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Salvini indagato, immigrati salvati

Salvini indagato, immigrati salvati

Salvini indagato, immigrati salvati

A tarda sera Matteo Salvini annuncia la soluzione della vicenda Diciotti, proprio mentre le agenzie di stampa battono la notizia dell’indagine a suo carico della Procura di Agrigento. “Sbarcheranno nelle prossime ore, ho ritenuto di farli sbarcare, vi dirò dove andranno” annuncia il vice premier e ministro dell’Interno da Pinzolo. L’Albania e l’Irlanda ne accoglieranno 20-25 ciascuno, il Vaticano un centinaio, “ci ho lavorato personalmente mentre gli altri insultavano” annuncia Salvini, acclamato dal popolo leghista. A confermarlo è la Cei, assicurando l’accoglienza per “porre fine alle sofferenze di queste persone in mare da giorni”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il capo di gabinetto del dicastero, sono indagati per la vicenda della nave Diciotti. I reati contestati sono sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. La Procura di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria compiuta a Roma, infatti, “ha deciso di passare a noti il fascicolo, iscrivendo due indagati, un ministro e un capo di gabinetto, e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo”.

Dalla Diciotti possono quindi sbarcare gli ultimi 137 e Salvini può dire: “La prossima nave faccia marcia indietro”, perché non sbarcherà. La soluzione è la terza via fra l’accoglienza in Italia e l’accoglienza diffusa in Europa: servono però le pressioni della magistratura e il soccorso umanitario del Vaticano, che porta con sè l’Irlanda (dove è in visita Papa Francesco) e l’Albania, paese extra-Ue che ricorda il passato di popolo aiutato dall’Italia. Il principio di fondo è che “a pagare non devono gli italiani”, spiegano dal Viminale. Ma il tutto avviene al costo di una frattura grave nei rapporti con l’Europa.

Nel frattempo la storia delle 13 persone che scendono nel pomeriggio per “motivi sanitari” racconta il dramma del viaggio dei migranti, con le donne tutte violentate in Libia e gli uomini malati di tubercolosi e polmonite. Sin dalla mattina Matteo Salvini aveva professato ottimismo, parlando di una possibile chiusura positiva della “pratica Diciotti”. Un’ammissione dello scarso successo del braccio di ferro in corso con l’Europa, accompagnato dal leader leghista con la minaccia di porre il veto a oltranza sul bilancio comunitario, superato soprattutto grazie all’intervento della Chiesa.

A Roma intanto il procuratore di Agrigento sente per tre ore i vertici del Dipartimento delle Libertà Civili del Ministero dell’Interno, Gerarda Pantalone, e il suo vice, Bruno Corda, come persone informate sui fatti nell’ambito dell’inchiesta aperta sulla privazione della libertà personale dei profughi trattenuti sulla nave della Guardia Costiera italiana. “Meschino prendersela con i funzionari e non con me” tuona Salvini, che su Facebook fornisce provocatoriamente le sue generalità per dire agli inquirenti: “Volete arrestarmi? Vi aspetto”. A stretto giro arriva la notizia che Matteo Salvini è indagato, i reati contestati sono sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale.

Sullo sfondo deflagra il caso ungherese. L’incontro fra Matteo Salvini in Prefettura a Milano con Viktor Orban, che dell’Ungheria sovranista è il primo ministro, oltre che l’ispiratore della linea estremista anti-migranti condivisa dai Paesi del Gruppo Visegrad (con Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) crea imbarazzi diffusi. A Palazzo Chigi, probabilmente, visto che gli incontri, da protocollo diplomatico ultraconsolidato, avvengono solitamente tra pari grado, per cui a incontrarlo avrebbe dovuto essere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Cresce l’imbarazzo e il malumore dentro il Movimento 5 Stelle, che prova a prendere le distanze dall’iniziativa salviniana e a depotenziare l’incontro di Milano. “L’incontro tra Matteo Salvini e Viktor Orban di martedì prossimo va considerato come un incontro solo ed esclusivamente politico e non, dunque, istituzionale o governativo” scrivono in una nota i capigruppo M5S di Camera e Senato, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, aggiungendo che “i Paesi che non aderiscono ai ricollocamenti e tutti quelli che nemmeno si degnano di rispondere alla richiesta d’aiuto dell’Italia, per noi non dovrebbero più ricevere i fondi europei. E tra questi, al momento, c’è anche l’Ungheria”. A questo si aggiunge il mal di pancia dell’ala che fa riferimento a Roberto Fico, in contatto costante con Luigi Di Maio per seguire gli sviluppi della nave Diciotti.

A Budapest c’è un nemico, per i 5 Stelle. D’altro canto lo sa bene il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che ha incontrato pochi giorni fa alla Farnesina il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto e ha ricevuto picche alla richiesta di disponibilità ungherese ad accogliere una parte dei migranti salvati in mare dalla nave ‘Diciotti’. Il ministro ungherese ha sottolineato come vi fosse notevole identità di vedute tra Roma e Budapest in tema di politiche migratorie europee. Moavero, dal canto suo, ha spiegato come la visione italiana presenti punti di dissonanza da quella ungherese. Che cosa avranno da dirsi Salvini e Orban visto che, dice ad HuffPost una fonte diplomatica italiana, “visto che noi siamo a favore dei ricollocamenti, loro contrari….”. E allora, ecco insinuarsi un dubbio, forse malevolo, di certo plausibile: far fallire qualunque timida riforma del Trattato di Dublino – insinua la fonte – per arrivare a una politica di chiusura delle frontiere esterne e di massicci respingimenti. È proprio il vice premier leghista a dire oggi che “con Orban c’è la condivisione di Intenti di proteggere le frontiere esterne e di avere un’immigrazione illegale pari a zero nel nostro paese e nel nostro Continente”.

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