Europa

Governo Conte: secondo mese

Governo Conte: secondo mese

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Sergio Costa, del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Alberto Bonisoli e del Ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. In particolare, il decreto trasferisce al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali le funzioni esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in materia di turismo, prevedendo, al contempo, il conseguente cambio delle denominazioni dei due Ministeri, il trasferimento delle risorse umane, strumentali e finanziarie e le necessarie modifiche normative riguardanti gli enti vigilati. Inoltre, il testo trasferisce al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare le funzioni in materia di emergenza ambientale esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché i compiti in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche.

Al termine del lungo pranzo con Arcore Fedele Confalonieri, il via libera è arrivato a tutti i titolari della “grande trattativa”, il tradizionale rito che, anche in pieno governo di cambiamento, si perpetua con i rituali di sempre. E consente di chiudere l’accordo sulle commissioni di “garanzia”. Il candidato per la Vigilanza Rai è Alberto Barachini, ex giornalista Mediaset e stretto collaboratore di Silvio Berlusconi. Dunque, il Cavaliere ha rinunciato a Maurizio Gasparri, figura complicata da digerire per i Cinque Stelle (e di conseguenza per tutta la maggioranza gialloverde), perché troppo associabile agli anni del berlusconismo di governo, e padre di una legge tra le più divisive, che ai tempi fu rimandata dal capo dello Stato alle Camere. Dire che l’ex premier si è stracciato le vesti di fronte a questo insormontabile veto non sarebbe esatto, perché in fondo Barachini – sempre del partito Mediaset di tratta – dà le stesse garanzie e, al tempo stesso, favorisce anche quel rinnovamento interno, di volti e ruoli che ha investito tutte le principali cariche di Forza Italia. L’ex ministro invece, sacrificato sul dossier televisivo, andrà alla Giunta delle elezioni del Senato, che spetta sempre alle opposizioni. Era il punto di più delicato di questa complicata trattativa, come è sempre delicato ciò che investe il tema televisivo quando c’è di mezzo Berlusconi. Punto foriero di una grande tensione all’interno di Forza Italia e con la Lega che, fino all’ultimo, ha tenuto aperto il negoziato. Non a caso, solo alla fine il Carroccio ha comunicato i nomi dei suoi componenti in Vigilanza, tenendo aperta la possibilità di un rinvio della votazione. Perché non sono poche le caselle su cui chiudere l’accordo. Al Copasir, ormai è un dato acquisito, sarà eletto Lorenzo Guerini, il renziano mite, già portavoce della segreteria di Renzi, detto “il Forlani di Matteo” per la sua arte della mediazione. A Fratelli d’Italia spetterà invece la giunta per le elezioni della Camera.

“Parte la rivoluzione culturale”, esulta il vicepremier Luigi Di Maio uscendo da Palazzo Chigi al termine della riunione del consiglio dei ministri che ha sciolto il nodo delle nomine Rai, indicando – la competenza è del ministro dell’economia – Marcello Foa e Fabrizio Salini come presidente e amministratore delegato. Due nomi che arrivano al termine di ore e ore di trattative, andate avanti fino a tardi giovedì e poi ancora venerdì mattina, in un puzzle di veti incrociati e rivendicazioni. Sulla scacchiera anche i vertici di Fs dopo l’azzeramento del Cda voluto dal ministro dei Trasporti Toninelli, passando per l’Istat dove il mandato di Alleva è già scaduto. La Lega insiste con Foa, le opposizioni denunciano l’arroccamento “illegittimo”. Ma cosa dice la legge? Dopo la bocciatura – per la mancata partecipazione al voto in Commissione di Vigilanza Rai delle opposizioni – di Marcello Foa come presidente della Rai, il partito guidato da Matteo Salvini ha fatto trapelare la sua intenzione di confermare il nome dell’ex giornalista, per il momento. Per le opposizioni si tratta di un atto contro la legge: il Pd ha annunciato di essere pronto a tutto, anche ad appellarsi al Presidente della Repubblica; per Forza Italia, “è stato appurato che la eventuale riproposizione dello stesso nome alla commissione di Vigilanza, presenta secondo il parere di autorevoli professionisti problemi giuridici non superabili”.

