Governo

Rinasce il ministero per il Sud

Barbara Lezzi

Barbara Lezzi

Famigerato, spaventoso, sparito da un quarto di secolo, il ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno ritorna nel “governo del cambiamento”. Ma poiché i grillini con l’italiano hanno scarsa confidenza, il nome è stato potato con l’accetta e reso ancor più minaccioso: ministero per il Sud. Sintetico, monolitico, inquietante quasi quanto la mai compianta Cassa del Mezzogiorno, epicentro di finanziamenti a fondo perduto e sprechi indecifrabili.

Coi pentastellati, insomma, torna il vecchio baraccone democristiano. Senza però che dell’arte politica dei diccì vi sia traccia. Tra la fine degli anni ’70 e il 1993, quel ministero fu guidato da De Mita, Remo Gaspari e Beniamino Andreatta, giusto per fare tre nomi che si possono criticare quanto volete ma che la politica potrebbero insegnarla. Oggi, al ministero per il Sud, ci plana la grillina Barbara Lezzi (il cui unico merito storico è quello di aver triturato Massimo D’Alema il 4 marzo nel collegio uninominale di Gallipoli-Nardò). Salentina, classe ’72, un diploma e nessuna laurea, ex impiegata, non è certo senza macchia. La prima, parentopoli: come ogni maneggione, nel 2013 nominò la figlia del compagno come portaborse. La seconda, rimborsopoli: come diversi furbetti, si “dimenticò” di auto-mutilarsi la diaria e di versare circa 3.500 euro dello stipendio da parlamentare al fondo creato dal M5s per finanziare piccole e medie imprese. Ma fu perdonata, in entrambi i casi, perché i grillini sono tutti d’un pezzo, ma soltanto a parole. Per Rimborsopoli se la cavò con una multa, niente epurazione.

E dunque eccola, lei che sin da subito si è ritagliata l’aura dell’economista grillina (rappresentò il M5s all’ultimo Forum Ambrosetti di Cernobbio), paracadutata al ministero per il Sud. Laddove fa caldo. Molto caldo. Già, perché il vero cruccio della Lezzi – l’economista grillina, ribadiamolo – è proprio l’afa. Indimenticabile, infatti, la teoria che snocciolò nell’agosto 2017. Il Pil cresceva dello 0,4% e Matteo Renzi, già ex premier, se ne rallegrò sui social. «Una cosa davvero insopportabile e stucchevole. È il caso di gioire?», tuonò la Lezzi. «È vero, c’è stato un aumento del Pil ma bisogna approfondire». Il risultato di tale approfondimento? «Il Pil cresce perché fa caldo», affermò provocando il calare di un palpabile gelo. Sono «i consumi per i climatizzatori, per la grande distribuzione, per la catena del freddo e anche per le macchine in cui abbiamo acceso i climatizzatori che hanno fatto esplodere la produzione industriale».

E per dar manforte alla bislacca teoria, aggiunse: «Immaginate che i termostati che conservano i latticini, ma anche altri generi alimentari che vanno in fresco, ti impongono una certa temperatura e quindi fanno andare i compressori a mille…e quindi consumiamo più petrolio. Tant’è che anche l’Unione petrolieri ha riscontrato proprio in giugno un aumento esponenziale dei combustibili». Tutto torna, tutto così semplice nello psichedelico mondo grillino. Per onor di cronaca, si ricorda che l’intemerata sul caldo della Lezzi ottenne un risultato strepitoso, ovvero l’unica battuta – per quanto semplice – davvero riuscita della piddina Alessia Morani: «Non so se è un colpo di calore ma questa donna va aiutata», punse su Twitter. Che necessiti di aiuto o no, al ministro Barbara Lezzi ora spetta l’ingrato compito di rilanciare il Meridione. Missione impossibile.

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