Cronaca

La storia della Gronda. Nel 2017 Delrio la approva. L’1 agosto scorso Toninelli la mette tra le opere non urgenti. Poi il dramma del 14 agosto.

La storia della Gronda. Nel 2017 Delrio la approva. L'1 agosto scorso Toninelli la mette tra le opere non urgenti. Poi il dramma del 14 agosto.

Danilo Toninelli

Uno degli argomenti destinati ad alimentare le polemiche politiche dei prossimi giorni è la questione della Gronda di Genova, una nuova autostrada che avrebbe dovuto collegare Genova con le autostrade del nord per alleggerire il traffico sul viadotto dell’A10 e sul ponte Morandi, tragicamente crollato il 14 agosto.

Un progetto fortemente osteggiato dai comitati “No Gronda” del Movimento 5 stelle, e solo pochi giorni fa, in continuità con questa opposizione, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva inserito quest’opera tra quelle destinate ad essere ridiscusse, o cancellate (Il Post), dopo che a settembre 2017 il decreto del ministro Delrio, che lo ha preceduto alle Infrastrutture, aveva approvato il progetto dichiarandolo di pubblica utilità (Autostrade.it)

Ma cos’è la Gronda? Il sito di Autostrade per l’Italia definisce l’opera come una:

“nuova infrastruttura che comprende 72 km di nuovi tracciati autostradali e si allaccia agli svincoli che delimitano l’area cittadina (Genova Est, Genova Ovest, Bolzaneto), si connette con la direttrice dell’A26 a Voltri e si ricongiunge con l’A10 in località Vesima. Data la complessità dal punto di vista orografico del territorio attraversato, il nuovo sistema viario si sviluppa quasi interamente in sotterraneo e prevede 23 gallerie, per un totale di circa 54 chilometri, circa il 90% dell’intero tracciato, con sezioni variabili fino ai 500 metri quadri dei cameroni di interconnessione tra gli assi autostradali”.

“Le opere all’aperto comprendono la realizzazione di 13 nuovi viadotti e l’ampliamento di 11 viadotti esistenti”

“Le autostrade dell’area genovese svolgono oggi anche la funzione di tangenziale per il traffico urbano e di scambi con volumi di traffico molto elevati; in molti punti della rete si registrano flussi superiori ai 60.000 transiti giornalieri, con un’alta percentuale di veicoli commerciali. Diventa pertanto fondamentale dividere il traffico cittadino da quello di attraversamento e dai flussi connessi con il porto”.

“Il Progetto della Gronda di Genova si pone l’obiettivo di alleggerire il tratto di A10 più interconnesso con la città di Genova – cioè quello dal casello di Genova Ovest (Porto di Genova) sino all’abitato di Voltri – trasferendo il traffico passante sulla nuova infrastruttura, che si aggiungerà all’esistente, costituendone di fatto un potenziamento “fuori sede” “.

Ma la Gronda non ha avuto vita facile. Come ricorda Il Sole 24 Ore, Il 4 dicembre 2012 fa scalpore una dichiarazione dell’allora Presidente degli industriali di Genova, Giovanni Calvini, a proposito della Gronda. Testuale: “Voglio essere chiaro. Questa giunta non può pensare che la realizzazione dell’opera non sia un problema suo. Perché guardi, quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto ‘no'”, un chiaro riferimento all’opposizione pentastellata all’opera.

Quattro anni dopo è il sindaco Doria a mettere in discussione l’opera, durante un’intervento riportato dal Secolo XIX:

“I costi di interrompere a metà un’opera già partita, anche se ci si è resi conto che non era l’infrastruttura migliore, diventano insostenibili – ha sottolinea Doria – ma un’opera che non è mai partita, a un po’ di anni dalla sua progettazione (il primo progetto della Gronda risale al 1984, ndr) può essere invecchiata”

Parole che vengono stigmatizzate dal Movimento 5 stelle, il  portavoce regionale esulta sarcastico: “Come un pugile suonato, il sindaco Doria prende atto a distanza di 5 anni di come la Gronda sia un progetto inutile, dannoso e non necessario, come il Movimento 5 Stelle ripete da sempre. È l’ennesimo voltafaccia di un sindaco che ormai la faccia l’ha persa davanti ai cittadini”.

La Gronda era stata inoltre una delle grandi opere contro cui Grillo si scagliò nel 2014. A ricordarlo su TPI un video girato dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, quando il leader pentastellato si trovava a Roma al Circo Massimo assieme al Comitato “No Gronda” che denunciava lo spreco di denaro per le grandi opere:

“Sei per il terzo Valico e tre-quattro miliardi di euro per la Gronda”. “Dobbiamo fermarli con l’esercito. L’esercito deve stare con gli italiani. E dobbiamo ancora morire per i sottopassi allagati”.

Non è finita Sui social in queste ore è spuntato sui social un comunicato dei Comitati No Gronda del 2013. Nel testo, ospitato sul sito del Movimento 5 Stelle, venivano spiegati i motivi della contrarietà alla Gronda di Ponente, una bretella autostradale progettata a Genova. Poi, a un certo punto, il comunicato cita espressamente il Ponte Morandi:

“Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione conclusiva del dibattito pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte “…potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche piu’ volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)”.

Ci sono voluti 10 anni di polemiche prima che l’operazione Gronda uscisse dalle discussioni politiche italiane e ottenesse l’ok da Bruxelles, necessario per finanziare il progetto. Nel 2017, dopo 33 anni di progetti, proteste, discussioni, mentre il traffico su quel tratto continuava ad aumentare, i costi di manutenzione dell’unico viadotto ad aumentare.

Poi, il 1° agosto scorso con un decreto il ministro delle Infrastrutture Toninelli dichiara “La Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze, la Pedemontana Lombarda, l’Alta Velocità che comprende tra le altre le opere relative al Terzo Valico, il Nodo di Firenze, il collegamento Brescia-Padova e la tratta Torino-Lione non sono urgenti”. E’ l’elenco delle grandi opere da sottoporre “ad una revisione complessiva, che contempli anche l’abbandono del progetto” fatto dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in un’audizione alla commissione Ambiente della Camera. “Intendiamo portare avanti un’analisi di costi-benefici. Questo tipo di analisi, cifra essenziale del nuovo Governo, ha lo scopo di massimizzare gli effetti positivi delle opere pubbliche in termini di sviluppo economico e diritto alla mobilità, riducendo al minimo quelli negativi”. La Liguria si ribella. Il sottosegretario Rixi si schiera contro il suo ministro e dice che le grandi opere sono fondamentali. Toti invita il ministro in A10 quando ci sono le code e dice che il Terzo Valico è fondamentale per il porto. Il Pd sottolinea che così la Liguria resta isolata.

Poi la tragedia del 14 agosto.

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