«Come va con le tue frontiere?». «Bene, ma Emmanuel non mi dà una mano». È il siparietto scherzoso andato in scena a margine del summit dei leader della Nato tra Giuseppe Conte, al suo debutto, Donald Trump e Emmanuel Macron. Rare immagini divertite di un vertice teso, egemonizzato ancora una volta dalle accuse e le provocazioni del tycoon. Per Conte, invece, la prima volta al nuovo quartier generale dell’Alleanza segna un successo per l’Italia, che ha incassato le lodi del segretario generale Jens Stoltenberg per l’azione svolta sul fianco meridionale dell’Alleanza. Frutto tangibile dell’impegno di Roma è infatti l’hub regionale per il Sud, collocato all’interno del Comando congiunto di Napoli, la cui «piena operatività» è stata sancita nella prima delle due giornate di lavori. Leo Varadkar non è riuscito a raggiungere un accordo con il primo ministro italiano sul progetto di portare 600 migranti in Irlanda. Lo stato irlandese si era impegnato a prendere i migranti come parte di un programma di reinsediamento concordato nel 2015, ma nessuno è ancora arrivato a causa di una disputa tra i governi irlandese e italiano sui controlli di sicurezza. Il Dipartimento di Giustizia aveva dichiarato che voleva valutare i migranti in Italia prima che potessero essere autorizzati a viaggiare in Irlanda. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Casa Bianca. I due hanno fatto una riunione a porte chiuse prima di tenere una conferenza stampa congiunta, nella quale si è parlato di Nord Africa, immigrazione, gasdotto TAP e rapporti commerciali bilaterali. Trump e Conte si erano già incontrati al G7 dello scorso giugno in Canada, ma quella di oggi è stata la prima loro riunione bilaterale.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro Milanesi, del Ministro Salvini, del Ministro Tria e del Ministro Toninelli, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per la cessione, a titolo gratuito, di unità navali da parte del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera italiana e della Guardia di Finanza, a supporto della Guardia Costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell’interno libici. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricevuto durante la mattina a Palazzo Chigi il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Libia, Ghassan Salamé. Il Senato, con 266 si e 4 no, approva la conversione in legge del Decreto Motovedette (Decreto-legge n. 84 del 10 luglio 2018, varato nel CdM del 2 luglio) che prevede la cessione a titolo gratuito alla Libia di 12 motovedette, dieci Classe 500 della Guardia Costiera e due unità navali Classe Corrubia della Guardia di Finanza.

Salvini vorrebbe usare i droni anche per pattugliare le coste italiane e spinge per accelerare la fornitura dei P1HH, i veicoli a pilotaggio remoto della Piaggio Aerospace e la progettazione dei nuovi P2HH. Ma il M5S fa melina e si divide. L’ultimo incidente di percorso oggi al Senato. La commissione Bilancio si è riunita per acquisire il nulla osta del ministero dell’Economia, la certezza che nell’apposito capitolo vi fossero risorse disponibili. Ovvero i 766 milioni di euro da spalmare per i prossimi 15 0 20 anni. Ma quando il relatore, il pentastellato campano Vincenzo Presutto ha chiesto un rinvio alla commissione Difesa per acquisire ulteriore audizioni, il suo collega M5S Mario Turco, relatore in commissione Difesa, ha fatto di tutto per evitare un nuovo stop del provvedimento. La questione è rimasta a lungo fuori alla portata dei radar per non alimentare nuove tensioni nel Movimento.

