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Olimpiadi, Di Maio rilancia: “O vince Torino o niente”

Olimpiadi, Di Maio rilancia: “O vince Torino o niente”

Luigi Di Maio e Chiara Appendino

«Come governo, siamo neutrali. Ma come Movimento Cinque Stelle, rimane l’appoggio totale a Chiara Appendino». All’indomani della decisione del Consiglio dei ministri di lasciare al Coni la scelta della città italiana candidata alle Olimpiadi 2026, ai vertici del M5S la posizione non cambia: la loro preferita è la Torino che governano. Tanto che in città c’è chi spera che il Movimento metta tutto il suo peso politico per ottenere la designazione: arrivando a negare il sostegno ai Giochi se fossero affidati a un’altra località.

A tenere accese le speranze di Appendino, dopo aver superato le resistenze della sua stessa maggioranza, è stato il leader stellato, Luigi Di Maio. «O Torino o niente», si è sbilanciato nel corso di un incontro torinese nelle settimane scorse con alcuni pentastellati. Frase da loro interpretata in senso letterale: se non sarà il capoluogo piemontese, allora non si faranno. In pubblico, con un tweet, era stato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a dare tutto il sostegno possibile: «Efficienza, sostenibilità ambientale e risparmio: non c’è soluzione migliore di Torino per le Olimpiadi 2026», dandola quasi per certa, «sarà una kermesse sfavillante, ma all’insegna di riqualificazione e riutilizzo, no a nuove cattedrali nel deserto».

«Il sì del governo non è incondizionato», fanno notare anche in ambienti pentastellati romani, «Le Olimpiadi non si devono fare per forza: le priorità sono altre, se fossero troppo onerose si potrebbero anche evitare». Nel comunicato uscito alla fine del Consiglio dei ministri, si parla d’altra parte di «volontà di garantire il sostegno del governo alla candidatura italiana» ma, con un brutto termine, «subordinatamente» ad alcune condizioni. Il che fa sperare tra i grillini torinesi favorevoli che ci sia ancora una partita in corso, sotterranea, per arrivare alla definizione della città candidata, con il Movimento pronto a fare gesti importanti per aiutare la «sua» Torino. Anche se dai vertici frenano: «Si faranno valutazioni oggettive in base a opportunità, costi, benefici. Nulla di più, nulla di meno». Nessun favoritismo, insomma, e nessuna minaccia di far saltare il tavolo se non sarà Torino la prescelta.

Il fatto però, sono convinte fonti grilline, è che gli stessi requisiti indicati dal governo dovrebbero spingere la scelta verso la città della Mole.

Nel comunicato finale, si parla di «contenimento degli oneri complessivi», di «valorizzazione del rapporto costi/benefici dell’evento», della «sostenibilità del progetto a livello sociale e ambientale» e «dell’eredità dei Giochi verso la città, il Paese e le future generazioni». «Sono perfetti per Torino», sono convinti, ricordando anche che il pre-Consiglio dei ministri in cui se ne è discusso è durato quasi due ore, evidentemente c’è stato un lavoro di discussione e rifinitura notevole. In realtà, è probabile che il Coni intraveda in quei requisiti il ritratto di Milano. O forse, proponga un ticket tra la città lombarda e quella piemontese: ipotesi assolutamente esclusa però dalla Appendino. Che continua a sperare sia il suo turno: anche a costo che Di Maio sia costretto a sbattere i pugni sul tavolo.

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