grillini allora all’opposizione, continua a pulsare nonostante gli annunci della campagna elettorale. E nonostante il ministro del Lavoro Luigi Di Maio abbia detto che con il decreto Dignità è stato dato “un colpo mortale al precariato, licenziando il Jobs Act”. Ma il Jobs Act in realtà resiste.
  • In serata la Camera dei Deputati approva la conversione del disegno di legge del Decreto Dignità con 312 favorevoli, 190 contrari e 1 astenuto. Il provvedimento passa all’esame del Senato. Nella serata di giovedì la Camera dei deputati ha approvato la conversione in legge del cosiddetto “decreto dignità” con 312 voti a favore, 190 contro e una astensione. Il decreto contiene una serie di interventi in particolare sul lavoro, ed è stato voluto dal capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio per combattere il precariato. Secondo gli esperti di diritto del lavoro, contiene parti buone e parti meno buone, ma ci sono molti dubbi sul fatto che riuscirà davvero a raggiungere il suo scopo. La riforma passerà ora al Senato.
  • Il Senato approva in via definitiva la conversione in legge del Decreto Dignità con 155 si, 125 no e un astenuto. L’Assemblea di Palazzo Madama, ha approvato definitivamente il disegno di legge che converte – viste le modifiche del Parlamento – il decreto legge 12 luglio 2018, n. 87. Il testo, denominato da più parti “Decreto Di Maio” o “decreto Dignità” era stato varato dal Governo per introdurre “disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle impres”.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge n.106 del 6 giugno 2016), introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, relativo alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale. Gli interventi correttivi e integrativi previsti riguardano l’utilizzazione dei lavoratori molto svantaggiati e dei volontari, l’adeguamento degli statuti delle imprese sociali e le misure fiscali e di sostegno economico.
  • Nell’hangar più grande di tutta Fiumicino si bolle dal caldo, ma Luigi Di Maio e Danilo Toninelli non sudano. Preparano una grande operazione di propaganda studiata per mascherare le difficoltà e le critiche che piovono su nomine e provvedimenti del loro esecutivo. Hanno la freschezza di chi sa di aver appena colto la rosa più bella del giardino dell’ex dittatore: a trenta metri c’è l’Air Force Renzi, il famigerato aereo che nella scorsa legislatura il governo ha preso in leasing da Etihad. I due ministri arrivano nei pressi dei giornalisti che li attendono, girano i tacchi e imboccano la scaletta che li porta a bordo. C’è un rumore assordante che si spande per il gigantesco capannone, proviene da una macchina refrigeratrice. “A bordo stamattina facevano 46 gradi, dovevamo rinfresca’”, spiega un addetto ai lavori.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, relativo al Codice del Terzo Settore. «Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, giovedì 2 agosto 2018, alle ore 20.15 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte ha approvato le “Disposizione integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106». A dare l’annuncio è il sito del Governo con un comunicato.
  • Si indaga per caporalato: per capire se il terribile incidente stradale avvenuto sulla strada provinciale 105, tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri nel quale sono morti quattro braccianti agricoli, tutti migranti, sia avvenuto in un contesto di degrado delle condizioni di lavoro. In un contesto di sfruttamento, di marginalità sociale, di un sistema di trasporto dei lavoratori consegnato forse nelle mani dei caporali. O di chi si arrangia con mezzi di fortuna, mettendo ogni giorno a repentaglio la vita e la sicurezza delle migliaia di lavoratori, per lo più stranieri, che in questo periodo arrivano nelle campagne del Foggiano per la raccolta dei pomodori.

Alberto Bonisoli (5), ministro dei Beni Culturali.