Il decreto dignità passa l’esame del Consiglio dei ministri. Dice il vicepremier Luigi Di Maio:  sarà “un primo passo in avanti”, ha detto, “però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall’abbassamento del costo del lavoro” e “questo nella legge di Bilancio ci sarà”. Il provvedimento include un pacchetto fisco “light” con ritocchi al redditometro, lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio (dal 30 settembre) e lo stop allo split payment solo per i professionisti. Rivista la norma sulle delocalizzazioni che farà scattare multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per le imprese che delocalizzano “entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata”. La stretta resta per chi lascia l’Italia per un Paese extraeuropeo mentre è dubbio che sia applicanile a chi trasferisce l’attività, anche in parte, in uno dei Paesi dell’Unione. Il beneficio pubblico, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 4 punti percentuali. Partito Democratico, Forza Italia insieme a Confindustria e tutte le associazioni datoriali, quelle che un tempo venivano chiamati “padroni”, da un lato; dall’altro, la sinistra in ordine sparso e i sindacati con i loro caveat. È questo lo scenario politico, per nulla inedito, all’indomani del primo e molto atteso provvedimento politico del Governo guidato da Giuseppe Conte: si tratta del decreto Dignità, una legge che punta a multare le imprese che dopo aver percepito contributi pubblici delocalizzano all’estero le loro attività; a contrastare il gioco d’azzardo con il divieto di pubblicità; a intervenire su alcuni strumenti fiscali come split payment (ma solo per i professionisti), spesometro e redditometro. Ma, soprattutto, il dl Dignità è una stretta sui contratti a termine, che non potranno durare più di 24 mesi e a ogni rinnovo avranno un incremento di costo contributivo dello 0,5%. Non solo: viene raddoppiato l’indennizzo di licenziamento, passando così da un minimo di 6 mensilità a un massimo di 36. Nel difficile equilibrio tra Movimento 5 Stelle e Lega, la dignità prevista dal decreto si è fermata all’articolo 18. Non c’è traccia infatti della reintroduzione della norma, cancellata dal Jobs act, che vietava alle aziende sopra i quindici dipendenti di licenziare i lavoratori senza giusta causa. Il cuore dunque della riforma del lavoro voluta dal governo Renzi, e ferocemente contrastata dai grillini allora all’opposizione, continua a pulsare nonostante gli annunci della campagna elettorale. E nonostante il ministro del Lavoro Luigi Di Maio abbia detto che con il decreto Dignità è stato dato “un colpo mortale al precariato, licenziando il Jobs Act”. Ma il Jobs Act in realtà resiste.

Lo sgambetto sembrava essere dietro l’angolo e l’abolizione dei vitalizi se non saltata del tutto quantomeno rimandata o parecchio annacquata. Fino a quando nel tardo pomeriggio Matteo Salvini ha diffuso una nota per fugare ogni dubbio: “Il taglio di privilegi e vitalizi del passato era, è e rimane una priorità mia, della Lega e del governo. Prima lo si fa, meglio è, perché i politici non abbiano nulla in più e nulla in meno rispetto a tutti gli altri cittadini italiani”. Ad aver vinto – salvo colpi di scena dell’ultimo momento – è la delibera presentata da Roberto Fico e che domani l’ufficio di presidenza dovrebbe approvare. Ma, come spesso succederà in questa strana alleanza gialloverde, c’è una merce di scambio e questa volta porta il nome di “voucher”. Il tema tanto caro al Carroccio che da giorni chiede che vengano reintrodotti in agricoltura e nel settore del turismo all’interno del Decreto dignità, fiore all’occhiello dei grillini.

