Governo

Governo Conte: primo mese (pagelle)

Fiducia al governo Conte

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Riccardo Fraccaro (7), ministro dei Rapporti con il Parlamento e Democrazia diretta. 

  • Il prefetto non può annullare la registrazione all’anagrafe dei figli di coppie gay”. Così Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha risposto, durante il question time alla Camera, a un’interrogazione con cui Fratelli d’Italia chiedeva al Governo se intendesse “assumere ogni iniziativa di competenza volta ad annullare tutti i provvedimenti di registrazione di nascita in Italia di bambino quale figlio di coppia dello stesso sesso”. Fraccaro è intervenuto a nome del ministero dell’Interno che, sul tema, ha consultato l’avvocatura di Stato. In altri termini, non si torna indietro: l’iscrizione all’anagrafe di bambini nati in famiglie omogenitoriali rimarrano valide. La svolta storica è da attribuire al comune di Torino, seguito poi da Milano a inizio giugno. Una materia di competenza dello Stato su cui da anni persiste un enorme vuoto normativo. Sulla questione si è espressa più volte la Corte di Cassazione pronunciandosi a favore della registrazione privilegiando l’interesse del minore senza distinguere tra coppie etero e omogenitoriali.

Giuseppe Conte (6), presindente del Consiglio dei ministri.

