Governo

Il decreto dignità ancora sul tavolo di Di Maio

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Luigi Di Maio

Tecnicamente viene definito “tempo necessario per l’armonizzazione delle norme con la relazione tecnica”. Tradotto: il testo del decreto dignità, annunciato, rinviato più volte e infine approvato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio, non è ancora arrivato alla Ragioneria generale dello Stato, che dovrà apporre la sua bollinatura. Un altro ritardo. Un altro inciampo, non da poco, su un percorso travagliato, visto anche il pressing della Lega per cambiare il testo confezionato da Di Maio durante l’iter in Parlamento.

Fonti di governo spiegano a Huffpost che il testo definitivo del decreto non si è ancora visto alla Rgs, il Dipartimento del ministero dell’Economia e delle Finanze a cui spetta il compito di esaminare ogni disegno di legge o atto del governo che può avere una ripercussione diretta o indiretta sulla gestione economica dello Stato. In pratica la Ragioneria deve dare un visto di conformità e certificare che le leggi abbiano la copertura adeguata, ponendo una bollinatura sulla relazione tecnica che accompagna il testo con le norme del provvedimento.

Senza la bollinatura della Rgs, il decreto dignità non può essere inviato al Colle per la firma del presidente della Repubblica e non può essere neppure pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. A cascata, l’esame del decreto da parte di Camera e Senato non può partire.

Il testo del decreto dignità non è ancora completo perché manca appunto la relazione tecnica. Le stesse fonti spiegano che alcune norme hanno modificato leggi esistenti (è il caso, ad esempio, dei contratti a termine) e questo implica un lavoro di armonizzazione con la relazione tecnica. Lavoro che stanno facendo i tecnici del ministero del Lavoro e quelli degli altri ministeri che vengono toccati, seppure marginalmente, dalle nuove misure. Secondo quanto rivelano le stesse fonti il testo definitivo è atteso non solo dalla Ragioneria generale dello Stato, ma anche a palazzo Chigi dal premier Conte per un check finale.

La passione del decreto dignità non si esaurirà in questi passaggi. In Parlamento, infatti, sono già in tanti a volere modifiche sostanziali al testo licenziato dal Cdm. E non sono solo le opposizioni, come Forza Italia. Il ministro delle Politiche agricole in quota Lega, Gian Marco Centinaio, ha espresso tutta la sua convinzione sul fatto che si reintrodurranno i voucher: “Il ministro (Di Maio ndr) cambierà idea”, ha dichiarato al Corriere della Sera. Per ora il decreto dignità resta nelle mani del suo “ideatore”: il “colpo mortale al precariato”, come l’ha definito Di Maio, è ancora nella fondina.

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