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Senato, ok a Dl Motovedette

Senato, ok a Dl Motovedette

Senato, ok a Dl Motovedette

Il Senato, con 266 si e 4 no, approva la conversione in legge del Decreto Motovedette (Decreto-legge n. 84 del 10 luglio 2018, varato nel CdM del 2 luglio) che prevede la cessione a titolo gratuito alla Libia di 12 motovedette, dieci Classe 500 della Guardia Costiera e due unità navali Classe Corrubia della Guardia di Finanza.

Quel voto ha rafforzato la convinzione, amara, di essere soli contro (pressoché) tutti. Contro il “ministro della deportazione” e dei porti sbarrati, al secolo Matteo Salvini, certo, ma questo ormai era chiaro da tempo. Ma ciò che nel mondo delle Ong ha creato sconcerto, delusione, rabbia, è il voto, “silenziato” dalla quasi totalità dei media nazionali, con il quale ieri il Senato ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 84, relativo alla cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera libica. Un voto “bulgaro”, si sarebbe detto in altri tempi: 266 favorevoli, 4 contrari (tre senatori di LeU ed Emma Bonino di +Europa) e un astenuto.

Un voto plebiscitario, nonostante le denunce sul comportamento della Guardia costiera libica in mare nelle operazioni di salvataggio dei migranti che si avventurano sulla rotta mediterranea. Testimonianze dirette, comprensive di filmati, che raccontano comportamenti che si configurano come atti criminali: rapporti dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr, il cui direttore è un italiano, Filippo Grandi), dossier di Amnesty International e di Human Rights Watch che inchiodano la Guardia costiera libica e le autorità di Tripoli a pesantissime responsabilità nel trattamento dei migranti sia in mare che nei centri di detenzione. Fermatevi, era l’appello al Parlamento che proveniva dal mondo del volontariato, laico, cattolico, comunque umano. Fermatevi e prima di sostenere con mezzi e denaro quella Guardia costiera, vincolate almeno questo sostegno ad un codice di comportamento che risponda ai dettami del Diritto del mare e al rispetto dei diritti della persona. Quel voto ha inferto un colpo pesantissimo a queste aspettative. E allora, davvero soli contro tutti. Nel denunciare che tutto sono meno che sicuri i porti libici. Nel riaffermare che prima di ogni altra cosa c’è il diritto-dovere a salvare vite umane in un Mediterraneo sempre più “Mare mortum”.

L’appello in proposito lanciato da Medici Senza Frontiere è eloquente: “Chiediamo di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall’Unione Europea”. Solo quest’anno, secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite,almeno 11.800 persone che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state riportate indietro, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia. Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in centri di detenzione non regolamentati lungo la costa. “Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria” rimarca Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per MSF.

Molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro Paesi d’origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche. Senza un sistema di registrazione formale, una volta che una persona è all’interno di un centro di detenzione non c’è modo di sapere cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono. Come conseguenza dell’aumento delle intercettazioni in mare, le équipe di MSF a Misurata, Khoms e Tripoli riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati. Recentemente, MSF ha fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo. Intorno a Misurata e Khoms, MSF fornisce cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione. In un’occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare.

” Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c’è areazione e l’accesso ad acqua potabile pulita è scarso – denuncia Anne Bury, vice coordinatore medico di MSF in Libia – La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame.” Questa situazione è il risultato del tentativo dei governi europei di impedire a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l’Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la Guardia costiera libica perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia. Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia, perché il paese non è riconosciuto un posto sicuro.

Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal diritto internazionale e marittimo: “La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa – insiste Kleijer – Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel Paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane”. Magari in hotspot europei: “Quelli che l’Unione Europea chiama centri controllati potrebbero diventare in realtà veri e propri campi di detenzione”, avverte Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia. “Invece di ideare nuovi campi – aggiunge – i governi europei dovrebbero lavorare per una vera riforma del sistema di asilo, in modo che sia basato sulla condivisione delle responsabilità tra tutti gli Stati membri, mettendo al primo posto la sicurezza e la tutela dei diritti di chi fugge da guerra, persecuzioni e carestie”.

Altro fronte caldo è la “direttiva Salvini sull’accoglienza”. Ed anche qui è allarme rosso per il fronte della solidarietà e dell’inclusione: “Sto lavorando a un Decreto Sicurezza che permetterà anche di bloccare domanda di asilo a chi commette reati, perché oggi la legge, eccetto che in alcuni casi, consente a delinquenti stranieri di continuare a chiedere e ricevere protezione a spese degli italiani. #tolleranzazero”, twitta il vice premier leghista. Ma per Mario Morcone, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati e fino a pochi mesi fa a capo di gabinetto del ministero dell’Interno, non c’è “assolutamente l’esigenza di un Decreto Sicurezza”. Intervistato a Vita, Morcone ricorda come “la situazione italiana è assai più tranquilla di quella di larga parte degli altri Paesi europei. Compresi Francia e Regno Unito. Anche alla luce dei risultati dell’ultimo anno, che ha visto ridursi notevolmente gli sbarchi senza chiudere i porti, ma anche decine di migliaia di persone in meno in accoglienza da noi. Sul tema dell’asilo negato a chi commette reati naturalmente si tratta di vedere di che reati si parla. Io capisco che è da tempo che si cerca di spingere sul tema dell’insicurezza e sui reati commessi da stranieri. Questo però non ha nulla a che vedere con il tema dell’immigrazione né tantomeno con i profughi. Mi è chiaro il fine di Salvini ma non lo condivido”.

“Salvini sceglie di voltare le spalle agli impegni presi precedentemente dal ministero che rappresenta, mettendo in campo provvedimenti a favore dei centri collettivi – denuncia l’Arci – Ghetti che, per le somme ingenti delle gare d’appalto, fanno gola a tanti soggetti che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo, né tantomeno con gli interessi delle comunità locali”. E sulla stessa lunghezza d’onda critica sono le prese di posizione di MSF, della Caritas, di Oxfam, del Centro Astalli, branca italiana del servizio internazionale dei gesuiti per i rifugiati, per il quale “bisogna lavorare per l’integrazione sin dal primo giorno. Corsi d’italiano, accompagnamento socio-legale, formazione lavoro sono misure indispensabili per garantire un’inclusione sociale che porti i rifugiati a godere di una reale autonomia, e a uscire nel minor tempo possibile dal sistema pubblico di accoglienza”. È il popolo delle “magliette rosse” che torna in campo. C’è qualcuno nel Parlamento pronto ad ascoltarlo?

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