  • Andando ai numeri in tutto ci sono 18 ministeri ma 17 ministri poiché Di Maio ricoprirà sia quello dello Sviluppo economico sia quello del Lavoro. Nove sono destinati al Movimento 5 Stelle, sette alla Lega che in più vede Giorgetti come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la funzione di segretario del consiglio dei ministri. Poche donne nella compagine di governo, solo cinque. Erika Stefani (Lega) sarà responsabile degli Affari regionali e delle autonomie, Barbara Lezzi (M5s) ministro del Sud, alla Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno (Lega), alla Salute Giulia Grillo, attualmente capogruppo M5s, infine alla Difesa Elisabetta Trenta. A sorpresa Danilo Toninelli, capogruppo del Movimento 5 Stelle, è il nuovo ministro delle Infrastrutture. Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, quest’ultimo già questore anziano della Camera, saranno rispettivamente ministro della Giustizia e ministro per i rapporti con il Parlamento e democrazia diretta. In quota Lega Marco Bussetti all’Istruzione l’Università, Alberto Bonisoli al ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Lorenzo Fontana alla Famiglia e disabilità, Gian Marco Centinaio alle Politiche agricole. In sostanza Di Maio e Salvini hanno messo nella squadra di governo le persone più fidate, in particolare gli M5s non hanno badato al doppio incarico. Infine, Sergio Costa (indipendente di area M5s) all’Ambiente.
  • Dopo il Sì del Senato al Governo Conte con 171 voti favorevoli, oggi tocca all’aula della Camera, convocata per la discussione sulle comunicazioni del governo. Il presidente del Consiglio Conte interviene per le replica in Aula. Il Governo Conte ha ottenuto la fiducia della Camera dei Deputati con 350 voti a favore e 236 No. Un applauso saluta la proclamazione del risultato letta dal presidente Roberto Fico. Il Governo ha incassato 4 voti in più del previsto.
  • “Dal mio punto di vista il bilancio complessivamente è positivo perché sono stati due giorni veramente intensi”. Queste le prime parole del premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa al termine del G7 di Charlevoix. Il premier ha poi aggiunto: “Il rapporto con Trump è stata da subito molto cordiale. Ha mostrato una grande apertura e attenzione verso questa nuova esperienza di governo. Si è congratulato e ha espresso grande entusiasmo, non c’è conflitto tra rapporto con Usa e Ue”. E sulla sua discussa autonomia come premier, ha risposto: “Non rinuncio mie prerogative. Ho ottimi rapporti con Di Maio e Salvini, ma io mi assumo la piena responsabilità di guidare questo governo e indirizzarne la politica”.
  • Sei viceministri e 39 sottosegretari. Queste le nomine decise oggi dal Consiglio dei ministri. La cerimonia di giuramento è prevista per mercoledì alle 13 a Palazzo Chigi. M5s e Lega accelerano dunque sul completamento della squadra del governo, dopo una impasse durata dieci giorni che ha bloccato anche i lavori del Parlamento: dopo un vertice di maggioranza non semplice si è trovata una intesa su viceministri e sottosegretari che sono stati nominati in un Consiglio dei ministri serale. L’aver riempito le caselle del governo (6 viceministri e 39 sottosegretari che giureranno domani) consente ora di formare le Commissioni permanenti di Camera e Senato, e far partire l’attività legislativa. Il vertice riunito dal premier Giuseppe Conte, ha fatto seguito ad uno dedicato ai temi economici in vista del voto delle Camere sul Def che si è concluso con un salomonico rinvio delle decisioni.
  • Lunga e cordiale telefonata nella notte tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Lo si apprende in ambienti di governo. A chiamare è stato il presidente francese. Intanto ieri lo scontro tra Italia e Francia è finito sulle prime pagine dei siti web di tutta Europa. Roma chiede le scuse a Parigi dopo l’attacco di ieri dall’Eliseo al governo italiano sulla gestione del caso della nave dei migranti Aquarius. Il ministro degli Esteri Moavero riceve l’incaricata d’affari dell’ambasciata e chiede che la situazione sia sanata con iniziative rapide.
  • Al suo primo bilaterale italo-tedesco, Giuseppe Conte trova una certa sintonia con Angela Merkel, proprio nel momento in cui la Cancelliera ne ha estremo bisogno. Non era scontato, eppure è successo: frutto di interessi in comune. Lei cerca il sostegno italiano – come farà domani nel bilaterale con Emmanuel Macron a Berlino – per contenere il suo ministro degli Interni Horst Seehofer, autore di un duro piano di respingimenti dei profughi in arrivo in Germania. Lui, premier appena arrivato alla guida dell’inedito governo gialloverde, cerca di contenere Matteo Salvini, che ogni giorno continua a spararla grossa – oggi anche sul “censimento dei rom” – mettendo sotto stress l’alleanza con i M5s, seppure senza segni di rottura. Merkel e Conte si ritrovano insomma per lo meno sul metodo: non servono le iniziative unilaterali, bensì soluzioni europee. Non è la prima volta che un bilaterale finisce così e stavolta l’esito rischia di essere più debole che mai. Sull’immigrazione “l’Ue agisca o il rischio è la fine di Schengen”, dice il presidente del Consiglio. Lei garantisce collaborazione con l’Italia che è “uno dei paesi che accoglie e ha accolto molti migranti”. “Anche la Germania è colpita direttamente, è noto quindi l’interesse delle due parti ad approfondire questa tematica…”, aggiunge la Cancelliera.
  • Impegno in Niger confermato e convergenza totale tra Roma e Niamey sul controllo dei traffici illegali. È quanto trapela dall’incontro di oggi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica del Niger Mahamadou Issoufou, in visita a Roma per partecipare alla conferenza del Programma alimentare mondiale (Pam). Dopo i bilaterali con il presidente francese Emmanuel Macron e con la cancelliera tedesca Angela Merkel, inevitabilmente focalizzati sulla questione migratoria, il premier italiano ha affrontato oggi il primo incontro con un leader africano, particolarmente delicato per la discussa missione italiana nel Paese.
  • E’ impensabile che l’Italia, in questo momento, possa farsi carico dei cosiddetti movimenti secondari che sono negli altri Paesi europei, specie dopo che in più occasioni si è riconosciuto che il nostro Paese è quello più esposto ai flussi migratori. E’ questa, a quanto si apprende da fonti del governo, la posizione che il premier Giuseppe Conte ha espresso al presidente del Consiglio europeo nel corso del vertice di oggi a Palazzo Chigi. Per movimenti secondari di migranti di fatto si intende la circolazione di chi sbarca sulle coste europee tra i Paesi membri Ue. Secondo quanto previsto dal regolamento di Dublino, se un richiedente asilo, la cui pratica non è stata ancora espletata, abbandona il Paese di primo approdo per recarsi un altro Stato membro europeo, quest’ultimo può “ricollocarlo” nel Paese dove era sbarcato. Conte, nel corsoi dell’incontro con Tusk, si sarebbe soffermato su questo punto, sottolineando l’indisponibilità dell’Italia alla cosiddetta “seconda accoglienza”: posizione, questa, che il governo poterà anche al vertice di domenica a Bruxelles tra 8 Paesi Ue, tra i quali Germania, Francia e appunto Italia.
  • “Il nemico numero uno”. A poche ore dal vertice di Bruxelles che nelle intenzioni avrebbe dovuto aprire la strada a un accordo in vista del Consiglio Ue di fine mese, l’Italia si trova sempre più sola. Un ulteriore colpo alle speranze del governo è arrivato oggi da Parigi. “Chiediamo che non ci sia una gestione caso per caso, proporremo domani uno schema chiaro: che lo sbarco di migranti rispetti le regole e i principi umanitari di soccorso e che avvenga nel porto sicuro più vicino”. Le parole di Emmanuel Macron sono state una doccia fredda gettata a sorpresa addosso a Palazzo Chigi. Perché fanno il paio con l’accordo che l’Eliseo aveva sancito con Angela Merkel qualche giorno fa sui movimenti secondari. Un pacchetto, quello allestito dall’asse franco-tedesco, che dunque prevede il ritorno in Italia dei migranti che sono sbarcati nel Belpaese e hanno varcato la frontiera solo in un secondo momento. E che chiude le porte a soluzioni alla Aquarius: nessuna nave vedrà più aprirsi i porti del Mediterraneo se l’approdo più vicino, come succede nella gran parte dei casi, sarà italiano.
  • Un colloquio di 90 minuti per risolvere il caso della nave Lifeline. A quanto si apprende ieri il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica francese, Emmanuele Macron, si sono incontrati a Roma per parlare di migranti. L’incontro si è svolto alla Casina Valadier lunedì sera, prima della visita del capo di Stato francese al Papa. Un incontro che avrebbe sbloccato la situazione della nave che da giorni si trova in mare con 234 migranti a bordo. Questa mattina Conte ha infatti annunciato: “Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della ong Lifeline attraccherà a Malta”. Il colloquio è stato confermato nel pomeriggio dal presidente francese che lo ha definito “uno scambio proficuo e interessante su come rispondere nella maniera più efficace possibile alla questione dei flussi”. “Vi invito ad accettare un fatto nuovo e inaccettabile per molti paesi fino a ieri sera: e cioè che ci fossero riferimenti ad ‘azioni condivise’ anche nel soccorso e nel salvataggio in mare, un principio mai affermato prima. Lo abbiamo affermato nei fatti con Aquarius e Lifeline, adesso è scritto: ‘shared actions and effort’”. Conferenza stampa di Giuseppe Conte al termine del consiglio europeo. Il premier italiano si sforza di esaltare i risultati ottenuti nel documento conclusivo. Ma questa è una storia di parole e contraddizioni, visibili sia nel documento stesso che nelle dichiarazioni dei leader a fine vertice. Solo parole, come spesso succede nei consigli europei, certo. Un po’ poco per un premier che chiedeva “fatti” al suo debutto a Bruxelles.

