Governo

Governo Conte, fiducia anche alla Camera

Fiducia al governo Conte

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

L’unica sorpresa nel giorno in cui il governo di Giuseppe Conte incassa la fiducia anche alla Camera (350 favorevoli, 236 contrari e 35 astenuti) è il sì di Vittorio Sgarbi: “Dove c’è il disordine io prospero” ride il critico d’arte deputato di Forza Italia mentre definisce Conte “il vicepresidente di due vicepresidenti”, Di Maio “a un prossimo Alfano” e Salvini il vero premier che “ha avuto l’incarico da Berlusconi”. Insieme a Sgarbi votano a favore dell’esecutivo, come previsto, M5sLega e il gruppuscolo del Maie, il Movimento degli italiani all’estero, che però è in maggioranza composto da eletti M5s poi espulsi per varie vicende giudiziarie e non. Ma l’ultimo battesimo della nuova maggioranza è avvenuto nel giorno in cui si è consumato il primo confronto duro tra il governo e le opposizioni, di sinistra e di destra. Da una parte Graziano Delrio, capogruppo del Pd, ha attaccato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte accusato di aver elencato dei punti programmatici che in realtà sono già legge da anni: “Prima studi – ha detto rivolto al capo del governo abbia l’umiltà di studiare: non venga qui a fare lezioni. Non è qui per concederci il privilegio di vederla osservare la Costituzione. Lei ha il dovere di rispettarla. E se vuole rispettare davvero la Costituzione, prenda quel programma che ha sul tavolo e lo riscriva, prenda la lista dei ministri e lo riscriva”. Dall’altra Mariastella Gelmini, che guida i deputati di Forza Italia, che ha elencato gli ingredienti del programma gialloverde: “Populismo, pauperismo, giustizialismo”. “Il tempo della campagna elettorale e della contestazione al palazzo è finito, ora il Palazzo siete voi” ha aggiunto la Gelmini facendo risuonare una frase che assomiglia tanto a quella pronunciata ieri al Senato dall’ex presidente Matteo Renzi.

A Montecitorio Conte ha usato la replica per provare a rispondere alle critiche e ai rilievi arrivati in Aula. Una lunga precisione – lunga come il discorso programmatico pronunciato al Senato – in cui afferma: “Non ci chiedete gli articolati normativi. Abbiamo appena giurato, stiamo costituendo gli uffici”. Ma, assicura, “lavoreremo da subito per dare un seguito alle anticipazioni contenute nel contratto di governo e alle dichiarazioni che ho qui depositato”. Una novità è che Conte rassicura che il governo non vuole “stravolgere” quello che è stato fatto finora dai governi del centrosinistra e lo ha detto per la Buona Scuola (che è solo “da correggere”), per l’immigrazione (“vedo in Aula il ministro Minniti che ha ricevuto apprezzamenti dalle forze politiche della maggioranza”), per la lotta alla mafia (sulla legge sui beni confiscati “nessuno si permette di disconoscere quanto fatto sin qui”)

E’ sulla giustizia che si accende una prima miccia. “In un sistema di giustizia come il nostro – dice – che non sempre offre di sé una grandissima prova, credo sia sbagliato arroccarsi in posizioni” che dividono in modo secondo lui “manicheo” tra giustizialisti e garantisti, anche perché la giustizia italiana, sottolinea, “è diventata censitaria”, perché solo chi “ha i soldi riesce a difendere bene le proprie ragioni”. “Questo esecutivo – prosegue – è consapevole che esistono principi costituzionali: riscriveremo tutte le nostre iniziative nel rispetto dell’architettura costituzionale”. Un passaggio che ha ricevuto un applauso in piedi della maggioranza in Aula.

Dai banchi del Pd si levano comunque sbuffi e grida che interrompono il presidente del Consiglio in più di un’occasione, fino a quando Conte non “scivola” sul conflitto di interessi rivolgendosi a “voi che protestate” perché “queste interruzioni dimostrano che ciascuno ha il piccolo conflitto d’interesse da risolvere”. Un equivoco, forse no: è comunque una frase che suscita la reazione energica di democratici e forzisti. Tra i più scatenati ci sono Enrico Borghi ed Emanuele Fiano che si ritrovano a battibeccare con il presidente della Camera Roberto Fico. “Sono stato frainteso – si scusa il capo del governo – non sto accusando nessuno, ma dico che è negli interstizi della società a qualsiasi livello”. Insiste con il rassicurare sul fatto che “questo esecutivo oltre al contratto di governo ha presente la Costituzione”. E dunque nessun pericolo, “iscriveremo tutte le nostre iniziative sotto la lettura costituzionale, che è anche la Carta europea dei diritti fondamentali, il sistema della Corte europea dei diritti dell’uomo, un’architettura sovranazionale e internazionale in cui siamo comodamente collocati e ci stiamo confortevolmente” e anche su un tema delicato come la legittima difesa “lavoreremo nell’ambito della Costituzione e sottoporremo al Parlamento quella che sarà la nostra proposta di intervento”. Per Luigi Di Maio, che si sofferma in sala stampa a Montecitorio, “con il voto di oggi parte il governo del cambiamento, parte la Terza Repubblica, come avevamo promesso ai cittadini. Sarà un governo al lavoro per creare lavoro, grazie all’aiuto alle imprese, ai pensionati minimi, grazie all’aiuto a chi cerca lavoro, soprattutto i giovani”. Salvini, invece, ha già lasciato la Camera da ore, appena Conte ha preso la parola. Ha preferito un comizio a Brindisi per le Comunali.

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