“Noi non stiamo con Salvini” titola in copertina Rolling Stone nel nuovo numero. “Da adesso chi tace è complice” si legge in calce. “Una battaglia di civiltà”, la definisce la rivista musicale che ha chiesto a musicisti, attori, scrittori e figure legate al mondo dello spettacolo e alla tv se volevano “prendere una posizione per una società aperta, moderna, libera e solidale”. Non vengono mai scritte chiaramente le parole “razzismo” e “immigrazione” ma dagli interventi dei firmatari si capisce che quella dev’essere stata la comunicazione per l’eventuale coinvolgimento. “Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito”, si legge nell’editoriale. Nel Governo andato in tilt sul caso della nave italiana Vos Thalassa e ancora indeciso sull’arrivo della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana che deve sbarcare i 67 migranti, si apre più di una crepa. Dopo lo scontro fra Matteo Salvini e Danilo Toninelli, per il ministro dell’Interno, fautore della linea dura sui migranti, si apre anche il fronte della Difesa, con Elisabetta Trenta che sceglie il quotidiano Avvenire per segnare una profonda distanza dal Viminale rispetto all’accoglienza, alle Ong e al Mar Mediterraneo. Il team che segue il leader leghista su Facebook ha postato un video in cui Nina Zilli lo manda letteralmente a quel paese durante un concerto a Comacchio. In realtà i fatti risalgono al 5 luglio, nei giorni in cui vi era molto dibattito per le immagini dei piccoli migranti annegati (con relativa polemica legata al fatto che alcuni sostenessero essere foto finte). Sullo schermo della piazza romagnola, scorrevano dunque le immagini dei bambini e la cantante ha dunque proferito il vaffa, per mostrare la sua distanza dalle politiche del governo sul tema dell’accoglienza. Interpellata, la cantante si limita a commentare : «Mi sono fatta prendere dall’enfasi e ho detto quell’insulto. Me ne scuso, forse avrei dovuto dire abbasso, per quanto il vaffa sia stato sdoganato. Ma rimango della mia opinione, non ce la si prende con i bambini e con chi scappa dalla guerra». In quanto al tema dei soldi pubblici, dall’entourage fanno sapere che i costi di questo tipo di iniziative sono quasi integralmente coperti dalle sponsorizzazioni. E sui social si è scatenato subito il dibattito: in tanti se la prendono con la cantante, con varie contumelie, altri la difendono, mentre qualcuno fa notare perché uno non debba esprimere, in qualunque circostanza, la sua opinione, condivisibile o meno che sia, da cittadino prima che da artista. Il consiglio dell’isola di Maiorca, in Spagna, riunito in plenaria oggi, giovedì 27 luglio, ha approvato una mozione per dichiarare il ministro dell’Interno Matteo Salvini persona “non grata” sull’isola. Secondo quanto riporta il sito del Diario de Mallorca infatti il consiglio dell’isola delle Baleari motiva la decisione di “chiudere le frontiere” al leader della Lega con “xenofobia e disprezzo per la vita”.

“Ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord – su conti bancari, libretti, depositi – deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro. È quanto scritto nelle motivazioni della sentenza di Cassazione che accoglie il ricorso del pm di Genova contro la Lega. Al partito di Matteo Salvini sono stati bloccati fino a oggi 1 milione e mezzo di euro. I 49 milioni di cui si parla sono quelli che la Lega ha sottratto durante la gestione Bossi-Belsito secondo una sentenza che ha condannato il fondatore e l’ex tesoriere del Carroccio rispettivamente a 2 anni e mezzo e 4 anni e 10 mesi per truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. Non riesce proprio a trattenersi, Matteo Salvini. Prima che il colloquio con Sergio Mattarella finisca e lui torni al Viminale, di colpo cambia spartito: «Avrà visto, presidente, che noi della Lega adesso abbiamo questo problema dei fondi sequestrati. Problema delicatissimo, che potrebbe paralizzare qualsiasi nostra attività politica e perfino…» Il capo dello Stato alza la mano destra e blocca il ragionamento dell’ospite: «Ne prendo atto». «Ma…», insiste Salvini. «Ne prendo atto», sillaba di nuovo l’inquilino del Colle. Tre parole che sono uno stop e sottintendono un discorso che il leader del Carroccio conosceva già: non posso fare niente, non chiedetemi nulla, chiudiamola qui.Nessuno spiraglio, dunque, sulle aspettative di estendere gli argomenti dell’incontro alla sentenza con cui la Cassazione ha ordinato il sequestro fino a 49 milioni di euro della Lega (in seguito alla condanna in primo grado di Umberto Bossi per truffa aggravata), ciò che ha scatenato una rincorsa polemica contro la magistratura. L’idea di arrivare a parlarne per via obliqua, aggirando il tema del verdetto in sé e proponendo la questione delle sue conseguenze, è un escamotage che con il capo dello Stato non funziona.