Danilo Toninelli (6), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti.

  • Su proposta dei Ministri Savona e Toninelli, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo – predisposto in attuazione della delega legislativa contenuta nell’articolo 1 della legge di delegazione europea 2016-2017 – che provvede al recepimento della direttiva (UE) 2016/1629 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 settembre 2016, che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna. Il Consiglio dei ministri ha deliberato di esercitare, a tutela degli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, i poteri speciali, con l’imposizione di condizioni e prescrizioni, in relazione all’operazione di acquisizione delle azioni costituenti l’intero capitale sociale della Next Ingegneria dei Sistemi s.p.a. da parte della società Defence Tech Holding s.r.l. e di esercitare i poteri speciali con riferimento alla modifica della governance della società Reti Telematiche Italiane s.p.a derivante dall’assemblea degli azionisti del 27 aprile 2018, mediante l’imposizione di prescrizioni e condizioni volte a salvaguardare le attività strategiche della società nel settore delle comunicazioni.

Giovanni Tria (6), ministro dell’Economia.

  • La pressione cresce, anche se il ministro dell’Economia Giovanni Tria dice a Repubblica che non si sente sotto assedio. E’ quella che proviene dalla base del Movimento 5 Stelle e della Lega per tre provvedimenti cardine del programma del Carroccio e dei 5 Stelle, poi trasferiti nel “contratto” di governo, che sono poi i motivi per cui oltre il 30% degli italiani lo scorso 4 marzo ha dato la maggioranza relativa al partito di Di Maio. E un altro 15% abbondante ha dato il suo voto a Salvini e compagnia. Sono la flat tax, il reddito di cittadinanza e l’abolizione della riforma previdenziale Fornero. Una pressione che arriva ai banchi del governo dalla compagine parlamentare giallo-verde, che inizia a scaldarsi, a ribollire per l’impazienza, nel vedere come il governo prenda tempo su questi tre argomenti-chiave. temi che richiedono il via libera del tesoro. E che Tria (e insieme a lui Conte, i due vicepremier e la compagine ministeriale) non potranno tenere da parte ancora per troppo tempo.