  • La frase che ha fatto insorgere il Partito Democratico è questa. “La 18 App? Vale 200 milioni. Meglio far venire la fame di cultura ai giovani, facendoli rinunciare a un paio di scarpe”. A pronunciarla qualche giorno fa è stato il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che ha così preannunciato l’intenzione di eliminare il bonus da 500 euro per i 18enni. Di questi tempi, con l’esigenza di reperire risorse un po’ ovunque, è un taglio che il Mibact accetterà. Il ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, fa chiarezza sul futuro della 18App, ovvero il Bonus Cultura da 500 euro per i giovani (200 milioni di euro l’anno), strumento da lui aspramente criticato nella recente intervista al Corriere della Sera. Il Bonus resta ma una commissione individuerà quei punti che, per il neoministro, sono molto deboli. Ha spiegato ieri Bonisoli: «I fondi per il 2018 e per il 2019 ci sono, verranno riattivati e verranno erogati ai nati nel 2000 e nel 2001. Nel farlo, abbiamo pensato di introdurre in modo graduale alcuni correttivi, per rimediare agli errori fatti in passato e preparare un programma strutturale per la promozione del consumo culturale, che assocerà progetti di diffusione culturale nelle scuole con incentivi agli acquisti di prodotti e servizi culturali, a partire dal 2020». Quali correttivi e quando? «Lo chiederemo a una commissione di esperti che si metterà subito al lavoro, per individuare i punti deboli del sistema partendo dall’analisi di come i fondi sono stati utilizzati».

Gian Marco Centinaio (5), ministro dell’Agricoltura e turismo.

  • Un Gian Marco Centinaio come non l’abbiamo mai sentito. Il neo ministro delle Politiche Agricole si confessa al programma di Radio Rai Un Giorno da Pecora: “Quando ho iniziato a covare il sogno di diventare ministro? Quando avevo 5 anni. Anzi, quando ero piccolo sognavo di fare il Presidente della Repubblica, anche se non ci riuscirò mai”.

Sergio Costa (5), ministro dell’Ambiente.

  • Quello di Sergio Costa è stato il primo nome fatto trapelare da Luigi Di Maio in merito alla squadra di governo del Movimento 5 Stelle presentata prima delle elezioni politiche. Dopo le lunghe trattative, con la nascita del governo Lega-5 Stelle Sergio Costa è stato confermato come ministro dell’Ambiente. Vediamo allora la biografia di questo generale dei Carabinieri per capire perché anche il premier Giuseppe Conte abbia deciso di puntare proprio su di lui per un dicastero così delicato nel nostro paese.  Oltre che per le indagini sulla Terra dei Fuochi, la figura del generale Costa è tornata alla ribalta dopo l’anticipazione da parte di Luigi Di Maio sulla composizione del possibile governo del Movimento 5 Stelle. Ospite della trasmissione In ½ Ora di Lucia Annunziata, è stato il candidato premier pentastellato in persona a fare il nome di Sergio Costa come ministro dell’Ambiente in un ipotetico esecutivo pentastellato. Con la nascita del governo targato Movimento 5 Stelle-Lega, Sergio Costa è stato indicato anche dal nuovo premier Giuseppe Conte come ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
  • Il CdM ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza degli eventi meteorologici che si sono verificati nei giorni dal 14 giugno al 19 giugno 2018 nei territori dei Comuni di Reggio Calabria, di Bagnara Calabra e di Scilla, in provincia di Reggio Calabria e di Joppolo e Nicotera, in provincia di Vibo Valentia.

Marco Bussetti (5), ministro dell’Istruzione.

  • La scelta di una figura tecnica per la guida del MIUR suggerisce un mandato limitato alla revisione de La Buona Scuola. Ma nasconde due grandi pericoli: che si amplifichino le tendenze regionaliste e che si mettano a rischio le risorse dedicate all’istruzione. La scuola è uno dei grandi assenti nel rivoluzionario piano giallo-verde. Due sono i segnali più rilevanti in questo senso: la pochezza del capitolo Scuola nel Contratto di governo, e la completa assenza della stessa parola “scuola” (e della parola “cultura”) dal primo discorso ufficiale del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in quel di Palazzo Madama. Secondo alcuni ci sarebbe in realtà anche un terzo segnale concorde: la nomina a ministro di Marco Bussetti, di simpatie leghiste e in precedenza a capo dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano. Il nome di Bussetti è stata una delle novità (passata in secondo piano) dei funesti giorni della trattativa. In precedenza, infatti, la casella era stata attribuita al nome già proposto dal M5S, Salvatore Giuliano, dirigente scolastico di Brindisi con fama di grande innovatore. Tuttavia rimangono notevoli similitudini con il preside pugliese, sebbene il neo ministro sia stato subito inquadrato come un burocrate col compito dell’ordinaria amministrazione (e dello smantellamento de La Buona Scuola). Entrambi, ad esempio, hanno in passato espresso opinioni costruttive e anche positive sulla riforma di Renzi. Ed entrambi sono pressoché sconosciuti sul piano politico nazionale, così come pressoché ignote ai più sono la loro idea complessiva di scuola e, soprattutto, la loro capacità di governo. Insomma: che fosse Bussetti o Giuliano, per molti era scritto che la scuola non sarebbe stata uno dei protagonisti della XVIII legislatura. Per alcuni osservatori questa è un’ottima notizia: lasceremo la scuola al riparo dalla furia riformatrice giallo-verde, dandole finalmente modo di assestarsi e raggiungere un equilibrio. Eppure, a ben vedere, ci sono due motivi fondamentali per non dormire sonni tranquilli: le spinte regionaliste della Lega e i possibili attacchi alle risorse per la scuola.