Il CdM, su proposta del Ministro Bongiorno, ha approvato, in esame preliminare, due decreti legislativi che, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 8 della legge di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (legge n. 124 del 7 agosto 2015), introducono disposizioni integrative e correttive ai decreti legislativi 29 maggio 2017, n. 95 e n. 97, concernenti, rispettivamente, la revisione dei ruoli delle Forze di polizia e le funzioni, i compiti e l’ordinamento del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il decreto introduce disposizioni correttive e integrative sulla revisione dei ruoli delle Forze di polizia, attraverso modifiche di carattere tecnico e formale al primo decreto delegato approvato in seguito alla riforma. Il CdM, su proposta del Ministro Trenta, ha preannunciato inoltre l’esame di un disegno di legge per l’attribuzione, al Governo, della delega ad adottare disposizioni integrative e correttive in materia di riordino dei ruoli e delle carriere anche per il personale delle Forze armate, rinnovando al contempo la corrispondente delega per le Forze di polizia, al fine di garantire la piena equi-ordinazione dei trattamenti nell’ambito del Comparto difesa e sicurezza.

Il CdM, preso atto della volontà espressa dai Comuni di Cortina, Milano e Torino di candidarsi a ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026, ha espresso la volontà di garantire il sostegno del Governo alla candidatura italiana, la cui proposta è di competenza del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), subordinatamente all’esperimento di ogni possibile tentativo di trovare soluzioni condivise, con riguardo, in via prioritaria, al contenimento degli oneri complessivi e alla valorizzazione del rapporto costi/benefici dell’evento, nonché tenendo conto della sostenibilità del progetto a livello sociale e ambientale, dell’eredità dei Giochi verso la città, il Paese e le future generazioni.

“In tanti lo hanno detto, noi lo faremo. Aboliremo il Cnel, e se non saranno Camera e Senato a farlo con i due terzi dei voti, ci sarà un referendum: niente di più bello che restituire la parola ai cittadini”. Riccardo Fraccaro, ministro pentastellato per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia Diretta, un fedelissimo di Davide Casaleggio, parte all’assalto del Fortino inviolabile. L’ente istituito nel 1957, criticato da tutti, ma protetto da una sorta dl Moloch, un dio invincibile che ha respinto finora tutti gli attacchi.

“Onestà! Onestà!”: lo hanno urlato in coro nell’Aula della Camera i deputati della sinistra, con il refrain marchio di fabbrica M5S, dopo che Alessia Morani ha chiesto che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede riferisse sulla scelta della sede provvisoria del palagiustizia di Bari, caduta su un immobile che, secondo quanto scrive “La Repubblica”, sarebbe di proprietà di un privato sospettato di aver prestato denaro ad organizzazioni criminali mafiose.

Il CdM, su proposta del Ministro Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge n.106 del 6 giugno 2016), introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, relativo alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale. Gli interventi correttivi e integrativi previsti riguardano l’utilizzazione dei lavoratori molto svantaggiati e dei volontari, l’adeguamento degli statuti delle imprese sociali e le misure fiscali e di sostegno economico.

Indagato a Campobasso il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, nell’inchiesta del pm Rossana Venditti che coinvolge altre 22 persone per presunta usura bancaria. Savona all’epoca dei fatti contestati era al vertice di Unicredit, dove siedeva a seguito della fusione con Capitalia, in particolare alla presidenza della Banca di Roma. Secondo quanto riporta l’Ansa citando fonti legali, a conferma dalle indiscrezioni rimbalzate a livello locale, il nome del ministro Savona risulta presente dell’atto della Procura della Repubblica di Campobasso relativo alla richiesta di proroga dei termini di durata delle indagini preliminari nell’inchiesta relativa ai parchi eolici di Molise, Puglia e Campania. L’iscrizione del ministro nel registro degli indagati, resa pubblica dalla richiesta di proroga delle indagini fatta dal magistrato, sarebbe “un atto dovuto”. Alcune fonti vicine allo stesso ministro fanno presente che all’epoca dei fatti Savona non aveva per altro competenze sui tassi d’interesse, oggetto del contendere.