Alfonso Bonafede (6), ministro della Giustizia.

  • “Un magistrato ha un bagaglio di esperienza e competenza molto importante che può decidere, dedicandosi alla politica, di mettere al servizio della collettività; ciò detto, è evidente che l’assunzione di un ruolo politico compromette irrimediabilmente la sua immagine di giudice terzo”. A dirlo è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la seduta straordinaria del plenum alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La delibera su ‘Rapporti tra politica e giurisdizione, con particolare riferimento al tema del rientro nel ruolo della magistratura di coloro i quali abbiano ricoperto incarichi di Governo ed attività politica e parlamentare’ – spiega il ministro – rappresenta certamente un punto di partenza non solo giuridico ma anche ‘culturale’ molto importante per il percorso normativo che la maggioranza intende intraprendere, finalizzato ad impedire, per legge, che un magistrato che abbia svolto incarichi politici elettivi possa tornare a svolgere il ruolo di magistrato requirente o giudicante. Ciò garantisce un maggiore consolidamento dei principi di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura”.

Luigi Di Maio (5 1/2), vice-premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

  • La risposta alle richieste dei riders e alle pretese delle piattaforme digitali è un tavolo di contrattazione. Di Maio, ha proposto infatti di avviare un dialogo tra le parti per trovare un punto di incontro. «Chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della Gig economy», ha detto il ministro. Al tavolo saranno invitati anche i sindacati confederali, ma è difficile che avallino una eventuale intesa. Il ministro ha incontrato per circa un’ora al ministero del Lavoro le piattaforme Deliveroo, JustEat, Foodora, Domino’s Pizza e Glovo, prima di correre allo Sviluppo economico per la trattativa sull’Ilva.  «Mi è stato detto che sono disponibili», ha aggiunto il ministro, precisando che «se poi il tavolo non dovesse andare bene interverremo con la norma che avevamo progettato». Dunque la parte del «decreto dignità» dedicata ai riders resta per ora congelata in attesa di capire se verrà trovato un (difficile) accordo tra i rappresentanti dei riders e le aziende.

Giulia Grillo (5 1/2), ministro della Salute.

  • Dopo le frizioni sugli immigrati le scintille sui vaccini. A sparigliare le carte è ancora lui, Matteo Salvini, che via radio prima dice che dieci vaccinazioni sono inutili se non dannosi. Poi ribadisce «l’impegno preso in campagna elettorale», ossia «che i bambini non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati». E come se non bastasse ringrazia «per il loro coraggio» i coniugi Montanari, due medici che da tempo sostengono la presenza di pericolose nanoparticelle nei vaccini, attirandosi le critiche di mezzo mondo scientifico. Ma il ministro della Salute, la pentastellata Giulia Grillo, non ci sta. «Le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica» replica prendendo le distanze e mettendo i puntini sulle “i”, mandando a dire al vicepremier leghista che quello dei vaccini «è un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute». Pronto a emanare un provvedimento che con ogni probabilità farà slittare la prossima scadenza del 10 luglio, termine entro il quale le famiglie che non lo abbiano ancora fatto dovrebbero presentare la documentazione vaccinale al momento di iscrivere i propri figli ad asilo e materna. Un primo passo verso la cancellazione dell’obbligo che per Grillo, compete, in questo caso sì, alla politica decidere. Tanto che, come ribadito nella nota ministeriale, la revisione del decreto Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie sarà al centro del dibattito parlamentare.

Giulia Bongiorno (5 1/2), ministro della Pubblica Amministrazione.

  • Blitz negli uffici, le impronte digitali per contrastare i furbetti del cartellino, leggi contro i corrotti e un passo indietro sulla riforma del Corpo forestale perché è “fallita”. Giulia Bongiorno, neo ministro della Pubblica amministrazione, affida il suo programma alle pagine del Corriere della Sera nella prima intervista dopo la nomina. L’elenco di cose da fare non vuole “distruggere” la riforma Madia, ma agire “con i bisturi per curare la disomogeneità nei servizi”. Per farlo, spiega, si partirà con “sopralluoghi a sorpresa” negli uffici, delle “ispezioni a campione con pool di esperti” ma nulla di “punitivo”. Se però dovessero emergere “inezie saremo inflessibili”, mentre di fronte ai disservizi causati da “difficoltà oggettive” il ministero “aiuterà a colmare le lacune”. Sulla guerra ai furbetti del cartellino voluta dal suo predecessore Marianna Madia, Bongiorno spiega che “l’assenteismo è un fenomeno odioso”, ma a suo avviso non basta inasprire le sanzioni: “Credo si debba anche prevenire”. Per farlo serve evitare che ci sia “strisci il tesserino per altri” e la misura più efficace è “prendere le impronte digitali” ai dipendenti pubblici: “Cosa c’è di male? A me alla Camera le hanno prese quando c’erano i “pianisti” – dice – E non sono rmasta traumatizzata”. Nessun accenno ai costi che un’operazione così imponente comporterebbe, ma di fronte alla possibilità che prevalga il diritto alla privacy risponde: “Tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo: che siano tutti al lavoro, al servizio del cittadino”.