Erika Stefani (5), ministro degli Affari regionali e Autonomie

  • Erika Stefani dichiara subito il suo obiettivo: “Confermo che l’autonomia sarà il primo dei miei obiettivi. Sono investita di un grande carico di responsabilità. Quando si arriva ad avere questo incarico bisogna assumerlo con il massimo dell’impegno anche perché è un percorso non così semplice come può apparire. So che avrò tanto lavoro e mi impegnerò subito, ventre a terra, perché l’autonomia è stata sostenuta con un referendum dai Veneti e il mio obiettivo è quello che non venga tradita la volontà dei cittadini. Ora ho bisogno di un po’ di tempo per prendere mano con la carica che ricopro, perché ho prestato giuramento poco fa… E’ impossibile stabilire ora una tempistica -ci dice- perché una legge sull’autonomia deve passare in commissione, in Parlamento, essere votata, analizzata, emendata e riproposta ai due rami del Parlamento”

Barbara Lezzi (4), ministro del Sud

  • Famigerato, spaventoso, sparito da un quarto di secolo, il ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno ritorna nel “governo del cambiamento”. Ma poiché i grillini con l’italiano hanno scarsa confidenza, il nome è stato potato con l’accetta e reso ancor più minaccioso: ministero per il Sud. Sintetico, monolitico, inquietante quasi quanto la mai compianta Cassa del Mezzogiorno, epicentro di finanziamenti a fondo perduto e sprechi indecifrabili. Coi pentastellati, insomma, torna il vecchio baraccone democristiano. Senza però che dell’arte politica dei diccì vi sia traccia. Oggi, al ministero per il Sud, ci plana la grillina Barbara Lezzi (il cui unico merito storico è quello di aver triturato Massimo D’Alema il 4 marzo nel collegio uninominale di Gallipoli-Nardò). Salentina, classe ’72, un diploma e nessuna laurea, ex impiegata, non è certo senza macchia. La prima, parentopoli: come ogni maneggione, nel 2013 nominò la figlia del compagno come portaborse. La seconda, rimborsopoli: come diversi furbetti, si “dimenticò” di auto-mutilarsi la diaria e di versare circa 3.500 euro dello stipendio da parlamentare al fondo creato dal M5s per finanziare piccole e medie imprese. Ma fu perdonata, in entrambi i casi, perché i grillini sono tutti d’un pezzo, ma soltanto a parole. Per Rimborsopoli se la cavò con una multa, niente epurazione.

Elisabetta Trenta (4), ministro della Difesa.

  • Qualche giorno fa si era levato un polverone perché la ministra della Difesa Elisabetta Trenta aveva confermato in un’intervista che l’Italia avrebbe rispettato gli impegni presi sul programma di acquisto degli F-35. Questo significa che anche il governo del cambiamento, nel quale il MoVimento 5 Stelle ha in passato ribadito più volte che gli F-35 erano uno spreco di risorse e di soldi pubblici, avrebbe continuato gli acquisti fino al completamento del programma che prevede che l’Italia si doti di una flotta di 90 caccia F-35. Trenta ha chiarito il senso delle sue parole. La ministra ha detto che «sicuramente non compreremo nessun altro F-35», una dichiarazione ambigua che qualcuno potrebbe fraintendere. Questo non significa che l’Italia non acquisterà altri F35 rispetto ai 26 (18 consegnati + 8 ordinati a fine aprile dalla Pinotti) che già sono già stati acquistati. Il punto del contendere infatti è – e lo era anche quando nel 2015 Sibilia accusò la ministra del governo Renzi di “alto tradimento” – è il rispetto degli impegni presi all’interno del programma F35.