C’è una Lega che con il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana dice no alla registrazione dei figli delle coppie gay, che con il vice premier Matteo Salvini difende “il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà”, che ribadisce come utero in affitto e vendita dei gameti siano reati. Ma c’è un Movimento 5 Stelle che prova a resistere alla stretta leghista sui diritti Lgbt. Lo fa la sindaca di Torino, Chiara Appendino, dicendo che continuerà a registrare i figli delle coppie gay e lo fa il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora che invita Fontana a “fermare la propaganda”. Nel corso di un’audizione alla Commissione Affari Sociali, il ministro Fontana aveva affermato che “il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all’estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l’eterologa, non consentita a coppie omosessuali. Una visione che tradisce un’impostazione adultocentrica, in conflitto con l’interesse superiore del bambino. Va fatto rispettare il divieto -ha detto il ministro leghista- evitando che il ricorso di queste pratiche all’estero si traduca in un aggiramento del divieto in Italia”.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha sciolto il Comune di Vittoria (Ragusa) per mafia. È la prima volta che accade nella storia del Comune ragusano. La commissione prefettizia si era insediata nel mese di settembre dello scorso anno dopo gli arresti per scambio politico-mafioso dell’ex sindaco Giuseppe Nicosia e di suo fratello Fabio, all’epoca consigliere comunale del Pd, poi dimessosi. Dopo sei mesi di indagini la Commissione presieduta dalla vice prefetta vicaria di Ragusa Concetta Caruso ha presentato la sua relazione che dopo l’istruzione del prefetto di Ragusa Pina Cocuzza e dell’ufficio preposto al ministero dell’Interno l’ha trasmessa al Cdm. Attualmente a reggere il comune è Giovanni Moscato, avvocato, eletto due anni fa in una lista civica.

Nell’hangar più grande di tutta Fiumicino si bolle dal caldo, ma Luigi Di Maio e Danilo Toninelli non sudano. Preparano una grande operazione di propaganda studiata per mascherare le difficoltà e le critiche che piovono su nomine e provvedimenti del loro esecutivo. Hanno la freschezza di chi sa di aver appena colto la rosa più bella del giardino dell’ex dittatore: a trenta metri c’è l’Air Force Renzi, il famigerato aereo che nella scorsa legislatura il governo ha preso in leasing da Etihad. I due ministri arrivano nei pressi dei giornalisti che li attendono, girano i tacchi e imboccano la scaletta che li porta a bordo. C’è un rumore assordante che si spande per il gigantesco capannone, proviene da una macchina refrigeratrice. “A bordo stamattina facevano 46 gradi, dovevamo rinfresca’”, spiega un addetto ai lavori.

Garantire le coperture vaccinali ma senza mettere a rischio di esclusione sociale i bambini in età scolare e prescolare; rendere più trasparente il sistema di prenotazioni delle prestazioni sanitarie per evitare «distorsioni» nella gestione delle liste d’attesa; invertire il passo del gambero dell’investimento pubblico in sanità. C’è questo e molto alto nelle linee programmatiche del Governo in sanità esposte oggi alla Camera dal Ministro della salute, Giulia Grillo. Sui vaccini si confermano i lavori in corso su un disegno di legge della maggioranza «che supererà la legge Lorenzin». Come il Ministro lo ha già annunciato in altra sede: applicando l’obbligatorietà in modo flessibile, regione, per regione, sospendendola dove si è raggiunta la soglia di sicurezza della copertura vaccinale. Non senza rinunciare nel frattempo «ad affrontare il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale». Problema del quale si occuperà un tavolo di esperti ha annunciato il Ministro. Parole pronunciate mentre i suoi colleghi pentastellati del Lazio presentano una proposta di legge «free-vax», dove si prevedono persino periodi di quarantena tra le 4 e le 6 settimane nelle scuole per i bambini vaccinati, fino alla proposta di una prevenzione basata sulla «nutrizione preventiva».

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