Giancarlo Giorgetti (5 1/2), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

  • Giancarlo Giorgetti, tra gli uomini più potenti dell’esecutivo Lega/M5s, ha parlato a braccio davanti ai militanti e ha detto alcune cose soprattutto sui rapporti interni al nuovo esecutivo. «Avete visto come non tutto sia facile nel nostro compito. Abbiamo tanto arretrato e con gli alleati dobbiamo discutere tutti i giorni – ha detto Giorgetti -. Non sempre la pensiamo allo stesso modo ma avete visto, però, che molto spesso sono le nostre idee che alla fine vincono».

Enzo Moavero Milanesi (5 1/2), ministro degli Esteri.

  • Alla Luiss, Enzo Moavero Milanesi fa gli scatoloni. Il professore di diritto europeo, 63 anni, libera l’ufficio perché da ministro degli Esteri non avrà tempo di fare altro. Meno ancora in questi giorni di emergenze sui migranti. Matteo Salvini ha chiuso i porti a altre due navi. Spinge gli altri Paesi ad aprirsi, o alla lunga rischiamo chiusure verso l’Italia? «La questione dei migranti è la più calda in Europa. È sempre più sentita dall’opinione pubblica e su di essa l’Unione Europea è rimasta latitante per troppi anni. Attraverso continui rinvii, discussioni e dichiarazioni, non ha mai affrontato davvero questo evento epocale».

Alberto Bonisoli (5), ministro dei Beni Culturali.

  • La frase che ha fatto insorgere il Partito Democratico è questa. “La 18 App? Vale 200 milioni. Meglio far venire la fame di cultura ai giovani, facendoli rinunciare a un paio di scarpe”. A pronunciarla qualche giorno fa è stato il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che ha così preannunciato l’intenzione di eliminare il bonus da 500 euro per i 18enni. Di questi tempi, con l’esigenza di reperire risorse un po’ ovunque, è un taglio che il Mibact accetterà. Il ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, fa chiarezza sul futuro della 18App, ovvero il Bonus Cultura da 500 euro per i giovani (200 milioni di euro l’anno), strumento da lui aspramente criticato nella recente intervista al Corriere della Sera. Il Bonus resta ma una commissione individuerà quei punti che, per il neoministro, sono molto deboli. Ha spiegato ieri Bonisoli: «I fondi per il 2018 e per il 2019 ci sono, verranno riattivati e verranno erogati ai nati nel 2000 e nel 2001. Nel farlo, abbiamo pensato di introdurre in modo graduale alcuni correttivi, per rimediare agli errori fatti in passato e preparare un programma strutturale per la promozione del consumo culturale, che assocerà progetti di diffusione culturale nelle scuole con incentivi agli acquisti di prodotti e servizi culturali, a partire dal 2020». Quali correttivi e quando? «Lo chiederemo a una commissione di esperti che si metterà subito al lavoro, per individuare i punti deboli del sistema partendo dall’analisi di come i fondi sono stati utilizzati».

Gian Marco Centinaio (5), ministro dell’Agricoltura e turismo.

  • Un Gian Marco Centinaio come non l’abbiamo mai sentito. Il neo ministro delle Politiche Agricole si confessa al programma di Radio Rai Un Giorno da Pecora: “Quando ho iniziato a covare il sogno di diventare ministro? Quando avevo 5 anni. Anzi, quando ero piccolo sognavo di fare il Presidente della Repubblica, anche se non ci riuscirò mai”.

Sergio Costa (5), ministro dell’Ambiente.