Lorenzo Fontana (3 1/2), ministro della Famiglia e della Disabilità

  • “Abbiamo affermato cose che pensavamo fossero normali, quasi scontate: che un Paese per crescere ha bisogno di fare figli, che la mamma si chiama mamma (e non genitore 1), che il papà si chiama papà (e non genitore 2) […]. La reazione di certi ambienti che fanno del relativismo la loro bandiera è stata violentissima”. Lo scrive, in una lettera pubblicata sul Tempo, il neoministro della Famiglia Lorenzo Fontana.
  • C’è una Lega che con il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana dice no alla registrazione dei figli delle coppie gay, che con il vice premier Matteo Salvini difende “il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà”, che ribadisce come utero in affitto e vendita dei gameti siano reati. Ma c’è un Movimento 5 Stelle che prova a resistere alla stretta leghista sui diritti Lgbt. Lo fa la sindaca di Torino, Chiara Appendino, dicendo che continuerà a registrare i figli delle coppie gay e lo fa il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora che invita Fontana a “fermare la propaganda”. Nel corso di un’audizione alla Commissione Affari Sociali, il ministro Fontana aveva affermato che “il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all’estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l’eterologa, non consentita a coppie omosessuali. Una visione che tradisce un’impostazione adultocentrica, in conflitto con l’interesse superiore del bambino. Va fatto rispettare il divieto -ha detto il ministro leghista- evitando che il ricorso di queste pratiche all’estero si traduca in un aggiramento del divieto in Italia”.

Matteo Salvini (3 1/2), vice-premier e ministro degli Interni. 

