Giustizia

Carcere, la riforma di Orlando va in soffitta e parte quella di Bonafede

Alfonso Bonafede al Csm: "Chi ha fatto politica non torni in magistratura"

Alfonso Bonafede

Il CdM, su proposta del Ministro Bonafede, ha approvato, in esame preliminare, tre decreti legislativi che, in attuazione della legge delega per la riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario (legge 23 giugno 2017, n. 103), introducono disposizioni volte a modificare l’ordinamento penitenziario, alla revisione della disciplina del casellario giudiziale e all’armonizzazione della disciplina delle spese di giustizia funzionali alle operazioni di intercettazione.

Riscritto e revisionato il decreto della riforma dell’ordinamento penitenziario. Nessuna approvazione definitiva, dunque, come ci sarebbe aspettati – nella riunione di giovedì del Consiglio dei ministri – secondo quanto previsto dalla legge delega, la 103/ 2017, con la quale il Parlamento aveva, a suo tempo, conferito al governo il potere di adottare i decreti in tema di “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”.

La delega individua i principi e i parametri entro cui esercitarla in un solo articolo 1 ed è al comma 83, che si stabiliscono i termini entro cui deve essere attuata. “I decreti legislativi di cui al comma 82 sono adottati, su proposta del ministro della Giustizia, relativamente alle materie a cui si riferiscono i principi e criteri direttivi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del comma 84 nel termine di tre mesi, e relativamente alle restanti materie nel termine di un anno” dalla data di entrata in vigore della legge: ciò significa che, per quanto riguarda l’esercizio della delega in materia di riforma dell’ordinamento penitenziario, la delega scade in un anno dalla entrata in vigore della legge. Esattamente ieri.

Il Consiglio dei ministri ha annunciato di aver approvato con esame preliminare: si evidenzia una sostanziale modifica rispetto al testo che fu varato in esame preliminare lo scorso 16 marzo. La “riscrittura del testo” e “revisione” – termini che usa lo stesso Consiglio dei ministri – sono tali da far intendere che la modifica del contenuto sia sostanziale e corrisponda ad un nuovo ed effettivo esercizio della dele- In effetti, come si evince dal comunicato, hanno revisionato il comma 85, lettere a), d), i), l), m), o), r), t) e u). Compaiono anche il lavoro e i minori. Parliamo di un decreto completamente riscritto rispetto a quello licenziato a marzo.

La revisione del testo, quindi, imporrebbe al decreto di percorrere nuovamente l’iter in teoria già effettuato, compresi i 45 giorni per il parere alle Camere e i 10 giorni se il Consiglio dei ministri non volesse recepire i pareri delle camere. Se così fosse, è la stessa legge delega, con una sorta di “clausola di salvezza”, che prevederebbe di posticipare di 60 giorni la scadenza del termine di agosto, in quanto ci sono i 45 giorni per avere i pareri delle Commissioni, compresi gli eventuali 10 giorni. Il rischio? Potremmo attendere l’emanazione del decreto anche fino a ottobre.

Lo stesso Garante nazione delle persone private delle libertà Mauro Palma, in un comunicato anticipato da Redattore sociale, spiega che se alcune parti del testo sono riscritte «allora occorrerà leggerle con attenzione e ci dovrà essere il parere, consultivo ma obbligatorio, delle Camere e del Garante nazionale». Mauro Palma, in attesa di legge- re il testo revisionato, spiega che mancano alcuni punti di delega all’appello. «L ’ assenza di tutti quelli relativi alle misure alternative e al loro possibile accesso – scrive Palma -, e di quelli relativi all’abolizione di automatismi che attualmente ne precludono l’accesso, rende il decreto approvato – in attesa di conoga. scerne il testo – comunque di “sapore” diverso da quanto prospettato con la lunga operazione degli Stati generali e portato avanti dal passato governo. Non poteva essere diverso: il governo in carica ha sempre sostenuto di non condividere l’approccio alle misure alternative né come elemento di progressiva graduale flessibilità dell’esecuzione penale e tantomeno come modalità di riduzione dell’affollamento in carcere». Palma spiega che nel decreto revisionato vengono presi in considerazione altri punti non privi di importanza che riguardano l’assistenza sanitaria, le articolazioni per coloro che in carcere hanno sviluppato disagio mentale, anche grave, la vita detentiva, il mantenimento delle relazioni affettive, i colloqui, il lavoro. «Temi importanti annunciati – spiega Palma – nel titolo del decreto di ieri e sui quali è bene che il governo sia voluto intervenire». A proposito del lavoro, come già annunciato ieri da Il Dubbio, le commissioni hanno espresso il parere di stringere le maglie per accedere ai lavori di pubblica utilità. Bisognerà vedere se il governo ha recepito o meno. Così come per quanto riguarda i minori, quando il governo precedente ha inserito il 4 bis, ostacolando, di fatto, l’accesso ai benefici.

Categorie:Giustizia, Governo

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