  • Quello di Sergio Costa è stato il primo nome fatto trapelare da Luigi Di Maio in merito alla squadra di governo del Movimento 5 Stelle presentata prima delle elezioni politiche. Dopo le lunghe trattative, con la nascita del governo Lega-5 Stelle Sergio Costa è stato confermato come ministro dell’Ambiente. Vediamo allora la biografia di questo generale dei Carabinieri per capire perché anche il premier Giuseppe Conte abbia deciso di puntare proprio su di lui per un dicastero così delicato nel nostro paese.  Oltre che per le indagini sulla Terra dei Fuochi, la figura del generale Costa è tornata alla ribalta dopo l’anticipazione da parte di Luigi Di Maio sulla composizione del possibile governo del Movimento 5 Stelle. Ospite della trasmissione In ½ Ora di Lucia Annunziata, è stato il candidato premier pentastellato in persona a fare il nome di Sergio Costa come ministro dell’Ambiente in un ipotetico esecutivo pentastellato. Con la nascita del governo targato Movimento 5 Stelle-Lega, Sergio Costa è stato indicato anche dal nuovo premier Giuseppe Conte come ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Marco Bussetti (5), ministro dell’Istruzione.

  • La scelta di una figura tecnica per la guida del MIUR suggerisce un mandato limitato alla revisione de La Buona Scuola. Ma nasconde due grandi pericoli: che si amplifichino le tendenze regionaliste e che si mettano a rischio le risorse dedicate all’istruzione. La scuola è uno dei grandi assenti nel rivoluzionario piano giallo-verde. Due sono i segnali più rilevanti in questo senso: la pochezza del capitolo Scuola nel Contratto di governo, e la completa assenza della stessa parola “scuola” (e della parola “cultura”) dal primo discorso ufficiale del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in quel di Palazzo Madama. Secondo alcuni ci sarebbe in realtà anche un terzo segnale concorde: la nomina a ministro di Marco Bussetti, di simpatie leghiste e in precedenza a capo dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano. Il nome di Bussetti è stata una delle novità (passata in secondo piano) dei funesti giorni della trattativa. In precedenza, infatti, la casella era stata attribuita al nome già proposto dal M5S, Salvatore Giuliano, dirigente scolastico di Brindisi con fama di grande innovatore. Tuttavia rimangono notevoli similitudini con il preside pugliese, sebbene il neo ministro sia stato subito inquadrato come un burocrate col compito dell’ordinaria amministrazione (e dello smantellamento de La Buona Scuola). Entrambi, ad esempio, hanno in passato espresso opinioni costruttive e anche positive sulla riforma di Renzi. Ed entrambi sono pressoché sconosciuti sul piano politico nazionale, così come pressoché ignote ai più sono la loro idea complessiva di scuola e, soprattutto, la loro capacità di governo. Insomma: che fosse Bussetti o Giuliano, per molti era scritto che la scuola non sarebbe stata uno dei protagonisti della XVIII legislatura. Per alcuni osservatori questa è un’ottima notizia: lasceremo la scuola al riparo dalla furia riformatrice giallo-verde, dandole finalmente modo di assestarsi e raggiungere un equilibrio. Eppure, a ben vedere, ci sono due motivi fondamentali per non dormire sonni tranquilli: le spinte regionaliste della Lega e i possibili attacchi alle risorse per la scuola.

Erika Stefani (5), ministro degli Affari regionali e Autonomie

  • Erika Stefani dichiara subito il suo obiettivo: “Confermo che l’autonomia sarà il primo dei miei obiettivi. Sono investita di un grande carico di responsabilità. Quando si arriva ad avere questo incarico bisogna assumerlo con il massimo dell’impegno anche perché è un percorso non così semplice come può apparire. So che avrò tanto lavoro e mi impegnerò subito, ventre a terra, perché l’autonomia è stata sostenuta con un referendum dai Veneti e il mio obiettivo è quello che non venga tradita la volontà dei cittadini. Ora ho bisogno di un po’ di tempo per prendere mano con la carica che ricopro, perché ho prestato giuramento poco fa… E’ impossibile stabilire ora una tempistica -ci dice- perché una legge sull’autonomia deve passare in commissione, in Parlamento, essere votata, analizzata, emendata e riproposta ai due rami del Parlamento”

Lorenzo Fontana (4), ministro della Famiglia e della Disabilità

  • “Abbiamo affermato cose che pensavamo fossero normali, quasi scontate: che un Paese per crescere ha bisogno di fare figli, che la mamma si chiama mamma (e non genitore 1), che il papà si chiama papà (e non genitore 2) […]. La reazione di certi ambienti che fanno del relativismo la loro bandiera è stata violentissima”. Lo scrive, in una lettera pubblicata sul Tempo, il neoministro della Famiglia Lorenzo Fontana.