  • “Noi non stiamo con Salvini” titola in copertina Rolling Stone nel nuovo numero. “Da adesso chi tace è complice” si legge in calce. “Una battaglia di civiltà”, la definisce la rivista musicale che ha chiesto a musicisti, attori, scrittori e figure legate al mondo dello spettacolo e alla tv se volevano “prendere una posizione per una società aperta, moderna, libera e solidale”. Non vengono mai scritte chiaramente le parole “razzismo” e “immigrazione” ma dagli interventi dei firmatari si capisce che quella dev’essere stata la comunicazione per l’eventuale coinvolgimento. “Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito”, si legge nell’editoriale. Nel Governo andato in tilt sul caso della nave italiana Vos Thalassa e ancora indeciso sull’arrivo della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana che deve sbarcare i 67 migranti, si apre più di una crepa. Dopo lo scontro fra Matteo Salvini e Danilo Toninelli, per il ministro dell’Interno, fautore della linea dura sui migranti, si apre anche il fronte della Difesa, con Elisabetta Trenta che sceglie il quotidiano Avvenire per segnare una profonda distanza dal Viminale rispetto all’accoglienza, alle Ong e al Mar Mediterraneo. Il team che segue il leader leghista su Facebook ha postato un video in cui Nina Zilli lo manda letteralmente a quel paese durante un concerto a Comacchio. In realtà i fatti risalgono al 5 luglio, nei giorni in cui vi era molto dibattito per le immagini dei piccoli migranti annegati (con relativa polemica legata al fatto che alcuni sostenessero essere foto finte). Sullo schermo della piazza romagnola, scorrevano dunque le immagini dei bambini e la cantante ha dunque proferito il vaffa, per mostrare la sua distanza dalle politiche del governo sul tema dell’accoglienza. Interpellata, la cantante si limita a commentare : «Mi sono fatta prendere dall’enfasi e ho detto quell’insulto. Me ne scuso, forse avrei dovuto dire abbasso, per quanto il vaffa sia stato sdoganato. Ma rimango della mia opinione, non ce la si prende con i bambini e con chi scappa dalla guerra». In quanto al tema dei soldi pubblici, dall’entourage fanno sapere che i costi di questo tipo di iniziative sono quasi integralmente coperti dalle sponsorizzazioni. E sui social si è scatenato subito il dibattito: in tanti se la prendono con la cantante, con varie contumelie, altri la difendono, mentre qualcuno fa notare perché uno non debba esprimere, in qualunque circostanza, la sua opinione, condivisibile o meno che sia, da cittadino prima che da artista. Il consiglio dell’isola di Maiorca, in Spagna, riunito in plenaria oggi, giovedì 27 luglio, ha approvato una mozione per dichiarare il ministro dell’Interno Matteo Salvini persona “non grata” sull’isola. Secondo quanto riporta il sito del Diario de Mallorca infatti il consiglio dell’isola delle Baleari motiva la decisione di “chiudere le frontiere” al leader della Lega con “xenofobia e disprezzo per la vita”.
  • Alla vigilia dell’atteso e discusso incontro di Matteo Salvini con Viktor Orban, in Prefettura a Milano, Budapest sottolinea le convergenze con Roma sulla strategia in materia di immigrazione. “Nella politica d’immigrazione dell’Ungheria e dell’Italia ci sono punti di convergenza” afferma il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, alla radio pubblica Mr. “La difesa dei confini dell’Europa consiste nella gestione dell’immigrazione. L’Ungheria ha già dimostrato che i confini di terraferma possono essere difesi. L’Australia e l’Italia hanno dimostrato che anche i confini marittimi possono esserlo”.
  • “Ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord – su conti bancari, libretti, depositi – deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro. È quanto scritto nelle motivazioni della sentenza di Cassazione che accoglie il ricorso del pm di Genova contro la Lega. Al partito di Matteo Salvini sono stati bloccati fino a oggi 1 milione e mezzo di euro. I 49 milioni di cui si parla sono quelli che la Lega ha sottratto durante la gestione Bossi-Belsito secondo una sentenza che ha condannato il fondatore e l’ex tesoriere del Carroccio rispettivamente a 2 anni e mezzo e 4 anni e 10 mesi per truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. Non riesce proprio a trattenersi, Matteo Salvini. Prima che il colloquio con Sergio Mattarella finisca e lui torni al Viminale, di colpo cambia spartito: «Avrà visto, presidente, che noi della Lega adesso abbiamo questo problema dei fondi sequestrati. Problema delicatissimo, che potrebbe paralizzare qualsiasi nostra attività politica e perfino…» Il capo dello Stato alza la mano destra e blocca il ragionamento dell’ospite: «Ne prendo atto». «Ma…», insiste Salvini. «Ne prendo atto», sillaba di nuovo l’inquilino del Colle. Tre parole che sono uno stop e sottintendono un discorso che il leader del Carroccio conosceva già: non posso fare niente, non chiedetemi nulla, chiudiamola qui.Nessuno spiraglio, dunque, sulle aspettative di estendere gli argomenti dell’incontro alla sentenza con cui la Cassazione ha ordinato il sequestro fino a 49 milioni di euro della Lega (in seguito alla condanna in primo grado di Umberto Bossi per truffa aggravata), ciò che ha scatenato una rincorsa polemica contro la magistratura. L’idea di arrivare a parlarne per via obliqua, aggirando il tema del verdetto in sé e proponendo la questione delle sue conseguenze, è un escamotage che con il capo dello Stato non funziona.
