Europa

Non è bastato il referendum, gli inglesi continuano a dividersi sulla Brexit

Regno Unito, Corte Supema conferma l'Alta Corte su Brexit: dovrà esssere votata da Parlamento

Regno Unito, Corte Supema conferma l’Alta Corte su Brexit: dovrà esssere votata da Parlamento

Le due piazze della Brexit distano pochi metri, ma parlano due lingue completamente diverse. I maxi schermi che sono stati allestiti nella piazza degli europeisti, a due passi dal Parlamento, proiettano i volti placidi e distesi dei paladini della soft Brexit, che salgono sul palco e chiedono a gran voce di avere un secondo referendum dopo l’accordo con la Ue. Gli oratori non vengono tutti dalla stessa parrocchia, anzi. C’e Anna Soubry, deputato conservatore, che mercoledì scorso ha votato, contro le indicazioni del suo stesso partito, a favore di un emendamento che avrebbe lasciato il verdetto della Brexit nelle mani del Parlamento. Prima di lei, era salito sul palco David Lammy, storico volto di punta del Partito Laburista, già ministro nel governo Brown, che ha inveito contro il suo stesso leader: “Jeremy Corbyn, riesci a sentirmi?”.

Tra il popolo della soft-Brexit, le bandiere britanniche dell’Union Jack si mischiano con gli stendardi dell’Unione Europea, e occasionalmente spuntano fuori i colori degli altri stati membri: Francia, Germania, Polonia, Spagna. Gli studenti cantano, e sollevano bandiere e striscioni: “Usciamo dalla Brexit” oppure, “Avremmo un accordo, e sarà un pessimo accordo”. Ma la piazza europeista non è fatta di soli giovani, anzi. Ci sono tanti nonni con i nipoti sulle spalle, e con un entusiasmo da ragazzini: il cappellino con le 28 stelle, e il volto dipinto con i colori dell’Ue.

La piazza della hard Brexit, vicinissima ma difficile da raggiungere per via dei cordoni della polizia che tracciano un confine tra i due “popoli”, si auto- definisce “una marcia per la libertà”. È proprio questa la parola più pronunciata dai dimostranti: libertà da Bruxelles, libertà dai burocrati, libertà dalla Germania. “Abbiamo vinto due guerre ma siamo sempre schiavi della Germania”, grida un manifestante. Alle sue spalle, quattro giovani reggono una bandiera dell’Unione Europea con una falce e martello. Perché? “L’Unione Europea è la nuova Unione Sovietica, non ci consente di scegliere chi ci governa”.

Nella marcia degli hard Brexiteers non c’e un momento di silenzio: è un canto continuo, come fosse il corteo di una squadra di calcio. Non a caso, uno dei gruppi organizzatori della manifestazione è la Football Lads Alliance, un gruppo vicino all’estrema destra, nato nelle curve degli stadi, ma con degli obiettivi squisitamente politici. I sostenitori della hard Brexit sfoggiano abbigliamento tipicamente British: alcuni approfittano della giornata di sole per andare in giro a petto nudo, altri indossano una giacca di tweed con una camicia a quadretti.

Ma l’inno inglese God Save the Queen, e il canto patriottico “Britannia”, che vengono cantati a squarciagola dai manifestanti lacrimanti, non sono l’unico modo per sbandierare l’orgoglio British, anzi. C’è anche chi ha allestito degli stand sui lati del marciapiede per vendere qualche souvenir con un richiamo alla madre patria: il volto della regina, le cabine telefoniche che ormai non ci sono più, e il sorriso di Churchill che fuma il sigaro, a cui è stata dedicata una grande statua alle loro spalle.

Gli ultras della hard Brexit intonano qualche coro di tributo a Tommy Robinson, storico leader dell’estrema destra britannica, da poco in carcere dopo una contorta vicenda legale che è diventata un cavallo di battaglia dell’ultradestra. Ma nel popolo della hard Brexit, non c’e solo l’estrema destra. Un manifestante racconta: “Io sono un figlio della working class, ma da 15 anni voto UKIP. I laburisti hanno smesso di rappresentarci, Jeremy Corbyn è un radical chic”.

Le due piazza parlano lingue diverse ma, sotto sotto, hanno gli stessi nemici. La piazza anti-Brexit insulta Theresa May per essersi piegata davanti agli “interessi dei burocrati europei e delle multinazionali di Soros”. La “piazza azzurra”, invece, gli chiede di convocare un secondo referendum sull’eventuale accordo con la Ue: “Bisogna rispettare la volontà popolare”. Quale volontà popolare? Per gli ultras della hard Brexit la volontà del popolo è quella di uscire subito, senza compromessi: “Il referendum ci è già stato e lo abbiamo vinto noi”. Invece, l’altra sponda dice che nel frattempo, da quel fatidico 23 Giugno di due anni fa, è cambiato tutto: “Le promesse non sono state mantenute, adesso facciamo decidere il popolo”. Theresa May, che da un anno si sbatte da Londra a Bruxelles in cerca di un “buon accordo”, è schiacciata da queste due piazze che non si parlano, e che esprimono degli umori opposti e inconciliabili. Poi verso sera vengono pronunciati gli ultimi gridi di battaglia, cala il sole, e anche i paladini della hard Brexit arrotolano gli striscioni e si coprono con una maglietta, prima di incamminarsi verso casa. Ognuno per la propria strada.

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