Barbara Lezzi (4), ministro del Sud

  • Famigerato, spaventoso, sparito da un quarto di secolo, il ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno ritorna nel “governo del cambiamento”. Ma poiché i grillini con l’italiano hanno scarsa confidenza, il nome è stato potato con l’accetta e reso ancor più minaccioso: ministero per il Sud. Sintetico, monolitico, inquietante quasi quanto la mai compianta Cassa del Mezzogiorno, epicentro di finanziamenti a fondo perduto e sprechi indecifrabili. Coi pentastellati, insomma, torna il vecchio baraccone democristiano. Senza però che dell’arte politica dei diccì vi sia traccia. Oggi, al ministero per il Sud, ci plana la grillina Barbara Lezzi (il cui unico merito storico è quello di aver triturato Massimo D’Alema il 4 marzo nel collegio uninominale di Gallipoli-Nardò). Salentina, classe ’72, un diploma e nessuna laurea, ex impiegata, non è certo senza macchia. La prima, parentopoli: come ogni maneggione, nel 2013 nominò la figlia del compagno come portaborse. La seconda, rimborsopoli: come diversi furbetti, si “dimenticò” di auto-mutilarsi la diaria e di versare circa 3.500 euro dello stipendio da parlamentare al fondo creato dal M5s per finanziare piccole e medie imprese. Ma fu perdonata, in entrambi i casi, perché i grillini sono tutti d’un pezzo, ma soltanto a parole. Per Rimborsopoli se la cavò con una multa, niente epurazione.

Elisabetta Trenta (4), ministro della Difesa.

  • Qualche giorno fa si era levato un polverone perché la ministra della Difesa Elisabetta Trenta aveva confermato in un’intervista che l’Italia avrebbe rispettato gli impegni presi sul programma di acquisto degli F-35. Questo significa che anche il governo del cambiamento, nel quale il MoVimento 5 Stelle ha in passato ribadito più volte che gli F-35 erano uno spreco di risorse e di soldi pubblici, avrebbe continuato gli acquisti fino al completamento del programma che prevede che l’Italia si doti di una flotta di 90 caccia F-35. Trenta ha chiarito il senso delle sue parole. La ministra ha detto che «sicuramente non compreremo nessun altro F-35», una dichiarazione ambigua che qualcuno potrebbe fraintendere. Questo non significa che l’Italia non acquisterà altri F35 rispetto ai 26 (18 consegnati + 8 ordinati a fine aprile dalla Pinotti) che già sono già stati acquistati. Il punto del contendere infatti è – e lo era anche quando nel 2015 Sibilia accusò la ministra del governo Renzi di “alto tradimento” – è il rispetto degli impegni presi all’interno del programma F35.

Matteo Salvini (3 1/2), vice-premier e ministro degli Interni. 