  • “Quell’accusa pesantissima, pronunciata peraltro nel giorno di una tragedia in mare dove sono morte decine di persone, tra cui donne e bambini, sono una ferita che non sarà facile ricucire”. Le parole di un’autorevole fonte governativa a Tunisi, danno conto di come le autorità tunisine abbiano registrato le affermazioni del neo ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il governo di Tunisi ha convocato l’ambasciatore italiano per chiedere spiegazioni esprimendo stupore, appunto. Le dichiarazioni di Matteo Salvini – si legge nella nota – “non riflettono la cooperazione tra i due paesi nel campo della gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani per affrontare questo fenomeno”.
  • Dopo le tensioni con la Tunisia, il ministro dell’Interno Matteo Salvini se la prende con Malta. Il botta e risposta inizia con Salvini che accusa Malta di “dire sempre di no a qualsiasi richiesta di intervento” per salvare i migranti. Segue la risposta di La Valletta, che bolla come false le accuse del neoministro italiano. Il quale contrattacca: “Gli amici maltesi ci dicano quante navi hanno attraccato nei loro porti nel 2018”. “Il buon Dio ha messo Malta più vicina della Sicilia e non può sempre rispondere di no a qualsiasi richiesta di intervento” per l’attracco di navi che salvano migranti nel Mediterraneo, ha detto Salvini in una conferenza stampa in prefettura, a Como, dove ha incontrato due autisti di autobus che hanno subito un’aggressione per la quale sono stati arrestati quattro cittadini stranieri. “Non ho intenzione di passare l’estate in emergenza altrimenti avremo modo di porre problemi all’attenzione dell’Italia e l’Europa”, ha aggiunto.
  • Il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha annunciato che la Spagna permetterà alla nave Aquarius con oltre 600 migranti a bordo di attraccareValencia. Lo ha fatto sapere la Moncloa. Dopo nove giorni in mare toccano finalmente terra i 629 migranti che da sabato scorso erano a bordo della nave Aquarius. Il primo gruppo di loro, 274 persone, è entrato nel porto di Valencia a bordo di nave Dattilo della Guardia Costiera italiana. Una volta sbarcati i migranti, entrerà nel porto nave Aquarius che ha a bordo 106 persone, mentre per ultima entrerà Nave Orione della Marina militare italiana con 249 migranti.
  • Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il capo di gabinetto del dicastero, sono indagati per la vicenda della nave Diciotti. I reati contestati sono sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. La Procura di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria compiuta a Roma, infatti, “ha deciso di passare a noti il fascicolo, iscrivendo due indagati, un ministro e un capo di gabinetto, e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo”.
  • “Al ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Roberto Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, leader della Lega. Salvini ha parlato di “una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono”, ossia “rifacendo quello che fu definito il censimento”. “Facciamo un’anagrafe, nessuna schedatura”, ha poi precisato il titolare del Viminale. Ma la retromarcia non ha impedito il divampare delle polemiche e uno scontro nel governo fra i due vicepremier. Luigi Di Maio è infatti intervenuto per stoppare il leader leghista. “Mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di schedatura e censimento degli immigrati – ha detto il ministro del Lavoro – perchè se una cosa è incostituzionale non si può fare”.
  • Sulla scorta a Roberto Saviano “saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini intervenendo ad Agorà su Rai Tre. Sulla questione ius soli posta da Saviano, Salvini ha detto: “Siamo il Paese europeo che sta dando più cittadinanze in assoluto, ma Saviano lo ignora. Allargare ulteriormente la concessione di cittadinanze sarebbe il caos”. “Vivere sotto scorta è una tragedia e l’Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti e pericolose del mondo. Eppure, nonostante questo, invece di liberare dai rischi i giornalisti sotto protezione, Matteo Salvini, ministro degli Interni, li minaccia”. Queste le parole di Roberto Saviano che risponde, in un lungo post sulla sua pagina Facebook, alla minaccia del ministro dell’Interno Matteo Salvini di togliergli la scorta. È dal 2006 che lo scrittore vive sotto scorta, da quando ricevette le minacce di morte da parte dei clan camorristici di Casal di Principe.
  • “I soldi che dicono che abbiamo sottratto? Non ci sono quei 50 milioni, Repubblica sta cercando quei soldi in Svizzera, in Lussemburgo… Fate inchieste su cose vere, non perdete il vostro tempo”. Lo dice Matteo Salvini, intervistato da Radio Capital, sui soldi che la magistratura di Genova sta cercando. “Quei soldi non ci sono – sottolinea Salvini – sono stati spesi in dieci anni”. Dagli atti del processo di Genova – ricorda Repubblica – risulta che quell’ammontare era nelle casse della Lega quando Umberto Bossi fu scalzato e sostituito da Roberto Maroni e poi da Salvini: Si tratta di una cifra che, secondo i magistrati genovesi, il Carroccio deve restituire dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxi truffa sui rimborsi elettorali dal 2008 al 2010.  “Ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord – su conti bancari, libretti, depositi – deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro. È quanto scritto nelle motivazioni della sentenza di Cassazione che accoglie il ricorso del pm di Genova contro la Lega. Al partito di Matteo Salvini sono stati bloccati fino a oggi 1 milione e mezzo di euro.
  • Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro Milanesi, del Ministro Salvini, del Ministro Tria e del Ministro Toninelli, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per la cessione, a titolo gratuito, di unità navali da parte del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera italiana e della Guardia di Finanza, a supporto della Guardia Costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell’interno libici. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricevuto durante la mattina a Palazzo Chigi il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Libia, Ghassan Salamé. Il Senato, con 266 si e 4 no, approva la conversione in legge del Decreto Motovedette (Decreto-legge n. 84 del 10 luglio 2018, varato nel CdM del 2 luglio) che prevede la cessione a titolo gratuito alla Libia di 12 motovedette, dieci Classe 500 della Guardia Costiera e due unità navali Classe Corrubia della Guardia di Finanza.
  • Salvini vorrebbe usare i droni anche per pattugliare le coste italiane e spinge per accelerare la fornitura dei P1HH, i veicoli a pilotaggio remoto della Piaggio Aerospace e la progettazione dei nuovi P2HH. Ma il M5S fa melina e si divide. L’ultimo incidente di percorso oggi al Senato. La commissione Bilancio si è riunita per acquisire il nulla osta del ministero dell’Economia, la certezza che nell’apposito capitolo vi fossero risorse disponibili. Ovvero i 766 milioni di euro da spalmare per i prossimi 15 0 20 anni. Ma quando il relatore, il pentastellato campano Vincenzo Presutto ha chiesto un rinvio alla commissione Difesa per acquisire ulteriore audizioni, il suo collega M5S Mario Turco, relatore in commissione Difesa, ha fatto di tutto per evitare un nuovo stop del provvedimento. La questione è rimasta a lungo fuori alla portata dei radar per non alimentare nuove tensioni nel Movimento.
  • La Camera approva in via definitiva il Decreto Motovedette con 382 sì, 11 no ed un astenuto. Il provvedimento, ora diventato legge, consente anche l’utilizzo di due droni, da parte della Guardia costiera italiana, utilizzati in via sperimentale innanzitutto per le operazioni di ricerca e soccorso in mare e che potranno essere utili ad individuare eventuali barconi in difficoltà. Inizialmente dovrebbero essere dislocati a bordo delle due navi che la Guardia costiera impiega per il pattugliamento del Mediterraneo centrale, la Diciotti e la Dattilo, ma in futuro potranno anche essere utilizzati per tutte le funzioni istituzionali del Corpo, dai compiti di polizia marittima al controllo delle coste.
  • Lo sgambetto sembrava essere dietro l’angolo e l’abolizione dei vitalizi se non saltata del tutto quantomeno rimandata o parecchio annacquata. Fino a quando nel tardo pomeriggio Matteo Salvini ha diffuso una nota per fugare ogni dubbio: “Il taglio di privilegi e vitalizi del passato era, è e rimane una priorità mia, della Lega e del governo. Prima lo si fa, meglio è, perché i politici non abbiano nulla in più e nulla in meno rispetto a tutti gli altri cittadini italiani”. Ad aver vinto – salvo colpi di scena dell’ultimo momento – è la delibera presentata da Roberto Fico e che domani l’ufficio di presidenza dovrebbe approvare. Ma, come spesso succederà in questa strana alleanza gialloverde, c’è una merce di scambio e questa volta porta il nome di “voucher”. Il tema tanto caro al Carroccio che da giorni chiede che vengano reintrodotti in agricoltura e nel settore del turismo all’interno del Decreto dignità, fiore all’occhiello dei grillini.
  • Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Salviniha sciolto il Comune di Vittoria (Ragusa) per mafia. È la prima volta che accade nella storia del Comune ragusano. La commissione prefettizia si era insediata nel mese di settembre dello scorso anno dopo gli arresti per scambio politico-mafioso dell’ex sindaco Giuseppe Nicosia e di suo fratello Fabio, all’epoca consigliere comunale del Pd, poi dimessosi. Dopo sei mesi di indagini la Commissione presieduta dalla vice prefetta vicaria di Ragusa Concetta Caruso ha presentato la sua relazione che dopo l’istruzione del prefetto di Ragusa Pina Cocuzza e dell’ufficio preposto al ministero dell’Interno l’ha trasmessa al Cdm. Attualmente a reggere il comune è Giovanni Moscato, avvocato, eletto due anni fa in una lista civica.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Salvini, a norma dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha deliberato la proroga dello scioglimento del Consiglio comunale di Lavagna (Genova), in considerazione della necessità di completare l’azione di ripristino dei principi di legalità all’interno dell’amministrazione comunale e l’affidamento della gestione del Comune di San Biagio Platani (Agrigento), già sciolto a seguito delle dimissioni rassegnate dalla totalità dei consiglieri comunali e del sindaco, a una commissione straordinaria, in seguito all’accertamento di pesanti ingerenze da parte della criminalità organizzata.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Salvini, a norma dell’articolo 143, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Siderno (Reggio Calabria). Il CdM, su proposta del Ministro Salvini, ha deliberato, a norma dell’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, l’indizione, per il 21 ottobre prossimo, del referendum consultivo per il distacco della provincia del Verbano-Cusio-Ossola dalla Regione Piemonte e la sua aggregazione alla Regione Lombardia.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Salvini, ha approvato, in esame definitivo, il regolamento con il quale si adegua la disciplina sull’organizzazione e la dotazione delle risorse umane dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) alle disposizioni introdotte dalla legge di modifica del Codice delle leggi antimafia e per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate (legge 17 ottobre del 2017, n. 161).