  • “Quell’accusa pesantissima, pronunciata peraltro nel giorno di una tragedia in mare dove sono morte decine di persone, tra cui donne e bambini, sono una ferita che non sarà facile ricucire”. Le parole di un’autorevole fonte governativa a Tunisi, danno conto di come le autorità tunisine abbiano registrato le affermazioni del neo ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il governo di Tunisi ha convocato l’ambasciatore italiano per chiedere spiegazioni esprimendo stupore, appunto. Le dichiarazioni di Matteo Salvini – si legge nella nota – “non riflettono la cooperazione tra i due paesi nel campo della gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani per affrontare questo fenomeno”.
  • Dopo le tensioni con la Tunisia, il ministro dell’Interno Matteo Salvini se la prende con Malta. Il botta e risposta inizia con Salvini che accusa Malta di “dire sempre di no a qualsiasi richiesta di intervento” per salvare i migranti. Segue la risposta di La Valletta, che bolla come false le accuse del neoministro italiano. Il quale contrattacca: “Gli amici maltesi ci dicano quante navi hanno attraccato nei loro porti nel 2018”. “Il buon Dio ha messo Malta più vicina della Sicilia e non può sempre rispondere di no a qualsiasi richiesta di intervento” per l’attracco di navi che salvano migranti nel Mediterraneo, ha detto Salvini in una conferenza stampa in prefettura, a Como, dove ha incontrato due autisti di autobus che hanno subito un’aggressione per la quale sono stati arrestati quattro cittadini stranieri. “Non ho intenzione di passare l’estate in emergenza altrimenti avremo modo di porre problemi all’attenzione dell’Italia e l’Europa”, ha aggiunto.
  • Il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha annunciato che la Spagna permetterà alla nave Aquarius con oltre 600 migranti a bordo di attraccareValencia. Lo ha fatto sapere la Moncloa. Dopo nove giorni in mare toccano finalmente terra i 629 migranti che da sabato scorso erano a bordo della nave Aquarius. Il primo gruppo di loro, 274 persone, è entrato nel porto di Valencia a bordo di nave Dattilo della Guardia Costiera italiana. Una volta sbarcati i migranti, entrerà nel porto nave Aquarius che ha a bordo 106 persone, mentre per ultima entrerà Nave Orione della Marina militare italiana con 249 migranti.
  • “Al ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Roberto Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, leader della Lega. Salvini ha parlato di “una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono”, ossia “rifacendo quello che fu definito il censimento”. “Facciamo un’anagrafe, nessuna schedatura”, ha poi precisato il titolare del Viminale. Ma la retromarcia non ha impedito il divampare delle polemiche e uno scontro nel governo fra i due vicepremier. Luigi Di Maio è infatti intervenuto per stoppare il leader leghista. “Mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di schedatura e censimento degli immigrati – ha detto il ministro del Lavoro – perchè se una cosa è incostituzionale non si può fare”.
  • Sulla scorta a Roberto Saviano “saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini intervenendo ad Agorà su Rai Tre. Sulla questione ius soli posta da Saviano, Salvini ha detto: “Siamo il Paese europeo che sta dando più cittadinanze in assoluto, ma Saviano lo ignora. Allargare ulteriormente la concessione di cittadinanze sarebbe il caos”. “Vivere sotto scorta è una tragedia e l’Italia è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti e pericolose del mondo. Eppure, nonostante questo, invece di liberare dai rischi i giornalisti sotto protezione, Matteo Salvini, ministro degli Interni, li minaccia”. Queste le parole di Roberto Saviano che risponde, in un lungo post sulla sua pagina Facebook, alla minaccia del ministro dell’Interno Matteo Salvini di togliergli la scorta. È dal 2006 che lo scrittore vive sotto scorta, da quando ricevette le minacce di morte da parte dei clan camorristici di Casal di Principe.
  • “I soldi che dicono che abbiamo sottratto? Non ci sono quei 50 milioni, Repubblica sta cercando quei soldi in Svizzera, in Lussemburgo… Fate inchieste su cose vere, non perdete il vostro tempo”. Lo dice Matteo Salvini, intervistato da Radio Capital, sui soldi che la magistratura di Genova sta cercando. “Quei soldi non ci sono – sottolinea Salvini – sono stati spesi in dieci anni”. Dagli atti del processo di Genova – ricorda Repubblica – risulta che quell’ammontare era nelle casse della Lega quando Umberto Bossi fu scalzato e sostituito da Roberto Maroni e poi da Salvini: Si tratta di una cifra che, secondo i magistrati genovesi, il Carroccio deve restituire dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxi truffa sui rimborsi elettorali dal 2008 al 2010.  “Ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord – su conti bancari, libretti, depositi – deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro. È quanto scritto nelle motivazioni della sentenza di Cassazione che accoglie il ricorso del pm di Genova contro la Lega. Al partito di Matteo Salvini sono stati bloccati fino a oggi 1 milione e mezzo di euro.

Paolo Savona (3), ministro degli Affari Europei

  • Il presidente della Repubblica, dunque, non ha ceduto all’imposizione di Paolo Savona al dicastero dell’Economia. L’obiettivo era sciogliere il nodo politico sul ministero dell’Economia che i due leader volevano affidare al professor Savona. Paolo Savona in mattinata aveva provato a sbloccare l’impasse sul suo nome. In un comunicato aveva detto: “Le mie posizioni sono note. Voglio un’Europa diversa, più forte ma più equa”. Un tentativo di smontare le accuse di antieuropeismo, legate alle sue prese di posizione critiche sull’euro e sul ruolo della Germania, fonte di preoccupazione al Quirinale. Savona parla di “polemiche scomposte” maturate nelle ultime ore. E fa riferimento al contratto di governo tra Lega e M5S. Con la richiesta all’Unione Europea di una “piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo”. Insomma, ancoraggio ai trattati europei. Poi auspica l’attribuzione “al Parlamento europeo di poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale”. Propone di “creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica”. Sempre facendo riferimento al contratto, parla di un impegno a ridurre debito pubblico e deficit “non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità”, bensì “attraverso il tramite della crescita del Pil”.

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