Paolo Savona (2 1/2), ministro degli Affari Europei

  • Il presidente della Repubblica, dunque, non ha ceduto all’imposizione di Paolo Savona al dicastero dell’Economia. L’obiettivo era sciogliere il nodo politico sul ministero dell’Economia che i due leader volevano affidare al professor Savona. Paolo Savona in mattinata aveva provato a sbloccare l’impasse sul suo nome. In un comunicato aveva detto: “Le mie posizioni sono note. Voglio un’Europa diversa, più forte ma più equa”. Un tentativo di smontare le accuse di antieuropeismo, legate alle sue prese di posizione critiche sull’euro e sul ruolo della Germania, fonte di preoccupazione al Quirinale. Savona parla di “polemiche scomposte” maturate nelle ultime ore. E fa riferimento al contratto di governo tra Lega e M5S. Con la richiesta all’Unione Europea di una “piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo”. Insomma, ancoraggio ai trattati europei. Poi auspica l’attribuzione “al Parlamento europeo di poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale”. Propone di “creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica”. Sempre facendo riferimento al contratto, parla di un impegno a ridurre debito pubblico e deficit “non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità”, bensì “attraverso il tramite della crescita del Pil”.
  • Indagato a Campobasso il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, nell’inchiesta del pm Rossana Venditti che coinvolge altre 22 persone per presunta usura bancaria. Savona all’epoca dei fatti contestati era al vertice di Unicredit, dove siedeva a seguito della fusione con Capitalia, in particolare alla presidenza della Banca di Roma. Secondo quanto riporta l’Ansa citando fonti legali, a conferma dalle indiscrezioni rimbalzate a livello locale, il nome del ministro Savona risulta presente dell’atto della Procura della Repubblica di Campobasso relativo alla richiesta di proroga dei termini di durata delle indagini preliminari nell’inchiesta relativa ai parchi eolici di Molise, Puglia e Campania. L’iscrizione del ministro nel registro degli indagati, resa pubblica dalla richiesta di proroga delle indagini fatta dal magistrato, sarebbe “un atto dovuto”. Alcune fonti vicine allo stesso ministro fanno presente che all’epoca dei fatti Savona non aveva per altro competenze sui tassi d’interesse, oggetto del contendere.
  • Il CdM, su proposta del Ministro Savona, e dei Ministri competenti, ha approvato sette decreti legislativi di adeguamento dell’ordinamento interno alla normativa europea. I decreti hanno ad oggetto, in particolare: attuazione della direttiva UE n. 853 del 2017 del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi (Ministero dell’interno – decreto legislativo – esame definitivo); disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento UE n. 679 del 2016 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati) (Ministero della Giustizia – esame definitivo); norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento UE n. 596 del 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativo agli abusi di mercato e che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della Commissione (esame definitivo); attuazione della direttiva UE n. 2102 del 2016 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici (Presidenza del Consiglio e Ministro per la pubblica amministrazione – esame definitivo); attuazione della direttiva UE n. 2370 del 2016 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 dicembre 2016, che modifica la direttiva 2012/34/UE per quanto riguarda l’apertura del mercato ai servizi di trasporto nazionale di passeggeri per ferrovia e la governance dell’infrastruttura ferroviaria (esame preliminare); attuazione della direttiva UE n. 1164 del 2016 del 12 luglio 2016 del Consiglio recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno e della direttiva UE n. 952 del 2017 del 29 maggio 2017 del Consiglio recante modifica della direttiva UE n. 1164 del 2016 relativamente ai disallineamenti da ibridi (Ministro per gli affari europei – Ministro dell’economia e delle finanze – esame preliminare); attuazione della direttiva del Consiglio del 27 giugno 2016 n. 1065 recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il trattamento dei buoni (Ministero dell’economia e delle finanze – esame preliminare).

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.